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Polemica dopo gli esami di Stato in una quinta del liceo scientifico milanese: tre studenti non hanno ottenuto il diploma, mentre un quarto è stato respinto in un’altra classe dell’istituto. Genitori e ragazzi valutano un ricorso. La preside: “Risultati inaspettati che ci interrogano”.

Tre bocciati nella stessa classe dopo l’esame di Maturità

Tre studenti bocciati in una sola classe, nonostante fossero stati regolarmente ammessi all’esame di Maturità 2026. È quanto accaduto al liceo scientifico statale Vittorio Veneto di Milano, dove l’esito degli scrutini finali ha provocato amarezza tra i ragazzi e una dura reazione da parte di un gruppo di genitori.

Tra gli studenti che dovranno ripetere il quinto anno c’è una ragazza ammessa all’esame con una media del 7. La giovane aveva già superato anche un test di ingresso universitario, circostanza che ha reso ancora più difficile da accettare il mancato conseguimento del diploma.

Nella classe sono stati promossi 24 studenti. I risultati complessivi comprendono un solo voto di 100, un 93 e dieci valutazioni comprese tra 60 e 69, la fascia immediatamente superiore alla soglia minima necessaria per ottenere il diploma.

Complessivamente, al Vittorio Veneto i bocciati alla Maturità sarebbero stati quattro: tre concentrati nella stessa quinta e uno in un’altra classe. Un dato considerato anomalo dalle famiglie, anche alla luce dell’andamento scolastico precedente.

Secondo quanto ricostruito da Il Giorno, gli scritti erano risultati inferiori alle aspettative. La conferma della bocciatura sarebbe però arrivata soltanto dopo il colloquio orale.

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La protesta delle famiglie: “Una stangata senza precedenti”

Alcuni genitori della classe hanno scritto alla dirigente e ai commissari interni, manifestando solidarietà alle famiglie degli studenti respinti. La loro definizione è netta: “Una stangata senza precedenti”.

La contestazione non riguarda soltanto i singoli voti, ma il metodo con il quale il risultato dell’esame può ribaltare un percorso scolastico durato cinque anni. Secondo le famiglie, la valutazione finale dovrebbe considerare in maniera adeguata la storia dello studente, la continuità dell’impegno e le competenze dimostrate durante l’intero ciclo di studi.

La classe, spiegano i genitori, aveva attraversato anche momenti complessi, ma era stata descritta come un gruppo dall’elevato potenziale. Nell’anno scolastico precedente molti studenti avevano registrato medie superiori all’8 e non si erano verificate bocciature.

La lettera solleva inoltre il tema dell’impatto psicologico di un esito negativo inatteso. Per le famiglie, dietro voti e statistiche ci sono ragazzi che rischiano di perdere fiducia nelle proprie capacità e nel sistema scolastico.

Gli studenti direttamente coinvolti starebbero ora valutando la possibilità di presentare ricorso. Un’eventuale contestazione, tuttavia, non può basarsi soltanto sulla distanza tra la media scolastica e il voto d’esame: occorrerebbe individuare possibili irregolarità negli atti, nella procedura o nell’applicazione dei criteri di valutazione.

Essere stati ammessi con una buona media o avere superato un test universitario, infatti, non garantisce automaticamente il diploma. Sono elementi che descrivono il percorso dello studente, ma la commissione conserva una propria autonomia nella correzione delle prove e nell’attribuzione dei punteggi.

La preside: la commissione è autonoma, ma il caso fa riflettere

La dirigente scolastica Mariarosaria Arena ha confermato che i tre studenti della classe erano stati ammessi all’esame e che le bocciature sono state inattese. Dopo la pubblicazione dei risultati, la preside ha incontrato i ragazzi coinvolti.

Gli studenti erano consapevoli di non avere affrontato le prove nel modo migliore, ma non si aspettavano di dover ripetere l’intero anno. A differenza di quanto accade all’università, infatti, chi non supera la Maturità non può presentarsi a un appello dopo poche settimane: deve frequentare nuovamente la quinta e sostenere l’esame l’anno successivo.

Arena ha comunque ricordato che la commissione d’esame è autonoma, libera e indipendente nella valutazione. La dirigente non ne faceva parte e non può quindi sostituire il proprio giudizio a quello dei commissari.

La preside ha indicato due aspetti del caso. Da un lato, l’esame di Stato non deve essere considerato un semplice passaggio formale: anche dopo l’ammissione, la promozione non è scontata. Dall’altro, la valutazione dovrebbe riuscire a tenere insieme il rendimento nelle prove e il percorso complessivo dello studente.

La composizione della commissione è cambiata con la Maturità 2026. Per ciascuna classe sono previsti due commissari interni, due esterni e un presidente esterno, come riportato nella documentazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Come funziona il voto della Maturità e perché si può essere bocciati

Per ottenere il diploma è necessario raggiungere almeno 60 punti su 100. Il voto deriva dalla somma tra il credito maturato nell’ultimo triennio e i punteggi assegnati alle prove scritte e al colloquio.

Di conseguenza, l’ammissione all’esame non coincide con la promozione automatica. Una prestazione insufficiente negli scritti e all’orale può impedire allo studente di raggiungere la soglia minima, anche in presenza di un percorso scolastico positivo.

La Maturità 2026 ha introdotto un colloquio concentrato su quattro discipline individuate annualmente dal Ministero, mantenendo le due prove scritte. Le informazioni ufficiali sulla struttura dell’esame sono disponibili sul portale del Ministero.

Secondo la dirigente del Vittorio Veneto, la nuova formula potrebbe aver messo alcuni candidati in difficoltà: un avvio incerto sulle materie del colloquio lascia meno spazio per recuperare durante la prova. Si tratta, però, di una riflessione generale e non di una contestazione formale dell’operato della commissione.

Il caso milanese riapre così il confronto sul significato dell’esame finale: certificare una prestazione concentrata in pochi giorni oppure rappresentare la conclusione coerente di un percorso durato cinque anni. L’eventuale ricorso dovrà chiarire se vi siano stati errori procedurali; il dibattito educativo, invece, è già iniziato.

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