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Il politico e giornalista si è spento all’ospedale Sant’Eugenio di Roma all’età di 78 anni. Deputato per cinque legislature, fu vicepresidente della Camera e ministro dell’Università e della Ricerca. Fratoianni: «Un intellettuale raffinato e curioso».

È morto nella notte all’ospedale Sant’Eugenio di Roma Fabio Mussi, ex ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo guidato da Romano Prodi e storico esponente della sinistra italiana. Aveva 78 anni.

La notizia è stata comunicata da Alleanza Verdi e Sinistra, che ha ricordato il lungo percorso politico e istituzionale dell’ex parlamentare. Mussi era ancora dirigente di Sinistra Italiana, partito alla cui fondazione aveva contribuito dopo le esperienze nel Pci, nel Pds, nei Democratici di Sinistra, in Sinistra Democratica e in Sinistra Ecologia Libertà.

Nato a Piombino il 22 gennaio 1948 in una famiglia operaia, era entrato giovanissimo nel Partito comunista italiano. Negli anni sarebbe diventato uno dei protagonisti del dibattito politico e culturale della sinistra, mantenendo fino alla fine una posizione autonoma e spesso critica rispetto alle trasformazioni attraversate da quell’area politica.

I dettagli relativi alla camera ardente e alle esequie saranno comunicati nelle prossime ore dalla famiglia.

Dagli anni nel Pci al Parlamento: chi era Fabio Mussi

Fabio Mussi si iscrisse al Partito comunista italiano nel 1965, quando aveva appena 17 anni. Durante gli studi a Pisa partecipò alla politica universitaria e frequentò la Scuola Normale Superiore, per poi conseguire la laurea in Filosofia all’Università di Pisa.

Nel 1979 entrò nel Comitato centrale del Pci, risultando uno dei suoi componenti più giovani. All’interno del partito si occupò soprattutto di cultura, informazione e comunicazione politica, assumendo progressivamente incarichi di primo piano.

Parallelamente svolse un’intensa attività giornalistica. Fu vicedirettore della rivista Rinascita, storico periodico politico e culturale legato al Pci, e successivamente condirettore de L’Unità. Un’esperienza che contribuì a definirne il profilo di dirigente politico attento alla produzione culturale e al confronto delle idee.

La sua attività parlamentare iniziò nel 1992, con l’elezione alla Camera dei deputati. Vi rimase fino al 2008, attraversando cinque legislature e rappresentando prima il Partito democratico della sinistra e successivamente i Democratici di Sinistra.

Nel 1996 assunse l’incarico di presidente del gruppo parlamentare Pds-L’Ulivo. Dopo le elezioni del 2001 fu eletto vicepresidente della Camera dei deputati, ruolo che continuò a ricoprire anche all’inizio della legislatura successiva.

La documentazione relativa ai suoi mandati e agli incarichi istituzionali è conservata nell’archivio storico della Camera dei deputati.

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Ministro dell’Università e il rifiuto di aderire al Pd

Il punto più alto della carriera istituzionale di Fabio Mussi arrivò il 17 maggio 2006, quando venne nominato ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi. Mantenne l’incarico fino alla conclusione anticipata della legislatura, nel maggio 2008.

Da ministro si occupò del sistema universitario, del finanziamento della ricerca e della revisione degli ordinamenti didattici. Il suo mandato coincise con una fase particolarmente complessa per gli atenei italiani, segnata dal dibattito sulle risorse disponibili, sul precariato e sulla valutazione della ricerca.

Uno dei passaggi decisivi della sua storia politica avvenne però nel 2007, durante l’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra. Mussi guidò la componente contraria allo scioglimento del partito e alla sua confluenza nel nascente Partito Democratico.

Annunciò la propria decisione con una frase destinata a diventare rappresentativa della sua posizione: «Io mi fermo qui». Non si trattava, nelle sue intenzioni, di abbandonare la politica, ma di proseguire lungo un percorso autonomo a sinistra del nuovo Pd.

Insieme ad altri dirigenti, tra cui Cesare Salvi, contribuì così alla nascita di Sinistra Democratica, della quale divenne coordinatore nazionale. Il movimento confluì successivamente in Sinistra Ecologia Libertà, mentre nel 2017 Mussi partecipò alla fondazione di Sinistra Italiana.

Il suo itinerario politico racconta anche le numerose trasformazioni della sinistra italiana: dal Pci alla svolta del Pds, dai Democratici di Sinistra alla nascita del Pd, fino alla ricerca di una nuova rappresentanza politica autonoma.

Fratoianni ricorda Mussi: «Intellettuale raffinato e curioso»

Tra i primi a ricordare Fabio Mussi è stato il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, informato della morte dalla figlia dell’ex ministro, Valentina.

In un lungo messaggio, Fratoianni ha ricordato la voce squillante, l’ironia tagliente e la passione con cui Mussi continuava a seguire i problemi politici e sociali del Paese. Lo ha definito «un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curiosa e inquieta», capace di affrontare ogni discussione con rigore e profondità.

Il leader di Sinistra Italiana ha ripercorso anche le origini operaie dell’ex ministro e la sua capacità di infiammare le assemblee universitarie attraverso una retorica brillante. Mussi, secondo Fratoianni, considerava la politica un’attività collettiva, diretta a cambiare la società e non a realizzare ambizioni personali.

Nel ricordo trova spazio anche la lunga battaglia affrontata dall’ex parlamentare dopo il doppio trapianto di reni subìto nel 2008. Le conseguenze dell’intervento avevano segnato il suo fisico, senza però spegnere l’interesse per la politica e per il futuro della sinistra.

Nel 2017 gli vennero affidate la stesura delle tesi e la relazione introduttiva del congresso fondativo di Sinistra Italiana. Il titolo scelto, “C’è alternativa”, esprimeva una delle convinzioni centrali del suo impegno: la necessità di opporsi alla rassegnazione mantenendo uno sguardo di sinistra sull’Italia e sul mondo.

Il cordoglio della politica e l’eredità di Fabio Mussi

La morte di Fabio Mussi priva la sinistra italiana di uno dei suoi dirigenti più longevi e riconoscibili. La sua storia personale attraversa oltre mezzo secolo di politica, dalla stagione del Pci alle più recenti esperienze dell’area progressista ed ecologista.

Il suo nome resta legato soprattutto alla scelta compiuta nel 2007, quando decise di non aderire al Partito Democratico. Una posizione sostenuta senza rinnegare la storia comune con molti dei dirigenti confluiti nel nuovo partito, ma rivendicando la necessità di mantenere una forza politica esplicitamente socialista e di sinistra.

Mussi lascia la moglie Luana e le figlie Valentina e Gaia, alle quali Fratoianni ha rivolto il proprio abbraccio. «Quel punto continueremo a tenerlo fermo», ha scritto il segretario di Sinistra Italiana riferendosi all’impegno per conservare uno sguardo critico sulle disuguaglianze e sulla trasformazione della società.

Nelle prossime ore sono attesi altri messaggi di cordoglio dal mondo politico, istituzionale, universitario e giornalistico. La famiglia comunicherà invece le modalità attraverso le quali sarà possibile rivolgere l’ultimo saluto all’ex ministro.

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