Italia, Grecia e Paesi di Visegrad chiedono correttivi contro il caro energia, mentre i governi nordici difendono la stabilità delle politiche climatiche. Il compromesso apre a nuove valutazioni sull’ETS2, ma non dispone un rinvio al 2030.
Il costo dell’energia divide l’Europa e si intreccia con il negoziato sul bilancio dell’Unione 2028-2034. Al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, il confronto tra i governi si concentra su come proteggere famiglie e imprese dai rincari senza indebolire gli strumenti della transizione climatica.
Al centro della discussione c’è l’ETS, il mercato europeo delle quote di emissione, e il suo nuovo sistema separato, l’ETS2, destinato a comprendere i combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale.
Italia, Grecia e Paesi di Visegrad — Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria — hanno chiesto di rivedere l’impostazione delle conclusioni sul mercato del carbonio. I Paesi nordici hanno invece difeso il ruolo del sistema e la prevedibilità delle regole.
Il compromesso raggiunto chiede alla Commissione di aggiornare la valutazione degli effetti dell’ETS2, con particolare attenzione alla struttura e alle salvaguardie. Non è stato però approvato un rinvio al 2030.
Per cittadini e aziende, questo significa che il vertice non produce automaticamente uno sconto in bolletta. Apre piuttosto un percorso di verifica e possibili interventi, mentre rimane aperto il confronto sulle risorse necessarie per sostenere competitività, investimenti e protezione sociale.
ETS, che cos’è e perché può incidere sui prezzi dell’elettricità
L’Emissions Trading System funziona secondo il principio “cap and trade”: viene fissato un limite complessivo alle emissioni dei settori coinvolti, progressivamente ridotto nel tempo.
Le imprese soggette al sistema devono disporre delle quote necessarie a coprire le emissioni. Ogni quota corrisponde a una tonnellata di CO₂ equivalente e può essere scambiata sul mercato. L’obiettivo è attribuire un costo all’inquinamento, rendendo più conveniente ridurre le emissioni.
Il collegamento con le bollette deriva anche dal fatto che il sistema riguarda la produzione di energia. Il costo delle quote può entrare nei costi degli operatori che generano elettricità utilizzando combustibili fossili.
Questo non significa che l’ETS determini da solo il prezzo finale pagato dai consumatori. Le bollette dipendono anche da combustibili, condizioni di mercato, reti, fiscalità e caratteristiche dei contratti.
La contrapposizione politica nasce dal peso attribuito a questi elementi. Per i governi che chiedono correttivi, la priorità è contenere i costi immediati e tutelare l’industria. Per chi difende il sistema, regole stabili sono necessarie per orientare investimenti e innovazione verso tecnologie meno emissive.
La Commissione ha già presentato, il 17 luglio 2026, una proposta di revisione mirata dell’ETS legata alla competitività industriale e agli obiettivi climatici. Il confronto di ottobre si inserisce quindi in un processo normativo già avviato.
ETS2, riscaldamento e carburanti: cosa è previsto dal 2028
L’ETS2 è distinto dal mercato del carbonio già esistente. Riguarda i combustibili destinati a edifici, trasporto stradale e ulteriori settori, con piena operatività prevista nel 2028 secondo il calendario richiamato dalle istituzioni europee.
Gli obblighi ricadono sui fornitori di combustibili, che devono monitorare le emissioni associate ai prodotti venduti e restituire le quote corrispondenti. Non è previsto che ogni automobilista o famiglia debba acquistare direttamente quote di CO₂.
La preoccupazione riguarda la possibile trasmissione dei costi ai prezzi di carburanti e riscaldamento. L’effetto concreto dipenderà dal valore delle quote, dalle condizioni del mercato e dalle misure di protezione adottate.
Nel dibattito è stata avanzata l’ipotesi di un ulteriore slittamento al 2030, ma il testo concordato non introduce questa modifica. La richiesta di una nuova valutazione non equivale a cambiare la data di avvio.
Sul fronte delle salvaguardie, il 9 ottobre 2026 il Consiglio dell’Ue ha adottato una modifica della riserva di stabilità del mercato ETS2, finalizzata a migliorare la liquidità e limitare oscillazioni eccessive dei prezzi.
È inoltre previsto il Fondo sociale per il clima, destinato a sostenere famiglie vulnerabili, microimprese e utenti dei trasporti, attraverso investimenti e misure mirate. La Commissione indica 86,7 miliardi di euro, compreso il contributo nazionale, per il periodo 2026-2032.
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Bilancio Ue e caro energia: quali decisioni restano aperte
Il secondo terreno di confronto è il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che stabilirà le grandi disponibilità di spesa dell’Unione. Qui si confrontano priorità differenti: competitività, coesione territoriale, agricoltura e nuove esigenze comuni.
Per l’Italia, la discussione riguarda sia l’ampiezza del bilancio sia la distribuzione delle risorse. Un intervento contro il caro energia richiede infatti strumenti finanziari, ma i governi divergono su quanto spendere e su come ripartire gli oneri.
Nelle conclusioni del vertice, i leader hanno invitato il presidente António Costa a proseguire il negoziato. Un’intesa entro la fine del 2026 consentirebbe di adottare gli atti necessari nel 2027, evitando interruzioni dei finanziamenti dal gennaio 2028.
Sul fronte energetico, il Consiglio europeo ha accolto l’intenzione della Commissione di prolungare il quadro temporaneo degli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti e ha chiesto di valutare ulteriori misure di breve periodo.
Il compromesso mantiene però anche l’obiettivo di accelerare rinnovabili, elettrificazione, reti, accumuli ed efficienza energetica, per ridurre la dipendenza dai mercati fossili.
Per i lettori, la distinzione pratica è tra orientamenti politici e provvedimenti operativi. Il vertice indica una direzione, ma eventuali modifiche dell’ETS, nuovi sostegni o cambiamenti di calendario richiederanno gli atti appropriati.
Restano quindi da seguire le proposte della Commissione e il confronto legislativo: saranno questi passaggi a chiarire tempi, beneficiari e conseguenze effettive sui costi dell’energia.









