L’impresa artigiana ascolana è stata scelta tra 44 attività italiane con almeno 80 anni di storia per la video-mostra celebrativa della CNA. Il riconoscimento premia un percorso familiare segnato dalla rinascita del molino, dal sisma del 2016 e dalla capacità di conservare la tradizione della macinazione a pietra.
L’Antico Molino Santa Chiara premiato per gli 80 anni della CNA
Un riconoscimento nazionale per una storia imprenditoriale profondamente legata al territorio piceno. Amedeo Castelli, titolare dell’Antico Molino Santa Chiara, è stato premiato giovedì 16 luglio 2026 a Roma durante le celebrazioni per gli 80 anni della CNA, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa.
La cerimonia si è svolta nella sede nazionale dell’associazione, in piazza Armellini. Castelli ha partecipato insieme al direttore della CNA di Ascoli Piceno, Francesco Balloni, ricevendo il riconoscimento dal presidente nazionale Dario Costantini, dal segretario generale Otello Gregorini e dal direttore della Divisione sindacale e associativa Fabio Bezzi.
L’Antico Molino Santa Chiara è una delle 44 imprese associate di tutta Italia, ciascuna con almeno ottant’anni di attività, selezionate per raccontare la continuità dell’artigianato attraverso più generazioni.
Le loro storie sono confluite nella video-mostra organizzata dalla CNA e inaugurata in occasione dell’anniversario. I filmati sono stati realizzati nelle settimane precedenti da una squadra di videomaker, che ha visitato laboratori e aziende per documentarne persone, mestieri e trasformazioni.
Come spiegato da CNA Marche, l’esposizione racconta le esperienze di attività che hanno accompagnato lo sviluppo economico e sociale italiano, adattandosi ai cambiamenti senza perdere il legame con il proprio sapere artigianale.
Dal nonno Luigi al “Mulino di Mezzo”: una storia iniziata da bambino

Le radici dell’impresa precedono di molti anni l’attuale gestione. La storia familiare comincia con Luigi Agostini, nonno di Amedeo Castelli, che a soli 6 anni iniziò a imparare il mestiere del mugnaio.
Terminato il servizio militare, Luigi prese in affitto un mulino a Poggio Canoso, frazione di Rotella. Fu lì che conobbe Luigia Tosti, destinata a diventare sua moglie e a condividere con lui il progetto di una vita.
Dopo un periodo trascorso in Belgio, nel 1953 la coppia acquistò il cosiddetto “Mulino di Mezzo”, costruito lungo il torrente Chiaro. Luigi e Luigia portarono avanti l’attività fino al 1973, quando decisero di affidarne la gestione ad altri.
Negli anni successivi il molino passò più volte di mano. Dal 1986 al 1993 fu gestito anche da Marisa, figlia di Luigi. Il succedersi delle diverse conduzioni non riuscì però a fermare il progressivo declino della struttura e dell’attività.
La svolta arrivò nel novembre 2012, quando Amedeo Castelli decise di recuperare il vecchio molino. Cresciuto accanto al rumore delle macine e alla memoria del lavoro del nonno, lasciò il proprio impiego da operaio e investì i risparmi nel restauro.
L’obiettivo era riprendere la produzione di farine macinate a pietra, recuperando un metodo tradizionale e adattandolo alle esigenze di una nuova impresa. Una scelta rischiosa, sostenuta dalla famiglia e dalle persone vicine al progetto, che permise al molino di tornare in attività.
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Il sisma del 2016 e il trasferimento ad Ascoli Piceno
La rinascita avviata nel 2012 dovette affrontare presto una nuova emergenza. Il terremoto del 2016 provocò gravi danni allo storico edificio, rendendo impossibile proseguire la produzione nella sede originaria.
Per Castelli si aprì così una fase decisiva. Abbandonare l’impresa avrebbe significato interrompere una tradizione familiare costruita nell’arco di decenni; continuare richiedeva invece un nuovo investimento e il trasferimento dell’intera attività.
La scelta fu quella di ripartire ad Ascoli Piceno, nell’attuale sede di via Porta Tufilla. Il molino storico rimase ferito dal sisma, ma la produzione poté continuare in spazi differenti, mantenendo il nome, le conoscenze e l’identità dell’attività.
La nuova apertura segnò il ritorno dell’impresa dopo le difficoltà provocate prima dall’alluvione del 2013 e poi dal terremoto. La ripartenza dell’Antico Molino Santa Chiara era stata raccontata anche dalla stampa locale come una testimonianza della capacità delle aziende del territorio di reagire alle emergenze. (Piceno News 24)
Proprio la capacità di trasformare le crisi in opportunità, senza rinunciare alla qualità e al sapere tramandato, è tra le ragioni del riconoscimento consegnato a Roma. Il premio non riguarda dunque soltanto la longevità dell’attività, ma anche il modo in cui questa è riuscita a sopravvivere ai passaggi generazionali e agli eventi che hanno colpito il territorio.
Il valore del premio per Ascoli Piceno e l’artigianato locale
Per la CNA di Ascoli Piceno, il riconoscimento rappresenta un motivo di orgoglio per l’intero territorio. Il direttore Francesco Balloni ha sottolineato come la vicenda della famiglia incarni i valori dell’artigianato italiano: dedizione, sacrificio e capacità di innovare conservando le proprie radici.
Dietro il premio ci sono oltre 80 anni di storia, ma anche una scelta personale compiuta da Castelli nel 2012: lasciare un lavoro stabile per recuperare il mestiere del nonno e costruire una nuova prospettiva attorno al molino.
La vicenda assume un significato particolare per le aree colpite dal sisma, dove molte piccole imprese hanno dovuto affrontare trasferimenti, perdite di strutture e interruzioni della produzione. In questi territori, mantenere in vita un’attività significa anche preservare competenze, filiere locali e identità comunitarie.
Il riconoscimento nazionale porta così sotto i riflettori un modello di artigianato nel quale tradizione e cambiamento non sono in contraddizione. Le macine, le farine e la memoria familiare restano il punto di partenza, mentre sedi, organizzazione e strumenti si trasformano per consentire all’impresa di continuare.
A più di ottant’anni dall’intuizione di Luigi Agostini, l’Antico Molino Santa Chiara prosegue quindi la propria storia ad Ascoli Piceno. Il premio consegnato ad Amedeo Castelli certifica il valore di una continuità che ha resistito al declino del vecchio molino, al terremoto e alla necessità di ricominciare.









