Il presidente americano minaccia di abbandonare l’USMCA, ma il trattato da 2.000 miliardi di dollari non può essere cancellato con una semplice decisione della Casa Bianca.
Donald Trump torna a mettere in discussione uno dei principali accordi commerciali del Nord America. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di non voler rinnovare l’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), il trattato che regola gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico e che nel 2020 sostituì il vecchio NAFTA.
«Non sto cercando di rinnovarlo. Non abbiamo bisogno di nulla che arrivi dal Canada o dal Messico, mentre loro hanno bisogno di tutto ciò che produciamo noi», ha affermato Trump nelle scorse settimane.
Una posizione che, oltre a essere contestata dagli esperti, si scontra con i limiti previsti dallo stesso accordo.
L’accordo vale quasi 2.000 miliardi di dollari l’anno
L’USMCA rappresenta uno dei pilastri del commercio nordamericano, facilitando ogni anno scambi per circa 2.000 miliardi di dollari.
Particolarmente dipendente dal trattato è il settore automobilistico, dove componenti e semilavorati attraversano più volte i confini tra Stati Uniti, Canada e Messico prima dell’assemblaggio finale dei veicoli.
Proprio per questo un’eventuale uscita avrebbe conseguenze significative sull’intera filiera produttiva.
Nessun accordo nella revisione del trattato
L’accordo prevede una revisione obbligatoria ogni sei anni.
Nel recente incontro virtuale tra i rappresentanti commerciali dei tre Paesi non è stato però raggiunto alcun accordo sulle modifiche richieste dagli Stati Uniti.
La mancata intesa non comporta automaticamente la fine del trattato: secondo le regole dell’USMCA, il testo resta in vigore e le parti dovranno tornare a confrontarsi ogni anno, fino a un massimo di dieci anni, per cercare un’intesa.
Nel frattempo Washington punta a proseguire i negoziati bilaterali, soprattutto per ridurre il deficit commerciale con Canada e Messico.
Uscire dall’accordo è molto più difficile
Trump potrebbe teoricamente avviare la procedura di recesso, ma il percorso è tutt’altro che semplice.
Il trattato prevede infatti un preavviso minimo di sei mesi prima dell’eventuale uscita.
Inoltre resta aperta una questione giuridica fondamentale: secondo un rapporto della Commissione Finanze del Senato americano, gli Stati Uniti non possono ritirarsi da un accordo commerciale approvato dal Congresso senza il consenso dello stesso Parlamento.
Un eventuale tentativo unilaterale della Casa Bianca finirebbe con ogni probabilità davanti ai tribunali, allungando ulteriormente i tempi.
Gli economisti: «Rischio caos per imprese e mercati»
La maggior parte degli analisti ritiene comunque improbabile un’uscita definitiva dall’USMCA.
Secondo gli economisti, l’abbandono del trattato provocherebbe forti ripercussioni economiche: aumento dei dazi, interruzioni delle catene di approvvigionamento, rincari per consumatori e imprese e maggiore volatilità sui mercati finanziari.
Le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti considerando che Messico e Canada sono oggi i primi due partner commerciali degli Stati Uniti.
Nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato merci dal Messico per 534 miliardi di dollari, pari a circa il 16% di tutte le importazioni americane. Il Canada si è confermato il secondo partner commerciale con 382 miliardi di dollari di beni esportati verso gli Stati Uniti.
Le elezioni frenano Trump
Anche il contesto politico potrebbe spingere la Casa Bianca a mantenere un approccio prudente.
Con il consenso sotto pressione per l’aumento dei prezzi dell’energia e con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, un’uscita dall’USMCA rischierebbe di colpire duramente investimenti, occupazione e industria manifatturiera, soprattutto negli Stati decisivi del Midwest.
Per questo molti osservatori ritengono più probabile che l’amministrazione Trump utilizzi la minaccia del recesso come leva negoziale, senza arrivare realmente alla rottura dell’accordo.









