La parola Niscemi è tornata al centro delle cronache dopo l’ennesimo episodio di dissesto idrogeologico che ha colpito il territorio. La frana di Niscemi, registrata negli ultimi giorni, ha riacceso l’attenzione su una fragilità strutturale che in Sicilia non è mai stata davvero risolta, ma solo temporaneamente dimenticata.
Secondo i rilievi ufficiali della Protezione Civile l’area interessata presenta criticità note da tempo, aggravate da piogge intense e da una conformazione geologica particolarmente vulnerabile. La frana Niscemi oggi non è dunque un fulmine a ciel sereno, ma l’effetto visibile di un processo lento, stratificato negli anni.
Un territorio fragile tra natura e interventi umani
Niscemi sorge in una zona collinare caratterizzata da terreni argillosi, soggetti a movimenti franosi soprattutto in presenza di precipitazioni prolungate. A questo elemento naturale si somma l’azione dell’uomo, con urbanizzazioni spesso realizzate senza una pianificazione adeguata.
Frana di Niscemi, cosa è successo
Le prime segnalazioni parlano di smottamenti che hanno interessato strade comunali e aree limitrofe alle abitazioni, costringendo alcune famiglie a lasciare temporaneamente le proprie case. Il Comune di Niscemi ha attivato le procedure di emergenza, come riportato nella comunicazione ufficiale. L’evento ha riaperto una riflessione più ampia sulla gestione del territorio in Sicilia, una delle regioni con il più alto rischio idrogeologico in Italia, come certificato dall’ISPRA.
Il dato più preoccupante riguarda la ciclicità di questi eventi. Ogni frana sembra nuova, ma in realtà racconta una storia già vista, fatta di interventi tampone e di una prevenzione che fatica a diventare strutturale. La frana di Niscemi diventa così il simbolo di una questione che riguarda tutta la Sicilia, dove la bellezza del paesaggio convive con una fragilità profonda, spesso ignorata fino al momento dell’emergenza.
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