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La storica città di Firenze torna sulle pagine di cronaca per un’inchiesta giudiziaria che ha scosso uno dei suoi pilastri culturali e simbolici: l’Opera di Santa Maria del Fiore, la Onlus che si occupa della gestione del Duomo, del Campanile di Giotto e del Battistero di San Giovanni, è al centro di un’indagine per una truffa milionaria che, secondo gli inquirenti, ha portato a sottrarre risorse per circa 30 milioni di euro attraverso un sistema di false fatturazioni, riciclaggio e autoriciclaggio. 

La vicenda è emersa nella mattinata dell’11 dicembre 2025 quando, a seguito di accertamenti avviati a marzo 2025 dalla Squadra Mobile di Brescia, la Procura ha disposto nove fermi di indiziato di delitto nei confronti di cittadini italiani e stranieri (italiani, albanesi, cinesi e nigeriani) ritenuti responsabili dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. Nel corso dell’operazione sono in corso perquisizioni anche nei confronti di numerose società ritenute coinvolte nel circuito delle false fatturazioni. 

L’entità del danno economico contestato alle persone fermate è significativa: secondo le stime investigative il giro illecito di denaro, realizzato in circa sei mesi, sarebbe ammontato a circa 30 milioni di euro, una cifra che evidenzia una complessa rete di transazioni fraudolente messe in atto per sottrarre risorse all’ente che custodisce alcuni dei monumenti più preziosi del patrimonio artistico italiano. 

Maxi truffa: L’Opera del Duomo e il patrimonio artistico sotto esame

La Opera di Santa Maria del Fiore ha origini antiche, fondata nel 1296 con il compito di sovrintendere alla costruzione e alla conservazione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, del Battistero di San Giovanni e del Campanile di Giotto. Nel corso dei secoli l’ente ha svolto un ruolo fondamentale nella tutela e non solo nella gestione degli immobili storici, oltre ad assumere, dal 1998, la natura di onlus impegnata nella promozione e nella valorizzazione culturale e artistica di tali beni. 

Il Duomo di Firenze, con la sua cupola realizzata da Filippo Brunelleschi, il Campanile progettato da Giotto e il Battistero con le sue porte in bronzo, rappresentano non solo simboli religiosi ma attrazioni internazionali, attirando milioni di visitatori ogni anno. Questa forte valenza turistica e culturale rende l’attività dell’Opera centrale per la città, ma espone allo stesso tempo l’ente alla vulnerabilità in caso di frodi che mirano a intaccarne le risorse economiche. 

Le indagini coordinate dalla Procura di Brescia si inquadrano proprio in questa prospettiva: analizzare in profondità le pratiche contabili e amministrative dell’ente per ricostruire l’entità delle operazioni illecite e risalire ai responsabili – e, secondo gli inquirenti, il sistema di false fatture, documenti di pagamento fittizi e riciclaggio sarebbe stato sistematico e ben calibrato per mascherare flussi di denaro indebitamente sottratti. 

Le fasi dell’operazione e i reati contestati

Le autorità hanno operato in diverse province italiane, tra cui Brescia, Milano, Bergamo, Lodi, Prato, Rieti e Vicenza, eseguendo i provvedimenti di fermo nei confronti delle persone indagate. Gli accertamenti, condotti per mesi, hanno evidenziato come il meccanismo fraudolento si fondasse su fatture per operazioni inesistenti – documenti fiscali che attestano prestazioni o acquisti mai avvenuti – così da giustificare trasferimenti di denaro ingiustificati.

La contestazione del reato di riciclaggio e autoriciclaggio implica che parte delle somme sottratte siano state “ripulite”, ovvero reinserite nel circuito economico legittimo tramite una serie di operazioni volte a nascondere la loro origine illecita. Queste imputazioni sono tra le più gravi nel campo finanziario, poiché collegano l’illecito di base – in questo caso la frode fiscale alla onlus – alla successiva gestione di denaro di dubbia provenienza. 

Un decimo indagato, secondo gli aggiornamenti delle forze dell’ordine, risulta al momento irreperibile mentre le perquisizioni riguardano numerose società sospettate di aver partecipato o favorito il meccanismo fraudolento. L’operazione è ancora in corso e gli aggiornamenti ufficiali dovrebbero arrivare nel corso della conferenza stampa che si terrà presso la Questura di Brescia nelle prossime ore. 

Una ferita per il patrimonio e l’opinione pubblica

Questa vicenda non rappresenta solo un caso di cronaca giudiziaria, ma solleva interrogativi più ampi sulla tutela delle risorse destinate alla conservazione di patrimoni culturali e religiosi. Firenze, città d’arte di fama mondiale, si trova a fronteggiare uno scandalo che mette in discussione la gestione economica di un’istituzione che custodisce secoli di storia e di arte.

L’Opera del Duomo è da sempre un simbolo non solo religioso ma civico: la sua opera di conservazione ha permesso a milioni di persone di ammirare il capolavoro di Brunelleschi e le opere d’arte inestimabili della Cattedrale e dei monumenti adiacenti. Una frode di queste proporzioni, con un giro d’affari stimato di decine di milioni di euro, mette in luce come anche enti prestigiosi possano essere esposti a rischi di infiltrazioni illecite e gestione opaca di risorse.

Per la città di Firenze e per chi ama il patrimonio artistico italiano la vicenda rappresenta una ferita: da un lato perché sottrae fondi che avrebbero potuto essere utilizzati per restauri, conservazione e fruizione pubblica dei monumenti, dall’altro perché solleva la necessità di un controllo più rigoroso e di procedure amministrative trasparenti per proteggere le istituzioni culturali da fenomeni criminali.

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