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Un caso mediatico che per mesi ha occupato prime pagine e talk show televisivi trova ora un epilogo giudiziario. Dopo accuse, polemiche e dimissioni istituzionali, arriva la decisione del tribunale che ridisegna completamente il quadro della vicenda.

Sgarbi assolto per il quadro di Manetti: «Il fatto non costituisce reato»

Vittorio Sgarbi è stato assolto dal giudice dell’udienza preliminare di Reggio Emilia dall’accusa di riciclaggio legata al dipinto attribuito a Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro. La sentenza, pronunciata con rito abbreviato, stabilisce che «il fatto non costituisce reato», chiudendo – almeno in primo grado – uno dei procedimenti più discussi degli ultimi anni.

La Procura di Reggio Emilia, guidata dal procuratore Gaetano Calogero Paci, aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. Secondo l’impianto accusatorio, l’opera sarebbe stata sottratta nel 2013 dal castello di Buriasco e ricomparsa nel 2021 a Lucca come inedito del pittore senese, esposta nella mostra I pittori della luce, curata dallo stesso Sgarbi.

In origine le contestazioni comprendevano anche contraffazione e autoriciclaggio di beni culturali, ma queste accuse erano già state archiviate durante le indagini preliminari, lasciando in piedi il solo capo di imputazione per riciclaggio.

Il ruolo delle inchieste mediatiche

A far emergere pubblicamente la vicenda erano stati servizi e articoli del Il Fatto Quotidiano e della trasmissione Report, che avevano rilanciato le dichiarazioni del pittore Lino Frongia. L’artista aveva sostenuto di aver aggiunto una fiammella al dipinto su incarico del critico, circostanza che aveva contribuito ad alimentare sospetti e polemiche.

L’ondata mediatica aveva avuto anche risvolti politici: all’epoca Sgarbi ricopriva l’incarico di sottosegretario al Ministero della Cultura e la vicenda aveva portato persino a un’interrogazione parlamentare. Il critico aveva parlato di «campagna di delegittimazione» e di processo mediatico.

Le dimissioni e la depressione

Nel pieno della bufera giudiziaria e politica, Sgarbi si era dimesso dal Mic il 13 febbraio 2024. Nello stesso periodo aveva reso pubblica la propria condizione di depressione, tema che aveva suscitato un ampio dibattito sull’impatto umano delle vicende giudiziarie e mediatiche.

Ora la decisione del tribunale ribalta lo scenario accusatorio. I legali del critico hanno parlato di fiducia nella giustizia e di danni provocati dalla “gogna mediatica”. Resta il dato formale: per il giudice, le prove non configurano reato.

L’assoluzione chiude un capitolo giudiziario che aveva inciso profondamente sia sul percorso istituzionale sia sulla dimensione personale di Sgarbi. E riapre, inevitabilmente, il confronto tra giustizia penale e processo mediatico.

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