Un uomo ultrasettantenne è morto dopo il trasferimento al Brotzu di Cagliari, mentre un paziente di 75 anni è ricoverato in rianimazione al Cotugno di Napoli. In Italia l’ISS registra 432 infezioni confermate e 17 decessi al 26 agosto.
Si aggrava il bilancio delle infezioni da West Nile virus in Italia. Nella provincia di Oristano è stato registrato il secondo decesso della stagione, mentre dalla provincia di Caserta è arrivato all’ospedale Cotugno di Napoli un nuovo paziente in gravi condizioni.
La vittima sarda è un uomo di oltre settant’anni che, dopo il ricovero all’ospedale San Martino di Oristano, era stato trasferito al Brotzu di Cagliari a causa del peggioramento del quadro clinico.
Con l’ultima diagnosi, relativa a un paziente ultraottantenne, salgono a 25 i contagi rilevati nella provincia di Oristano. Dieci persone risultano ancora ricoverate.
In Campania, invece, un uomo di 75 anni proveniente dalla provincia di Caserta è stato trasferito dalla clinica Pinetagrande di Castel Volturno al Cotugno. Il paziente presenta un’encefalite ed è ricoverato in terapia intensiva.
West Nile a Oristano, 25 contagi e dieci persone ricoverate
La provincia di Oristano rappresenta il principale focolaio sardo della stagione. I casi sono aumentati rapidamente nel corso di agosto, passando dai nove comunicati dalla Asl il 10 agosto agli attuali 25.
La seconda vittima era stata inizialmente assistita al San Martino, per poi essere trasferita a Cagliari. Nello stesso territorio era già stato registrato un primo decesso legato alle complicanze dell’infezione.
I numeri locali più recenti possono non coincidere immediatamente con quelli contenuti nel bollettino nazionale, perché le segnalazioni vengono consolidate secondo tempi e criteri di conferma differenti. Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornato al 26 agosto attribuisce alla Sardegna 20 casi, mentre gli aggiornamenti territoriali successivi portano il dato dell’Oristanese a 25.
Le autorità sanitarie hanno intensificato la sorveglianza epidemiologica e veterinaria. Il virus circola infatti attraverso un ciclo che coinvolge principalmente uccelli selvatici e zanzare comuni del genere Culex.
Gli esseri umani e i cavalli sono considerati ospiti accidentali: possono ammalarsi dopo la puntura di una zanzara infetta, ma generalmente non sviluppano nel sangue una quantità di virus sufficiente per trasmettere l’infezione ad altre zanzare.
Il caso grave di Caserta e i ricoveri al Cotugno di Napoli
Il nuovo paziente trasferito dalla provincia di Caserta presenta una forma neurologica severa. L’encefalite è una delle possibili manifestazioni della malattia neuro-invasiva da West Nile, che può coinvolgere cervello e sistema nervoso.
Con questo ricovero salgono a due i pazienti in terapia intensiva al Cotugno e a cinque quelli complessivamente assistiti nell’ospedale napoletano per l’infezione.
Nei giorni precedenti, sempre al Cotugno, era morta una donna di oltre settant’anni proveniente da Qualiano. La paziente aveva sviluppato una grave encefalite associata ad altre complicazioni.
L’aumento dei casi in Campania non significa che il virus si trasmetta direttamente tra le persone. Il contagio avviene quasi sempre attraverso la puntura di una zanzara infetta. Sono documentate modalità molto più rare, come trasfusioni, trapianti o trasmissione materno-fetale, sulle quali sono attivi specifici sistemi di sorveglianza.
Non è invece possibile contrarre la West Nile attraverso il contatto quotidiano, gli starnuti, i baci o l’assistenza a una persona malata. Neppure gli animali domestici infetti rappresentano normalmente una fonte diretta di contagio per l’uomo.
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Il bollettino italiano: 432 casi confermati e 17 decessi
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio della sorveglianza al 26 agosto 2026 sono state confermate in Italia 432 infezioni, contro le 312 del bollettino precedente.
Di queste, 223 hanno provocato una forma neuro-invasiva, 144 si sono manifestate con febbre, 63 sono state individuate in donatori di sangue senza sintomi e due hanno presentato altre manifestazioni. Tre casi neuro-invasivi e un caso febbrile sono stati importati dall’estero.
I decessi notificati sono 17, compreso uno relativo a un’infezione importata. La letalità calcolata dall’ISS sulle forme neuro-invasive confermate è del 7,2%.
Nello stesso periodo del 2025 erano stati segnalati 430 casi e 27 decessi. Il numero complessivo delle infezioni risulta quindi simile, ma nel 2026 la circolazione è stata documentata in 66 province appartenenti a 17 regioni.
Le aree con più casi comprendono Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio ed Emilia-Romagna. La presenza crescente nel Centro-Sud, compresi Campania e Sardegna, conferma però che il rischio non è più concentrato esclusivamente nella Pianura Padana.
Sintomi della West Nile e come proteggersi dalle zanzare
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa l’80% delle persone infettate non sviluppa sintomi. Nel restante 20% possono comparire febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei e dolori muscolari.
Le manifestazioni gravi interessano una quota molto più ridotta dei contagiati, indicativamente meno dell’1%, e sono più frequenti negli anziani e nelle persone fragili. Possono comprendere febbre alta, tremori, disorientamento, rigidità del collo, debolezza muscolare, encefalite, meningite e paralisi.
Non esiste un vaccino contro la West Nile destinato alle persone né una terapia antivirale specifica. Le cure dipendono dai sintomi e, nelle forme più gravi, possono richiedere il ricovero ospedaliero e il supporto delle funzioni vitali.
Per ridurre il rischio è consigliabile:
- utilizzare repellenti seguendo le indicazioni riportate sull’etichetta, installare zanzariere, indossare abiti lunghi soprattutto dal tramonto all’alba e svuotare regolarmente sottovasi, secchi e altri contenitori nei quali può ristagnare l’acqua.
È opportuno rivolgersi rapidamente al medico in presenza di febbre alta associata a confusione, forte debolezza, rigidità del collo o disturbi neurologici, soprattutto per anziani, immunodepressi e persone con patologie croniche.









