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UGL Salute Marche chiede alla Regione di stabilire criteri uniformi per il riconoscimento degli arretrati al personale turnista. Secondo il sindacato, le differenti procedure adottate dalle Aziende Sanitarie Territoriali stanno producendo disparità tra lavoratori nelle medesime condizioni e un aumento dei contenziosi.

Buoni pasto arretrati, la richiesta di UGL alla Regione Marche

Uniformare in tutta la sanità marchigiana il riconoscimento dei buoni pasto arretrati per i dipendenti turnisti. È la richiesta avanzata da UGL Salute Marche all’assessore regionale alla Sanità.

L’intervento riguarda il personale che abbia svolto turni superiori alle sei ore senza poter usufruire concretamente di un servizio mensa. Secondo il sindacato, le procedure applicate dalle singole Aziende Sanitarie Territoriali sarebbero differenti sia per il periodo riconosciuto sia per le modalità di calcolo.

«Non è accettabile che nella stessa Regione, a parità di condizioni lavorative e contrattuali, un dipendente possa vedersi riconosciuto un determinato periodo di arretrati mentre un altro, appartenente a un’altra AST, debba affrontare un percorso completamente diverso per ottenere il medesimo diritto», dichiara Benito Rossi, segretario regionale di UGL Salute Marche.

Il sindacato ha quindi sollecitato l’adozione di una delibera regionale di indirizzo, destinata alle cinque AST di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro-Urbino.

Le Aziende Sanitarie Territoriali sono state istituite con la riforma regionale che ha superato la precedente organizzazione dell’Asur. Come spiegato dalla Regione Marche, dal 2023 le cinque aziende dispongono di una propria autonomia organizzativa, amministrativa e gestionale.

Per UGL, tuttavia, questa autonomia non dovrebbe produrre trattamenti diversi nell’applicazione delle disposizioni contrattuali.

Che cosa prevedono le regole per il personale sanitario

La questione dei buoni pasto nel comparto sanitario è collegata alla disciplina della mensa e della pausa lavorativa. Il quadro deriva dal contratto collettivo nazionale e dai successivi accordi e orientamenti applicativi.

In base alla disciplina contrattuale, le aziende devono definire le modalità per consentire la partecipazione del personale alle attività lavorative assicurando il diritto alla mensa nei casi previsti. Quando il servizio mensa non può essere istituito o non è concretamente utilizzabile, possono essere previste modalità sostitutive, tra cui il buono pasto.

L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni ha chiarito nei propri orientamenti che la disciplina non introduce una limitazione automatica per il personale turnista. Devono però essere valutati l’orario effettivamente svolto, la possibilità di effettuare la pausa e le regole definite in sede aziendale.

Negli anni la giurisprudenza è intervenuta più volte sulla materia, riconoscendo in diverse controversie la rilevanza del superamento delle sei ore di lavoro e dell’impossibilità di accedere alla mensa. Questo non significa, però, che ogni richiesta di arretrati venga riconosciuta automaticamente.

Il periodo recuperabile e l’importo spettante possono dipendere dalle circostanze concrete, dalla documentazione dei turni, dagli accordi applicati, dalle precedenti richieste del dipendente e dai termini di prescrizione. La valutazione deve quindi essere effettuata caso per caso fino all’adozione di eventuali disposizioni uniformi.

UGL chiede proprio di superare questa frammentazione, evitando che lavoratori con condizioni analoghe debbano seguire percorsi amministrativi o giudiziari differenti.

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Diffide e ricorsi, il rischio di maggiori costi pubblici

Secondo UGL Salute Marche, l’assenza di criteri condivisi starebbe favorendo il ricorso a diffide e azioni giudiziarie individuali. Una situazione che potrebbe determinare costi ulteriori per le aziende sanitarie, tra assistenza legale, spese processuali e somme eventualmente riconosciute dai tribunali.

«Non possiamo assistere a una situazione nella quale il lavoratore è costretto a rivolgersi al tribunale per ottenere il riconoscimento di un diritto che dovrebbe essere applicato in maniera uniforme», sostiene Benito Rossi.

Per il segretario regionale, il contenzioso sistematico non rappresenta una soluzione né per i dipendenti né per la pubblica amministrazione. Oltre ad allungare i tempi, può infatti generare un aggravio sui bilanci delle singole aziende.

Il sindacato propone per questo la sottoscrizione di accordi quadro capaci di disciplinare la situazione per tutti i lavoratori interessati. L’obiettivo è evitare che il riconoscimento degli arretrati dipenda esclusivamente dalla decisione del singolo dipendente di intraprendere un’azione legale.

UGL chiede inoltre che l’eventuale beneficio sia collegato soltanto alle condizioni oggettive di lavoro e alla posizione contrattuale del dipendente. Non dovrebbe quindi avere alcun peso l’iscrizione o la mancata iscrizione a una particolare organizzazione sindacale.

«Le AST sono dotate di autonomia, ma questa autonomia non può trasformarsi in una lotteria dei diritti», afferma Rossi, richiamando la Regione alla propria funzione di coordinamento del sistema sanitario.

Un tavolo regionale per uniformare periodi e calcoli

La proposta di UGL è l’apertura immediata di un tavolo regionale con l’assessorato alla Sanità, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti delle cinque Aziende Sanitarie Territoriali.

Il confronto dovrebbe stabilire un periodo di riferimento comune, modalità omogenee per la verifica dei turni e criteri trasparenti per il calcolo degli arretrati. Resterebbe inoltre da definire la procedura per presentare le domande e i tempi entro i quali le aziende dovrebbero concludere le verifiche.

«L’obiettivo deve essere arrivare a un accordo che garantisca criteri economici e temporali omogenei per tutti i lavoratori interessati», conclude il segretario regionale di UGL Salute Marche.

La richiesta coinvolge potenzialmente il personale turnista dei diversi servizi sanitari, ma il comunicato sindacale non indica il numero dei dipendenti interessati né una stima complessiva delle somme da corrispondere. Questi dati potranno emergere soltanto attraverso una ricognizione delle singole AST.

Non risulta inoltre allegata al comunicato una risposta dell’assessorato regionale. I prossimi sviluppi dipenderanno quindi dalla disponibilità della Regione ad aprire il tavolo richiesto e dall’eventuale adozione di un atto di indirizzo.

Per UGL, una soluzione condivisa consentirebbe di tutelare i lavoratori e, contemporaneamente, di ridurre il rischio di nuove cause. Il nodo resta trovare un equilibrio tra autonomia aziendale, applicazione dei contratti e uniformità di trattamento all’interno del servizio sanitario regionale.

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