Nel 2027 l’Assegno unico sarà rivalutato in base all’aumento dei prezzi. Se fosse confermata un’inflazione del 2,9%, l’importo massimo potrebbe superare i 209 euro mensili per figlio. Le cifre definitive arriveranno però soltanto nei prossimi mesi.
L’Assegno unico e universale potrebbe diventare più consistente nel 2027, per effetto della rivalutazione annuale collegata all’inflazione e del nuovo metodo di calcolo dell’ISEE destinato alle prestazioni familiari.
L’adeguamento interesserà sia gli importi mensili sia le soglie ISEE utilizzate per determinare quanto spetta a ogni famiglia. Al momento non esiste ancora una percentuale definitiva: sulla base dei dati disponibili, tuttavia, è possibile elaborare una prima simulazione.
L’Istat ha indicato al 2,9% l’inflazione acquisita per il 2026, mentre il governo aveva previsto un valore del 2,8%. Se il coefficiente applicato alle prestazioni previdenziali e assistenziali si attestasse effettivamente intorno al 2,9%, l’importo massimo dell’Assegno unico potrebbe passare dagli attuali 203,80 euro a circa 209,71 euro mensili per figlio.
Il valore definitivo sarà stabilito attraverso un decreto del ministero dell’Economia, generalmente pubblicato nella seconda metà di novembre. L’INPS procederà successivamente all’aggiornamento delle tabelle.
Quanto potrebbe aumentare l’Assegno unico nel 2027
Nel 2026 l’importo base dell’Assegno unico per ciascun figlio minorenne varia da un massimo di 203,80 euro a un minimo di 58,30 euro al mese, in base all’ISEE familiare.
Applicando in via puramente indicativa una rivalutazione del 2,9%, nel 2027 l’importo massimo salirebbe a circa 209,71 euro, con un aumento vicino a 5,91 euro al mese. Il minimo potrebbe invece raggiungere 59,99 euro, quasi 1,70 euro in più.
L’incremento riguarderà anche le maggiorazioni riconosciute in presenza di determinate condizioni, come famiglie numerose, figli con disabilità, madri con meno di 21 anni e nuclei nei quali entrambi i genitori producono reddito da lavoro.
Anche le soglie ISEE saranno adeguate. Il limite entro il quale nel 2026 viene riconosciuto l’importo massimo, pari a 17.468,51 euro, potrebbe arrivare a circa 17.975 euro. La soglia oltre la quale viene corrisposto il minimo potrebbe invece passare da 46.582,71 euro a circa 47.934 euro.
Si tratta esclusivamente di simulazioni matematiche. La rivalutazione effettiva potrebbe risultare più alta o più bassa, perché dipenderà dall’indice definitivo utilizzato per l’adeguamento.
Nel 2026 l’incremento era stato dell’1,4%. Un eventuale adeguamento vicino al 2,9% produrrebbe quindi aumenti più consistenti, pur rimanendo legati alla composizione e alla situazione economica del singolo nucleo.
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Il nuovo ISEE può aumentare l’importo per le famiglie
Dal 2026 l’Assegno unico viene calcolato attraverso l’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, un indicatore che si affianca a quello ordinario e introduce criteri più favorevoli per diversi nuclei con figli.
La scala di equivalenza viene aumentata in base al numero dei figli presenti nella famiglia:
- 0,10 con due figli;
- 0,25 con tre figli;
- 0,40 con quattro figli;
- 0,55 con almeno cinque figli.
A parità di reddito e patrimonio, l’aumento della scala di equivalenza può determinare un ISEE più basso. Questo può permettere alla famiglia di rientrare in una fascia più favorevole e ricevere una rata mensile più elevata.
Il nuovo calcolo prevede anche una franchigia più ampia per l’abitazione principale. Il beneficio cambia in funzione del valore della casa e del numero di figli presenti nel nucleo, riducendo il peso del patrimonio immobiliare sull’indicatore.
Le novità non comportano però automaticamente un aumento uguale per tutti. L’effetto dipende dalla composizione della famiglia, dal patrimonio, dai redditi e dal valore dell’abitazione principale.
Sul proprio simulatore, l’INPS precisa che da marzo 2026 gli importi dell’Assegno unico vengono calcolati sulla base dell’ISEE specifico per le prestazioni familiari e per l’inclusione.
Assegno anche per figli residenti in altri Paesi Ue
Tra le modifiche introdotte rientra l’estensione della prestazione ai figli residenti in un altro Stato dell’Unione europea, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla normativa e delle regole europee sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
L’accesso viene esteso anche ai genitori che non risiedono stabilmente in Italia, ma che hanno nel Paese il proprio domicilio e vi svolgono un’attività lavorativa. La novità amplia quindi la platea potenziale, soprattutto per le famiglie che vivono o lavorano tra diversi Stati membri.
Il riconoscimento non è comunque automatico in qualsiasi situazione transfrontaliera. L’INPS deve verificare la residenza dei figli, la posizione lavorativa dei genitori e l’eventuale presenza di prestazioni familiari erogate da un altro Paese.
In questi casi potrebbe essere necessario presentare documentazione aggiuntiva. Le regole europee servono infatti a individuare quale Stato debba versare la prestazione principale e se l’altro sia tenuto a riconoscere un’integrazione.
Cosa devono fare le famiglie per ricevere l’aumento
Chi già percepisce l’Assegno unico non deve normalmente presentare ogni anno una nuova domanda. La prestazione prosegue automaticamente, purché la richiesta originaria non sia decaduta, revocata o respinta.
È invece necessario aggiornare l’ISEE per ottenere un importo commisurato alla situazione economica del nucleo. In assenza di un indicatore valido, l’INPS eroga la quota minima prevista.
Le famiglie dovranno quindi presentare una nuova Dichiarazione sostitutiva unica nel 2027, rispettando le scadenze comunicate dall’Istituto. Eventuali variazioni nella composizione del nucleo, nella condizione dei figli o nelle modalità di pagamento dovranno essere inserite nella domanda già attiva.
Le cifre definitive dell’Assegno unico 2027 saranno note soltanto dopo l’approvazione del coefficiente di rivalutazione. Il dato Istat del 2,9% rappresenta per ora un’indicazione utile, ma non consente ancora di considerare ufficiali gli importi stimati.









