Per anni il cancro è stato raccontato come una sorte imprevedibile, una malattia che colpisce a caso e contro cui l’individuo può fare ben poco. Oggi questa narrazione non regge più. I dati scientifici parlano chiaro: circa il 40 per cento dei tumori è legato a fattori di rischio modificabili. In altre parole, una parte rilevante dei casi potrebbe essere evitata.
Questa consapevolezza, però, non sempre si traduce in azioni concrete. Anzi, spesso genera un paradosso: sapere di poter prevenire non significa necessariamente farlo. Il problema non è la mancanza di informazioni, ma la difficoltà di cambiare comportamenti radicati.
Il primo errore: normalizzare abitudini dannose
Il cancro non è un evento improvviso. È un processo lungo, che può durare decenni. Durante questo tempo, il corpo accumula micro-danni che, se non contrastati, possono trasformarsi in alterazioni cellulari irreversibili.
Il fumo resta il principale imputato. È responsabile di una quota enorme di tumori, non solo ai polmoni ma anche a bocca, gola, pancreas, vescica. Eppure continua a essere percepito come un vizio gestibile, quasi “personale”, quando in realtà rappresenta uno dei più potenti fattori cancerogeni conosciuti.
Accanto al fumo, l’alimentazione gioca un ruolo decisivo. Diete ricche di cibi industriali, zuccheri e carni lavorate favoriscono infiammazione cronica e stress ossidativo. Al contrario, un’alimentazione basata su vegetali, fibre, legumi e cereali integrali ha un effetto protettivo dimostrato. Non è questione di estremismi, ma di equilibrio.
La sedentarietà completa il quadro. Muoversi poco altera il metabolismo, il sistema ormonale e quello immunitario. L’attività fisica, anche moderata, riduce il rischio di diversi tumori e migliora la capacità dell’organismo di reagire ai danni cellulari.
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Il secondo errore: ignorare la prevenzione quando si sta bene
Il secondo grande errore è culturale. Molte persone evitano gli screening perché si sentono in salute. È un ragionamento comprensibile, ma profondamente sbagliato.
Molti tumori, nelle fasi iniziali, non danno sintomi. Aspettare segnali evidenti significa spesso arrivare tardi. Gli screening servono proprio a intercettare la malattia quando è ancora silenziosa e curabile.
Tumore al seno, al colon-retto, alla cervice uterina e alla prostata sono esempi in cui la diagnosi precoce cambia radicalmente la prognosi. Eppure l’adesione resta bassa, frenata da paura, disinformazione o semplice rimando.
Prevenzione come responsabilità collettiva
Dire che quattro tumori su dieci sono evitabili non significa colpevolizzare chi si ammala. Significa affermare che una parte del rischio è sotto il nostro controllo. La prevenzione non è una rinuncia, ma una forma di libertà: scegliere oggi per proteggere il domani.
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