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La Banca centrale europea alza il costo del denaro di 25 punti base. Paradisi e Bordoni chiedono strumenti capaci di tutelare l’accesso al credito delle micro e piccole imprese.

ANCONA – Il nuovo aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea rischia di pesare sugli investimenti e sulle prospettive di crescita delle piccole imprese. A lanciare l’allarme è CNA Marche, che evidenzia le possibili conseguenze della nuova stretta monetaria sul sistema produttivo regionale.

La BCE ha aumentato di 25 punti base i tre principali tassi di riferimento. Il tasso sui depositi sale così al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali raggiunge il 2,65%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale arriva al 2,90%. I nuovi valori entreranno in vigore dal 16 settembre 2026.

«Il nuovo aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea rischia di colpire ancora una volta le piccole imprese, proprio nel momento in cui servirebbero investimenti e stabilità per sostenere la crescita», sottolinea CNA Marche.

Paradisi: «Il rialzo non riduce il costo di petrolio e gas»

La decisione della BCE arriva in una fase caratterizzata da nuove pressioni inflazionistiche, legate soprattutto all’aumento dei prezzi energetici e alle tensioni internazionali. L’obiettivo dell’istituto centrale è evitare che tali rincari si trasferiscano in modo persistente sull’intera economia dell’Eurozona.

Secondo CNA Marche, tuttavia, l’aumento del costo del denaro potrebbe avere effetti immediati su famiglie e imprese, rendendo più onerosi finanziamenti, prestiti e linee di credito.

«Comprendiamo la necessità di mantenere sotto controllo l’inflazione – afferma il presidente di CNA Marche, Maurizio Paradisi – ma questa nuova stretta monetaria interviene su aumenti dei prezzi che derivano soprattutto dall’energia e dalle tensioni internazionali».

«Alzare i tassi non riduce il costo del petrolio o del gas – prosegue Paradisi –. Al contrario, aumenta immediatamente il costo del credito per imprese e famiglie, con effetti diretti sulla liquidità e sulla capacità di programmare investimenti».

La posizione dell’associazione mette in evidenza il delicato equilibrio tra la necessità di contrastare l’inflazione e quella di non indebolire eccessivamente la domanda interna e gli investimenti produttivi.

Piccole imprese più esposte al credito costoso

Le conseguenze più pesanti potrebbero interessare proprio le micro e piccole imprese, che costituiscono una parte essenziale del tessuto economico marchigiano. Queste attività dispongono generalmente di una minore capacità di autofinanziamento e dipendono maggiormente dal credito bancario rispetto alle aziende più strutturate.

A parità di condizioni, inoltre, le realtà di dimensioni ridotte tendono già a sostenere costi di finanziamento più elevati. Un ulteriore rialzo dei tassi rischia quindi di ampliare il divario rispetto alle imprese più grandi.

«Il rischio – spiega Moreno Bordoni, segretario di CNA Marche – è di scoraggiare proprio gli investimenti necessari per innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica».

Si tratta di ambiti considerati decisivi per migliorare la produttività e la capacità competitiva delle imprese. La trasformazione digitale, l’ammodernamento dei macchinari e la riduzione dei consumi energetici richiedono però risorse consistenti e, in molti casi, il ricorso a prestiti o finanziamenti.

«Le imprese marchigiane stanno affrontando una fase complessa, tra costi elevati, rallentamenti della domanda e incertezze geopolitiche – continua Bordoni –. Rendere il credito più caro significa frenare la loro capacità di competere».

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CNA Marche chiede strumenti a tutela degli investimenti

CNA Marche evidenzia la necessità di evitare che il rialzo dei tassi si traduca in una nuova restrizione nell’accesso al credito. Il pericolo non riguarda soltanto l’aumento degli interessi, ma anche l’eventuale irrigidimento dei criteri adottati dagli istituti bancari per concedere i finanziamenti.

Una maggiore difficoltà nell’ottenere risorse potrebbe indurre numerose attività a rinviare gli investimenti, con conseguenze sulla crescita, sull’innovazione e anche sull’occupazione. La preoccupazione è particolarmente forte nei settori più esposti ai costi dell’energia e alla debolezza dei consumi.

Per l’associazione artigiana è dunque necessario accompagnare la politica monetaria con strumenti capaci di sostenere le aziende di minori dimensioni, tutelandone la liquidità e la capacità di programmare.

«Difendere la stabilità dei prezzi è essenziale – concludono Maurizio Paradisi e Moreno Bordoni – ma lo è altrettanto evitare che il costo di questa strategia venga scaricato sulle imprese più piccole».

«Servono strumenti che proteggano la loro capacità di investire, innovare e crescere: senza le micro e piccole imprese, la tenuta economica delle Marche sarebbe molto più fragile».

La BCE ha intanto confermato che le prossime decisioni verranno assunte sulla base dell’andamento dei dati economici e dell’inflazione. Per le imprese marchigiane, l’attenzione resta concentrata sull’evoluzione del costo del credito e sulle misure che potranno attenuarne gli effetti.

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