Scarlett Johansson è la protagonista di “Ritual Identities”, la campagna cinematografica dedicata alla borsa Prada Galleria. Dietro la macchina da presa c’è il regista premio Oscar Yorgos Lanthimos, chiamato a raccontare identità, moltiplicazione e cambiamento attraverso il suo inconfondibile linguaggio surreale.
Scarlett Johansson protagonista della campagna Prada Galleria
Moda e cinema si incontrano nella campagna Prada dedicata alla Galleria, una delle borse più rappresentative della maison italiana. Protagonista del cortometraggio è Scarlett Johansson, ambassador del marchio, mentre la regia è stata affidata al cineasta greco Yorgos Lanthimos.
Il progetto si intitola “Ritual Identities” e si presenta come uno studio cinematografico sulla trasformazione e sulle molteplici identità che una persona può assumere. Johansson compie gesti insoliti e partecipa a rituali misteriosi, muovendosi all’interno di ambientazioni riconoscibili della vita moderna.
La narrazione non segue la struttura tradizionale di uno spot pubblicitario. Il film appare piuttosto come il frammento di una storia più ampia, della quale lo spettatore può soltanto intuire regole, origini e possibili sviluppi.
Nel corso delle immagini, l’attrice cambia, si rinnova e finisce per moltiplicarsi. Compaiono diverse versioni di Scarlett Johansson, quasi a rappresentare la possibilità di costruire nuove personalità attraverso azioni ripetute e apparentemente rituali.
Al centro di questa trasformazione rimane sempre la Prada Galleria, utilizzata non soltanto come accessorio, ma come oggetto narrativo. La borsa diventa un totem, un amuleto e un contenitore capace di accompagnare il passaggio da un’identità all’altra.
La campagna, disponibile sulla pagina ufficiale di Prada, è diretta creativamente da Miuccia Prada e Raf Simons. Ferdinando Verderi firma invece la direzione creativa del progetto pubblicitario.
Il mondo surreale di Yorgos Lanthimos entra nella moda
La scelta di Yorgos Lanthimos consente a Prada di trasformare una campagna commerciale in un vero esperimento cinematografico. Il regista è conosciuto per film costruiti intorno a regole enigmatiche, comportamenti ripetuti e personaggi che cercano di ridefinire la propria identità.
Queste caratteristiche ritornano in “Ritual Identities”. Scarlett Johansson esegue azioni complesse all’interno di spazi familiari, ma la composizione delle immagini e la ripetizione dei gesti producono una costante sensazione di straniamento.
La borsa viene utilizzata per raccogliere elementi collegati a una sorta di formula di trasformazione. Non è un semplice oggetto indossato dalla protagonista, ma il fulcro del procedimento attraverso il quale nascono altre versioni della donna.
Prada descrive il film come il microcosmo di un lungometraggio, un prototipo all’interno del quale è implicita una trama molto più vasta. L’obiettivo non è spiegare ogni passaggio, ma lasciare aperta l’interpretazione dello spettatore.
Per Lanthimos si tratta della prima collaborazione con Scarlett Johansson. L’attrice si inserisce nel suo universo interpretando un personaggio che non possiede un’identità unica e stabile, ma cambia continuamente attraverso la ripetizione del rituale.
Il cortometraggio sviluppa così una riflessione sulla persona pubblica, particolarmente significativa nel caso di una star internazionale. Attrice, produttrice e icona della cultura popolare, Johansson assume ruoli differenti davanti alla macchina da presa, mostrando come ogni identità possa essere interpretata, costruita e successivamente sostituita.
La campagna prosegue inoltre il percorso con cui Prada affida la propria comunicazione ad autori del cinema contemporaneo. Nel progetto precedente dedicato alla Galleria, Johansson era stata diretta dal regista britannico Jonathan Glazer.
Prada Galleria, la borsa nata nel 2007 e reinventata ogni stagione
La Galleria è stata realizzata per la prima volta nel 2007 ed è considerata da Prada un proprio archetipo, capace di unire forme classiche e continue reinterpretazioni.
Il nome richiama la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, luogo nel quale Mario Prada, nonno di Miuccia, aprì nel 1913 il primo negozio del marchio. La boutique vendeva inizialmente articoli da viaggio, bauli e accessori realizzati con materiali pregiati.
Secondo la ricostruzione pubblicata dalla maison milanese, la borsa è stata pensata come un oggetto destinato a essere continuamente aggiornato, pur mantenendo una struttura immediatamente riconoscibile.
Uno degli elementi caratteristici è l’utilizzo della pelle Saffiano, associata a una lavorazione che conferisce alla superficie la tradizionale trama incrociata. La silhouette strutturata, i doppi manici, gli scomparti e il triangolo con il logo Prada contribuiscono a definire l’identità del modello.
La Galleria viene proposta in diverse dimensioni, materiali e colori. Questa capacità di modificarsi senza perdere la propria forma originaria è alla base del racconto sviluppato da Lanthimos.
Come Scarlett Johansson si moltiplica e assume identità differenti, anche la borsa viene reinterpretata stagione dopo stagione. Rimane riconoscibile, ma cambia attraverso nuovi materiali, proporzioni, lavorazioni e dettagli.
La trasformazione diventa quindi il punto di contatto tra il prodotto, l’attrice e la stessa maison. Prada non presenta la Galleria come un oggetto immobile del proprio archivio, ma come una creazione capace di assorbire il presente e rinnovarsi.
Perché “Ritual Identities” supera il tradizionale spot di moda
“Ritual Identities” conferma una tendenza sempre più evidente nella comunicazione dei grandi marchi: trasformare la campagna pubblicitaria in un contenuto culturale e cinematografico autonomo.
La presenza di Scarlett Johansson garantisce una forte riconoscibilità internazionale, ma è il linguaggio di Lanthimos a distinguere il progetto. La narrazione non cerca di mostrare semplicemente le caratteristiche della borsa, preferendo costruire intorno a essa un immaginario enigmatico.
La Prada Galleria diventa così il simbolo materiale di un’identità che può essere smontata e ricostruita. È un oggetto stabile, ma allo stesso tempo soggetto a continue variazioni, proprio come la persona interpretata dall’attrice.
Il progetto riflette anche il lavoro creativo portato avanti da Miuccia Prada e Raf Simons, fondato sul confronto tra passato e contemporaneità, memoria e trasformazione, eleganza classica e sperimentazione.
Per Prada, la campagna non racconta soltanto il cambiamento di Johansson. La moltiplicazione della protagonista diventa una riflessione sulla capacità della maison di rinnovare il proprio linguaggio senza rinunciare agli elementi che l’hanno resa riconoscibile.
Il risultato è un cortometraggio volutamente aperto, nel quale moda e cinema non occupano spazi separati. La borsa non viene semplicemente mostrata, ma diventa la protagonista silenziosa di un rituale dedicato alla metamorfosi.









