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Lavoro nelle Marche, la UIL: «Aumenta l’occupazione, ma il vero problema resta la precarietà»

Nel primo trimestre del 2026 calano le assunzioni a tempo indeterminato e aumentano i rapporti conclusi per scadenza del contratto. La UIL Marche denuncia un mercato regionale fondato su impieghi temporanei, salari inferiori alla media nazionale e forti disuguaglianze a danno di donne e giovani.

Assunzioni nelle Marche, calano i contratti a tempo indeterminato

La crescita dell’occupazione non è sufficiente per parlare di un mercato del lavoro in buona salute. A sostenerlo è la UIL Marche, sulla base di un’analisi realizzata dal proprio Servizio Lavoro, Coesione e Territorio e rielaborata dal Centro Studi con un approfondimento regionale.

I dati relativi ai primi tre mesi del 2026 mostrano una riduzione delle assunzioni a tempo indeterminato. I nuovi rapporti stabili sono passati dai 6.824 del primo trimestre 2025 ai 6.606 dello stesso periodo del 2026, con una flessione di 218 unità.

La forma contrattuale più utilizzata resta quella a termine, con oltre 20mila assunzioni. Seguono i rapporti intermittenti, quelli in somministrazione e i contratti stagionali.

Per il sindacato, questi numeri dimostrano che la temporaneità non costituisce più una condizione eccezionale legata a particolari esigenze produttive, ma sta assumendo un carattere strutturale.

«Il tema centrale non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire occupazione stabile, dignitosa e adeguatamente retribuita», sottolinea Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della UIL Marche.

Le rilevazioni sulle assunzioni e sulle cessazioni derivano dal sistema delle Comunicazioni obbligatorie. I datori di lavoro devono comunicare l’avvio, la trasformazione, la proroga e la conclusione dei rapporti. Nelle Marche il servizio viene gestito attraverso il portale regionale COMarche.

Questi dati misurano i movimenti contrattuali e non coincidono con il numero delle persone occupate, poiché uno stesso lavoratore può essere interessato da più assunzioni o cessazioni nel medesimo periodo.

Quasi 36mila cessazioni in tre mesi, aumentano i contratti scaduti

Tra gennaio e marzo 2026 nelle Marche sono state registrate 35.986 cessazioni, un dato sostanzialmente stabile rispetto alle 36.049 rilevate nello stesso periodo del 2025.

A preoccupare la UIL è soprattutto l’aumento dei rapporti conclusi per scadenza naturale del contratto. Questa tipologia di cessazione è passata da 19.623 a 20.017, coinvolgendo quindi oltre la metà delle interruzioni complessivamente registrate.

Per il sindacato, si tratta dell’indicatore più evidente della frammentazione del mercato del lavoro regionale. Migliaia di persone vengono assunte per periodi limitati e, al termine del rapporto, devono cercare una nuova occupazione o attendere un’eventuale chiamata.

Le cessazioni hanno riguardato 12.103 contratti a termine, 9.217 rapporti a tempo indeterminato, 6.087 contratti intermittenti e 5.691 rapporti in somministrazione. A questi si aggiungono apprendistato e lavoro stagionale.

Una cessazione a tempo indeterminato non equivale necessariamente a un licenziamento. Può derivare da dimissioni, pensionamento, risoluzione concordata o altre motivazioni. Allo stesso modo, l’interruzione di un contratto temporaneo può essere seguita da un rinnovo o da una nuova assunzione.

Il quadro complessivo, tuttavia, evidenzia una forte mobilità dei rapporti. La conseguenza pratica è una maggiore incertezza nella programmazione della vita personale, nell’accesso al credito e nella costruzione di una posizione previdenziale continuativa.

«Non può essere considerato fisiologico un mercato che produce migliaia di rapporti destinati a concludersi in tempi brevi e alimenta il lavoro povero», osserva Mazzucchelli.

Il Ministero del Lavoro pubblica periodicamente le note sulle Comunicazioni obbligatorie, utili per analizzare i flussi in entrata e in uscita dal lavoro dipendente e parasubordinato.

Donne e giovani più esposti a part-time e bassi salari

La precarietà non colpisce tutti allo stesso modo. Secondo l’analisi della UIL Marche, le donne continuano a incontrare maggiori difficoltà sia nell’accesso al lavoro sia sotto il profilo retributivo.

Il part-time involontario interessa il 12,6% delle lavoratrici, contro il 4,6% degli uomini. Si tratta di persone che lavorano con un orario ridotto non per scelta, ma perché non hanno trovato un impiego a tempo pieno.

Nel settore privato marchigiano le donne percepirebbero mediamente il 29,4% in meno dei colleghi uomini. Anche confrontando soltanto i contratti a tempo pieno e indeterminato, la differenza annua resterebbe superiore a 4.200 euro.

Sul divario possono incidere il numero di giornate lavorate, i settori di impiego, le qualifiche, le interruzioni di carriera e la minore presenza femminile nelle posizioni meglio retribuite. Il dato segnala comunque una disparità che richiede interventi sulle condizioni di accesso e avanzamento professionale.

Una situazione difficile riguarda anche i giovani, spesso costretti a entrare nel mercato attraverso stage, somministrazione, lavoro stagionale e contratti brevi. Minori giornate lavorate significano redditi più bassi e una contribuzione previdenziale frammentata.

L’instabilità ritarda l’autonomia economica, l’uscita dalla famiglia d’origine e la possibilità di costruire un progetto familiare. Può inoltre spingere le persone più qualificate a trasferirsi verso regioni capaci di offrire salari e opportunità migliori.

Secondo i dati richiamati dalla UIL, nel 2025 la retribuzione media annua dei dipendenti privati extra agricoli marchigiani si è fermata a 22.362 euro, contro una media nazionale di 25.387 euro: oltre 3mila euro di differenza.

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Le proposte della UIL per trasformare il lavoro precario in stabile

Per Claudia Mazzucchelli è necessario un cambiamento nelle politiche industriali e occupazionali. Gli incentivi pubblici, secondo la UIL, dovrebbero essere maggiormente legati alla creazione di posti stabili e alla qualità dei contratti.

Il sindacato chiede il rafforzamento delle politiche attive, dei centri per l’impiego e dei percorsi di formazione. Le competenze devono essere aggiornate in relazione ai processi di digitalizzazione, transizione ecologica e trasformazione del sistema produttivo.

Un altro punto riguarda il rinnovo dei contratti collettivi e la contrattazione aziendale e territoriale, considerata uno strumento per aumentare le retribuzioni, migliorare l’organizzazione del lavoro e ridurre le disparità.

La UIL propone inoltre l’apertura di un confronto strutturato tra Regione Marche, Governo, imprese e parti sociali. L’obiettivo dovrebbe essere costruire una strategia capace di trattenere giovani e professionalità, sostenere gli investimenti produttivi e accompagnare la trasformazione delle imprese.

L’aumento del numero degli occupati, conclude il sindacato, deve quindi essere valutato insieme alla durata dei contratti, alle ore lavorate e al livello delle retribuzioni.

«Il lavoro non può essere soltanto un numero nelle statistiche: deve garantire dignità, sicurezza e futuro», afferma Mazzucchelli. Per le Marche, la sfida non è soltanto creare occupazione, ma impedire che precarietà e bassi salari diventino la condizione ordinaria di donne, giovani e famiglie.

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