Olimpiadi Milano Cortina 2026 si chiudono con una cerimonia che fonde sport, arte e identità culturale, trasformando un monumento millenario in un palcoscenico globale e consegnando alla Francia il testimone dei Giochi invernali.
Olimpiadi Milano Cortina 2026, l’Arena di Verona spegne la fiamma nel gran finale
La 25ª edizione dei Giochi invernali si è conclusa nell’anfiteatro romano dell’Arena di Verona, per la prima volta nella storia olimpica scenario di una cerimonia di chiusura in un sito riconosciuto patrimonio dell’umanità. Oltre 1.400 atleti di 93 nazioni hanno sfilato insieme, riuniti simbolicamente in un unico abbraccio dopo due settimane di competizioni diffuse tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige.
La chiusura di Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 ha rappresentato il passaggio di consegne alla Francia, che ospiterà i Giochi invernali del 2030. Un momento solenne suggellato dalla presidente del Comitato olimpico internazionale Kirsty Coventry, che ha ringraziato l’Italia per aver condiviso «il suo meglio» con il mondo.
Dopo l’inaugurazione a San Siro, il gran finale ha riportato l’evento in un luogo simbolo della cultura europea, saldando sport e lirica in una scenografia a cielo aperto. Un primato che ha segnato l’edizione italiana: mai prima d’ora la fiamma olimpica era stata spenta in un monumento bimillenario.
Arte, musica e memoria: lo spettacolo del congedo
Lo show ideato da Alfredo Accatino ha alternato danza, musica e immagini evocative. Tra i momenti più intensi, la tromba di Paolo Fresu sulle note dell’Inno di Mameli, la danza sospesa di Roberto Bolle sopra gondole immerse in una scenografia nebbiosa, e l’omaggio all’opera lirica con personaggi iconici che hanno idealmente attraversato l’Arena.
Spazio anche al pop internazionale con Achille Lauro, Major Lazer e Gabry Ponte, in un equilibrio tra tradizione e contemporaneità. L’accensione e lo spegnimento dei bracieri, accompagnati al pianoforte da Gloria Campaner, hanno scandito il momento più atteso: la fine ufficiale dei Giochi.
Sotto i riflettori anche i portabandiera azzurri, Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, simboli di un’edizione che ha regalato all’Italia risultati sportivi senza precedenti. Un successo che, secondo il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò, rappresenta un patrimonio di “soft power” da non disperdere.
L’eredità dei Giochi e lo sguardo al 2040
Milano Cortina chiude lasciando un bilancio positivo, nonostante le critiche e le difficoltà della vigilia. L’organizzazione diffusa, inizialmente accolta con scetticismo, ha mostrato la capacità del sistema italiano di coordinare territori diversi sotto un’unica regia.
Mentre si guarda alle Paralimpiadi in programma dal 6 marzo, già si affaccia un nuovo sogno: riportare i Giochi estivi a Roma nel 2040. Se l’Arena di Verona ha rappresentato il cuore simbolico dell’addio, il futuro olimpico italiano sembra già proiettato verso nuove sfide.
La fiamma si è spenta, ma l’immagine di un’opera a cielo aperto, tra arte e sport, resta come firma conclusiva di un’edizione destinata a entrare nella memoria collettiva.









