Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha rivolto un messaggio a studenti, famiglie, docenti, dirigenti e personale scolastico per l’avvio dell’anno 2026/2027. Al centro rispetto, impegno, responsabilità e contrasto a bullismo e discriminazioni.
Il rispetto come fondamento della scuola e della convivenza civile. È questo il messaggio scelto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per accompagnare l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027.
La lettera è rivolta alle ragazze e ai ragazzi che tornano tra i banchi, ma anche ai docenti, ai dirigenti, al personale scolastico e alle famiglie. Il ministro parte da una parola che definisce «semplice, ma fondamentale» e che deve tradursi nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona.
«Rispetto per gli altri. Rispetto per se stessi. Rispetto per le differenze. Rispetto per la dignità di ogni persona», scrive Valditara nel messaggio diffuso dal Ministero.
L’obiettivo dichiarato è ribadire che la scuola non è soltanto il luogo nel quale si acquisiscono conoscenze e competenze, ma anche lo spazio in cui bambini e ragazzi imparano a vivere insieme, confrontarsi e ascoltare gli altri.
Il rispetto come risposta a bullismo, violenza e discriminazioni
Nella lettera, Valditara lega l’educazione al rispetto ad alcuni dei problemi sociali che coinvolgono direttamente anche il mondo scolastico. Il riferimento è al bullismo, alla violenza contro le donne, alle discriminazioni, all’odio e a ogni forma di sopraffazione.
Secondo il ministro, è proprio dalla scuola che deve cominciare il percorso necessario per sradicare questi fenomeni. La comunità scolastica viene così chiamata non soltanto a trasmettere contenuti, ma anche a insegnare modalità corrette di relazione.
«La scuola è anche il luogo nel quale si impara a vivere insieme, a confrontarsi, ad ascoltare, a riconoscere nell’altro una persona che ha il nostro stesso valore e i nostri stessi diritti», afferma Valditara.
Il tema del rispetto è stato inserito tra gli obiettivi delle nuove Linee guida per l’Educazione civica e delle Indicazioni nazionali richiamate dal ministro. Il percorso educativo deve affrontare esplicitamente le relazioni responsabili, l’empatia e il contrasto alla violenza e alle discriminazioni.
Per Valditara non si tratta di un principio astratto, ma della «base di una civiltà». L’efficacia delle indicazioni dipenderà tuttavia dalla loro applicazione concreta nei diversi istituti, attraverso la programmazione didattica, la formazione del personale e la collaborazione con le famiglie.
Educazione civica, cosa cambia per studenti e famiglie
Le Linee guida per l’Educazione civica attribuiscono alla scuola un ruolo centrale nella formazione di cittadini consapevoli. Il rispetto della persona, delle regole e dei beni comuni deve attraversare le attività didattiche, senza restare confinato a iniziative occasionali.
Per gli studenti significa confrontarsi durante il percorso scolastico con temi che riguardano la convivenza, la responsabilità individuale, i diritti e i doveri. L’educazione alle relazioni dovrebbe inoltre offrire strumenti per riconoscere comportamenti aggressivi, discriminatori o lesivi della dignità altrui.
Le famiglie sono coinvolte in questo processo perché la prevenzione del bullismo e delle altre forme di violenza richiede continuità tra ciò che viene insegnato a scuola e i comportamenti promossi nella vita quotidiana.
Il Ministero collega questi obiettivi anche alla costruzione di un ambiente scolastico nel quale ogni alunno possa sentirsi accolto e tutelato. Il rispetto deve quindi riguardare sia i rapporti tra studenti sia quelli con insegnanti e personale, insieme all’attenzione verso le differenze personali, culturali e sociali.
Informazioni, documenti e aggiornamenti sull’organizzazione dell’anno scolastico sono disponibili sul sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
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Valditara: «Una scuola che non lascia indietro nessuno»
Accanto al rispetto, il ministro indica nell’impegno un altro principio fondamentale. Il riferimento è alla cosiddetta scuola del merito, chiamata a valorizzare le capacità individuali e, nello stesso tempo, a chiedere a ogni studente di dare il meglio di sé.
«Una scuola che istruisce e che educa. Che non lascia indietro nessuno. Che insegna la libertà insieme alla responsabilità. Che mette al centro la persona», scrive Valditara, definendola una «scuola costituzionale».
Nel messaggio, il merito non viene presentato come una selezione riservata a pochi, ma come uno strumento per riconoscere e sviluppare i talenti di ciascuno. Questa impostazione richiede percorsi capaci di sostenere chi incontra difficoltà e, allo stesso tempo, di valorizzare attitudini, impegno e risultati.
La sfida riguarda direttamente docenti e dirigenti, chiamati a trasformare questi principi in attività educative e strumenti di inclusione. Coinvolge però anche le istituzioni, dalle quali dipendono risorse, organici e condizioni organizzative necessarie per garantire un’offerta formativa efficace.
L’appello agli studenti per il nuovo anno scolastico
La parte conclusiva della lettera è rivolta direttamente agli alunni. L’invito è a studiare, coltivare la curiosità, confrontarsi e imparare gli uni dagli altri, mantenendo il rispetto come punto di riferimento nei rapporti quotidiani.
«Perché è anche dai banchi di scuola che cominciamo a costruire la società nella quale vogliamo vivere», sottolinea il ministro.
L’inizio delle lezioni segue calendari diversi da regione a regione, ma in questi giorni milioni di studenti italiani stanno tornando nelle aule. Per famiglie e personale scolastico si apre un anno nel quale i principi richiamati dal Ministero dovranno misurarsi con la vita concreta delle classi.
Valditara conclude rivolgendo l’augurio di buon anno a studenti, famiglie, insegnanti, dirigenti e a tutto il personale, chiudendo la lettera con un’esortazione: «Viva la scuola!».









