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Il vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno, mons. Gianpiero Palmieri, in occasione della Pasqua ha indirizzato un messaggio ai fedeli.

Pasqua 2023, messaggio del Vescovo

Carissimi,

siamo nella Settimana Santa, che nella nostra Diocesi è celebrata ovunque con una ricchezza straordinaria di riti, di eventi, di simboli. Da vivere non solo nelle chiese, ma nelle case, nelle strade, nelle piazze. Pensiamo alla Rappresentazione della Passione di Pagliare, o alla processione del Cristo morto di Offida o di Monsampolo. La fede dei cristiani delle generazioni che ci hanno preceduto si è espressa in questi riti e da essi è stata nutrita e custodita.

A vedere tutte queste manifestazioni pubbliche, si ha l’impressione che la Pasqua “faccia fatica” ad essere contenuta tra le mura delle nostre bellissime chiese. Al contrario, è come se una forza incontenibile, un dinamismo di amore, sprigionasse dal corpo del Crocifisso e dilagasse ovunque. Anche se si porta per le strade un’immagine del Signore disteso sulla Croce o sulla bara, tutti coloro che partecipano sanno che in quel corpo è contenuta una forza di resurrezione e di speranza per tutti. Lo ha intuito misteriosamente quella giovane donna non credente che anni fa, dopo essere stata devastata dalla morte del compagno e del figlio, mi venne a trovare la mattina del venerdì santo con una richiesta pressante: “questa sera, alla via crucis, tu devi portare la statua del Crocifisso che è in Chiesa”. “Ma non è possibile”, le dico, “è troppo grande e pesante!”  “Lo devi fare, perché lì, in quel corpo, ci sono mio figlio e il mio compagno!”

Le celebrazioni della Settimana Santa non sono affatto riti vuoti o superstiziosi.

Alludono all’evento misterioso avvenuto nella notte del Sabato Santo nella tomba di un giardino di Gerusalemme. Si tratta di un fatto non descritto da nessuno, mai visto da nessuno. La liturgia romana ci dice, nel canto solenne che precede le funzioni della notte di Pasqua: “O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dai morti”. In quella notte lo Spirito Santo è sceso con tutta la sua potenza divina sul cadavere di Gesù e lo ha reso “spirito vivificante” (lettera di san Paolo ai Romani 1,4).  È stato come uno scoppio di luce e di gioia, di vita e di speranza.

Là dove c’era un corpo morto e una tomba senza speranza è iniziata un’illuminazione del mondo che dura fino ad oggi.

Lo Spirito ha dato a Gesù la capacità di trovarsi presente ovunque, in qualunque luogo e tempo della storia: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28). Ed è questo che noi sperimentiamo, credenti e non credenti, per il solo fatto di essere uomini e in quanto tali esposti alla luce del Risorto: anche in mezzo alle situazioni più dure, i dolori e ai lutti della vita, agli orrori dei violenti e alle deprivazioni della miseria, lo Spirito del Risorto ci fa rialzare in piedi e ci spinge a lottare e ad amare. Egli è vivo al nostro fianco: i cristiani lo vedono, lo sentono, lo riconoscono ogni volta nello spezzare del pane.

Scriveva padre Davide Maria Turoldo a proposito della Chiesa nata dal Risorto:

“Io voglio sapere

se Cristo è veramente risorto,

se la Chiesa ha mai creduto

che sia veramente risorto.

Io voglio sapere

perché allora è una potenza “mondana”,

e perché non va per le strade

come una follia di sole

a dire: Cristo è nato! Cristo è risorto!

Mia chiesa amata e infedele,

mia amarezza di ogni domenica,

chiesa che vorrei impazzita di gioia”.

Buona Pasqua a tutti!

+ Gianpiero

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