La Regione avvia la consultazione sulla proposta di legge che individuerà le nuove zone destinate agli impianti energetici. Bugaro: «Investimenti e transizione, ma senza sacrificare agricoltura e paesaggio».
La Regione Marche ha avviato il confronto con associazioni di categoria, enti e portatori di interesse sulla proposta di legge dedicata alle aree idonee per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Il provvedimento dovrà individuare le zone regionali, ulteriori rispetto a quelle già definite dalla normativa nazionale, nelle quali favorire l’installazione di impianti fotovoltaici, eolici e alimentati da altre fonti rinnovabili.
La proposta non è ancora una legge. Dopo la fase di consultazione, le osservazioni raccolte saranno esaminate dagli uffici regionali e potranno portare a modifiche del testo. Il documento definitivo dovrà essere approvato dalla Giunta regionale e successivamente trasmesso al Consiglio regionale delle Marche, al quale spetterà l’esame finale.
A illustrare il percorso è l’assessore regionale all’Energia Giacomo Bugaro, secondo il quale la crescita della produzione energetica dovrà procedere insieme alla tutela del paesaggio, delle coltivazioni e dell’identità territoriale marchigiana.
Cosa sono le aree idonee per gli impianti rinnovabili
Le aree idonee sono porzioni di territorio considerate compatibili con l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La loro individuazione serve a offrire maggiore certezza agli operatori e a orientare gli investimenti verso zone nelle quali l’impatto territoriale e paesaggistico può risultare più sostenibile.
La classificazione di un’area come idonea non equivale, da sola, all’autorizzazione automatica di qualunque progetto. Gli impianti dovranno comunque rispettare le procedure previste, le norme ambientali, urbanistiche e paesaggistiche, oltre agli eventuali vincoli presenti.
L’individuazione preventiva può però rendere più chiaro e rapido il percorso amministrativo, riducendo i conflitti tra imprese, enti locali e comunità. La legge regionale dovrà stabilire criteri, condizioni e delimitazioni applicabili sul territorio marchigiano.
Il quadro di riferimento deriva dal decreto ministeriale del 21 giugno 2024, adottato per disciplinare l’individuazione delle superfici e delle aree destinate agli impianti rinnovabili e ripartire tra le Regioni gli obiettivi nazionali di nuova potenza.
La disciplina è stata successivamente interessata da modifiche normative e contenziosi amministrativi. Per questo il testo marchigiano dovrà essere coordinato con le disposizioni nazionali vigenti al momento dell’approvazione, evitando sovrapposizioni o criteri incompatibili.
Marche, il traguardo di 2,3 gigawatt aggiuntivi entro il 2030
Secondo quanto comunicato dalla Regione, le Marche dovranno raggiungere entro il 2030 un incremento di circa 2,3 gigawatt di potenza da fonti rinnovabili rispetto al 2020. Un gigawatt corrisponde a mille megawatt: l’obiettivo regionale è quindi superiore a 2.300 MW aggiuntivi.
Non si tratta dell’energia effettivamente prodotta durante l’anno, ma della nuova potenza installata che dovrà concorrere agli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione.
«È un traguardo impegnativo, per il quale stiamo lavorando con grande intensità, con l’obiettivo di offrire regole chiare e tempi certi a chi intende investire nel settore», ha dichiarato Bugaro.
La definizione delle aree assume quindi un valore economico oltre che ambientale. Imprese energetiche, aziende agricole, proprietari di terreni e amministrazioni comunali hanno bisogno di sapere dove un progetto possa essere concretamente sviluppato e quali vincoli debbano essere rispettati.
La programmazione riguarda diverse tecnologie, ma il confronto territoriale si concentra soprattutto sugli impianti di maggiori dimensioni. Le installazioni sui tetti degli edifici, nelle aree industriali, nei parcheggi o in spazi già compromessi presentano generalmente criticità differenti rispetto agli impianti collocati su terreni agricoli, colline e crinali.
Colline, terreni agricoli e paesaggio al centro del confronto
La Regione dichiara di voler evitare che la crescita delle rinnovabili produca una trasformazione incontrollata del paesaggio marchigiano. Tra gli elementi indicati dall’assessore figurano colline, terreni agricoli, crinali e valichi, considerati parti fondamentali dell’identità regionale.
«Lo sviluppo energetico non può avvenire a discapito del nostro territorio», sostiene Bugaro. L’obiettivo politico annunciato è favorire gli investimenti senza compromettere le attività agricole, il valore paesaggistico e la vocazione turistica delle diverse aree.
Il confronto dovrà chiarire quali zone potranno essere considerate ulteriormente idonee e quali tutele inserire nella proposta. La scelta avrà conseguenze concrete:
- per i Comuni, chiamati a coordinare la disciplina regionale con la pianificazione urbanistica;
- per le imprese energetiche, che potranno programmare gli investimenti con maggiore certezza;
- per gli agricoltori, interessati alla tutela dei terreni produttivi e allo sviluppo dell’agrivoltaico;
- per i cittadini, che potranno essere coinvolti in progetti di autoconsumo e comunità energetiche;
- per gli enti preposti alla tutela del paesaggio e dei beni culturali.
Un ruolo importante potrà essere svolto anche dalle aree industriali dismesse, dalle superfici impermeabilizzate, dai parcheggi e dalle coperture di edifici pubblici e privati. L’utilizzo prioritario di spazi già trasformati può ridurre il consumo di suolo, anche se non sarà sufficiente da solo a raggiungere gli obiettivi assegnati.
Quali saranno i prossimi passaggi della proposta di legge
L’incontro con gli stakeholder rappresenta l’inizio del percorso e non la sua conclusione. Le categorie coinvolte potranno presentare osservazioni, richieste e proposte tecniche, che saranno valutate prima dell’adozione del testo da parte della Giunta.
Successivamente la proposta arriverà in Consiglio regionale, dove potrà essere discussa nelle commissioni competenti, modificata attraverso emendamenti e infine sottoposta al voto dell’assemblea.
Fino all’approvazione della legge e delle relative mappe non è quindi possibile indicare con certezza quali territori saranno inclusi tra le nuove aree idonee. Non risultano ancora definitive neppure le condizioni applicabili alle diverse tipologie di impianto.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra due esigenze entrambe rilevanti: aumentare rapidamente la produzione di energia pulita e impedire che la transizione venga percepita come un processo imposto ai territori.
Secondo Bugaro, la linea della maggioranza è «favorire gli investimenti e la transizione energetica, ma all’interno di una programmazione equilibrata, responsabile e rispettosa delle Marche». Sarà il testo definitivo, insieme alle cartografie e ai criteri tecnici, a mostrare come questo principio verrà tradotto in regole operative.









