Temperature sopra lo zero da oltre dieci giorni anche oltre i 3.200 metri di quota. Gli esperti lanciano l’allarme: il ghiacciaio della Marmolada continua a perdere ghiaccio a un ritmo senza precedenti, mentre cresce il rischio per l’ecosistema alpino e le riserve d’acqua.
Il caldo eccezionale che sta interessando l’Italia sta producendo effetti sempre più evidenti anche in alta montagna. A preoccupare è soprattutto la situazione del ghiacciaio della Marmolada, il più esteso delle Dolomiti, che secondo gli esperti sta vivendo una delle fasi più critiche della sua storia recente.
Da oltre dieci giorni le temperature in quota restano costantemente sopra lo zero, una condizione eccezionale per la fine di giugno che sta accelerando la fusione del ghiaccio. Secondo quanto riferito dal glaciologo Franco Secchieri, il ghiacciaio avrebbe perso circa 200 metri in appena due settimane, un arretramento che testimonia la rapidità con cui sta cambiando l’ambiente alpino.
Temperature record oltre i 3.200 metri
L’anomalia climatica riguarda anche le quote più elevate delle Dolomiti.
Alla stazione meteorologica situata a 3.265 metri, le temperature non sono più scese sotto lo zero dal 16 giugno, con valori massimi che hanno raggiunto circa 5 gradi, condizioni del tutto anomale per un ghiacciaio che dovrebbe conservare neve e ghiaccio anche durante l’estate.
L’assenza di nuove nevicate e il continuo scioglimento hanno lasciato vaste porzioni del ghiacciaio prive della naturale copertura nevosa, esponendo direttamente il ghiaccio al sole e accelerandone ulteriormente la fusione.
Il risultato è un paesaggio sempre più dominato da rocce e detriti, mentre la superficie glaciale continua a ridursi.
Acqua razionata anche nei rifugi alpini
Gli effetti del caldo non riguardano soltanto il ghiacciaio.
Alla Capanna Punta Penia, il rifugio più alto della Marmolada, la disponibilità di acqua è diventata una criticità.
La scarsità di neve residua e la riduzione delle riserve idriche hanno costretto i gestori a razionare l’acqua e a organizzare sistemi di raccolta dell’acqua piovana per garantire i servizi essenziali ai frequentatori della montagna.
Una situazione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile in un ambiente dominato dal ghiaccio.
Un ghiacciaio simbolo del cambiamento climatico
La Marmolada rappresenta da anni uno dei principali indicatori degli effetti del cambiamento climatico sulle Alpi.
Il progressivo aumento delle temperature, la diminuzione delle precipitazioni nevose e il continuo innalzamento dello zero termico stanno modificando profondamente l’ambiente d’alta quota.
Secondo gli studi glaciologici, il ghiacciaio ha già perso gran parte della sua estensione rispetto al secolo scorso e, senza un’inversione della tendenza climatica, il suo ridimensionamento continuerà nei prossimi decenni.
Il fenomeno non riguarda soltanto il paesaggio: la riduzione delle masse glaciali incide anche sulla disponibilità d’acqua durante i mesi estivi, sugli ecosistemi montani e sulla sicurezza delle aree frequentate dagli escursionisti.
Le conseguenze per ambiente e turismo
Lo scioglimento accelerato del ghiaccio aumenta il rischio di crolli di seracchi, frane e instabilità delle pareti rocciose, rendendo più complessa la gestione della sicurezza in montagna.
Allo stesso tempo diminuiscono le riserve naturali di acqua dolce che alimentano torrenti e fiumi durante l’estate, con possibili ripercussioni anche sulle attività agricole e sulla produzione idroelettrica.
Per gli esperti, quanto sta accadendo sulla Marmolada rappresenta uno degli esempi più evidenti della rapidità con cui il riscaldamento globale sta trasformando gli ecosistemi alpini. Un processo che, se le temperature continueranno a mantenersi così elevate, rischia di diventare sempre più difficile da arrestare.









