Negli ultimi anni una parola è entrata stabilmente nel dibattito sul turismo globale: overtourism. Un termine che fino a poco tempo fa sembrava riservato agli esperti del settore e che oggi invece riguarda milioni di persone, dalle grandi città europee alle località balneari più famose del mondo.
Dalla Spagna all’Italia, passando per Portogallo, Francia, Germania, Paesi Bassi, Croazia, Giappone e Indonesia, cresce infatti un movimento sempre più visibile contro il turismo eccessivo e incontrollato.
Nel frattempo sta emergendo un modello alternativo: viaggi più lenti, destinazioni secondarie, esperienze autentiche e luoghi meno affollati. È il cosiddetto slow tourism, considerato da molti la risposta più concreta all’overtourism.
Cos’è l’overtourism
Il termine overtourism indica una situazione in cui il numero di turisti presenti in una destinazione supera la capacità del territorio di gestirli in modo sostenibile. Non riguarda solo il fastidio per le folle. Gli effetti possono essere molto più profondi:
- aumento dei prezzi delle case
- affitti brevi fuori controllo
- traffico e sovraffollamento
- pressione sui servizi pubblici
- degrado ambientale
- perdita dell’identità locale
In pratica, il turismo smette di essere una risorsa equilibrata e diventa un peso per chi vive nei luoghi più visitati.
Spagna e proteste contro il turismo di massa
La Spagna è uno dei Paesi simbolo della protesta anti overtourism.
Negli ultimi mesi diverse città e aree turistiche hanno visto manifestazioni contro il turismo di massa, soprattutto in località molto frequentate come Barcellona, le Baleari e le Canarie. I residenti denunciano: affitti insostenibili, centri storici trasformati, rumore continuo e perdita della qualità della vita. Ma la Spagna non è sola.
Italia, Francia, Olanda e Giappone affrontano lo stesso problema
Anche l’Italia vive il fenomeno in città come Venezia, Firenze, Roma e alcune località costiere. In molte aree il numero di visitatori supera ampiamente quello dei residenti durante l’alta stagione.
Situazioni simili emergono nei:
- Paesi Bassi con Amsterdam
- Francia con Parigi e zone costiere
- Croazia con Dubrovnik
- Giappone con Kyoto e Tokyo
- Indonesia con Bali
Perché il turismo è cambiato dopo la pandemia
Dopo il Covid il turismo internazionale è esploso rapidamente, ma con nuove dinamiche:
- voli low cost sempre più diffusi
- social network che concentrano i flussi sugli stessi luoghi
- ricerca di esperienze “instagrammabili”
- boom degli affitti turistici brevi
Il risultato è che alcune destinazioni ricevono numeri enormi in spazi molto ridotti.
Slow tourism, la risposta all’overtourism
Proprio come reazione al sovraffollamento, cresce il fenomeno del slow tourism. L’idea è semplice: viaggiare meno freneticamente, fermarsi più a lungo, scegliere luoghi alternativi e vivere esperienze più autentiche.
Sempre più turisti oggi cercano:
- borghi meno noti
- città secondarie
- natura e cammini
- itinerari locali
- periodi fuori stagione
Le città secondarie diventano protagoniste
Una delle conseguenze più interessanti è la riscoperta delle cosiddette “secondary cities”. Non solo le grandi capitali, quindi, ma centri più piccoli e meno saturi che offrono costi inferiori, maggiore tranquillità, rapporto più diretto con il territorio e turismo più sostenibile.
Crowd-free experiences, la nuova ossessione dei viaggiatori
Nel linguaggio del turismo internazionale cresce anche il concetto di crowd-free experiences, cioè esperienze senza folla.
Molte persone oggi considerano il lusso non tanto l’hotel costoso, quanto la possibilità di vivere luoghi belli senza caos e sovraffollamento.
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L’overtourism non è contro i turisti
Questo è forse il punto più importante da chiarire. Il movimento contro l’overtourism non nasce contro chi viaggia, ma contro un modello considerato squilibrato. Il turismo resta fondamentale per l’economia di moltissimi Paesi. La sfida è trovare un equilibrio tra:
- sviluppo economico
- qualità della vita dei residenti
- tutela ambientale
- sostenibilità urbana
Come cambierà il turismo nei prossimi anni
Molti esperti ritengono che il settore viaggi stia entrando in una nuova fase.
Le città più colpite stanno già introducendo:
- limiti agli affitti brevi
- ticket di accesso
- numero chiuso
- promozione di mete alternative
- regolamentazioni sui flussi turistici
Viaggiare meglio, non solo di più
L’overtourism sta cambiando anche il modo in cui le persone percepiscono il viaggio.
Sempre più viaggiatori sembrano chiedersi non solo “dove andare”, ma anche “come andare” e “con quale impatto”. Ed è forse proprio questa la trasformazione più importante: passare dal turismo consumato velocemente a un’esperienza più lenta, consapevole e sostenibile.
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