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In occasione delle elezioni amministrative di giugno 2024 il Vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno, Mons. Gianpiero Palmieri, ha inviato una articolata lettera ai fedeli. Lettera che riportiamo, integralmente, ma divisa in più parti.

Elezioni amministrative 2024: lettera di Mons. Gianpiero Palmieri

“Carissimi,

alle porte delle elezioni amministrative di alcuni Comuni del nostro territorio diocesano, sento il bisogno di condividere con voi e con tutti alcune riflessioni, già in parte anticipate nella tradizionale conferenza stampa di fine gennaio, in occasione della festa del Patrono degli operatori della comunicazione sociale, san Francesco di Sales.

Una delle domande dei giornalisti mi chiedeva di esprimere un parere sulla campagna elettorale in corso. Ho così colto l’occasione per anticipare alcune delle considerazioni che in questa lettera voglio proporre a tutti sul significato della partecipazione dei cristiani alla vita politica del Paese.

Provo una grande stima per chi con motivazioni autentiche si dedica ad amministrare la realtà pubblica.

Ne ammiro il coraggio e l’abnegazione. Non è un’impresa facile! Richiede uno sguardo ampio che coglie gli orizzonti di fondo, ma anche la pazienza e la concretezza dei piccoli passi oggi possibili.

Può ‘avventurarsi’ verso un impegno del genere solo chi possiede un robusto ‘retroterra interiore’; in realtà, per un cristiano, c’è alla base dell’impegno politico una vocazione, una chiamata di Dio. Che è sempre una chiamata a vivere con amore la propria vita e il servizio agli altri. Sì, la parola ‘amore’ non è pronunciata a caso, né è eccessiva: la usa Papa Francesco per indicare quell’atteggiamento di fondo che motiva l’impegno civile e politico di chi, con le sue concrete azioni, cerca di costruire un mondo migliore.

In realtà ‘l’amore civile e politico’ (enciclica Laudato si, nn. 228-232) ci riguarda tutti, perché ognuno di noi è chiamato a esercitarlo. E’ la passione senza campanilismi per la propria città e il proprio paese, la difesa di una vita dignitosa per tutti, il rispetto per l’ambiente in cui si è cresciuti e in cui si vive. Fu Pio XI che nel 1927 usò per primo la parola ‘carità’: “Tutti i cristiani sono obbligati ad impegnarsi politicamente. La politica è la forma più alta di carità, seconda sola alla carità religiosa verso Dio”. (L’Osservatore Romano, 23 dicembre 1927, n. 296, 3, coll. 1-4).

Mi ha colpito tanto un passaggio della “Laudato si”, in cui il Papa esprime un giudizio severo su chi sottovaluta l’importanza di quegli atteggiamenti che sono a fondamento della vita comune. E che ci riguardano tutti.

Ve lo riporto per intero:

Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà. Ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente. (Laudato si n. 229).

– fine parte prima –

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