Il confronto Eurydice sulle retribuzioni medie lorde nella scuola secondaria di primo grado mette in evidenza il caso italiano. Il dato riguarda stipendi effettivi e potere d’acquisto: non significa che ogni dirigente riceva il triplo di ogni docente.
Un dirigente scolastico italiano guadagna mediamente quasi tre volte un insegnante della scuola secondaria di primo grado. È il dato che emerge dal confronto contenuto nella scheda “Stipendi dei capi di istituto in Europa 2024/2025”, pubblicata da Eurydice nel 2026.
Nel grafico europeo, l’Italia presenta la maggiore distanza in valore assoluto tra le retribuzioni delle due categorie nei sistemi rappresentati. Una differenza che riaccende il dibattito sul riconoscimento economico del lavoro docente e sulle responsabilità della dirigenza scolastica.
Il confronto richiede però alcune precisazioni. Non riguarda gli stipendi iniziali, né mette di fronte automaticamente un professore appena assunto e un preside a fine carriera. Considera retribuzioni medie annue lorde effettive di personale a tempo pieno e pienamente qualificato.
Anche l’espressione “record europeo” va circoscritta all’indicatore e ai Paesi per i quali sono disponibili i dati nel grafico. La distanza salariale non equivale a una graduatoria generale sulla qualità delle scuole o sull’impegno dei lavoratori.
La notizia riguarda quindi un elemento preciso dell’organizzazione scolastica: quanto vengono remunerate, mediamente, due professioni diverse all’interno dello stesso sistema educativo. Per capire il significato del divario bisogna distinguere metodo di confronto, struttura degli stipendi e prospettive di carriera.
Che cosa misura davvero il confronto europeo
La scheda Eurydice prende in esame, per questo confronto, il personale della secondaria inferiore, corrispondente in Italia alla scuola secondaria di primo grado, nella fascia d’età 25-64 anni.
Gli importi sono espressi in standard di potere d’acquisto, indicati con le sigle SPA o PPS. Non sono quindi semplici cifre in euro da trasferire direttamente in un cedolino: servono a correggere le differenze nel costo della vita tra Paesi.
Il grafico ordina i sistemi in base alla differenza tra le retribuzioni medie dei dirigenti e degli insegnanti. È importante distinguere questa distanza dal rapporto percentuale tra i due stipendi.
Per leggere correttamente la notizia, i riferimenti essenziali sono questi:
| Elemento | Che cosa significa |
|---|---|
| Retribuzione lorda | Importo prima delle trattenute individuali |
| Media effettiva | Valore riferito alla categoria osservata |
| Potere d’acquisto | Correzione per confrontare Paesi con prezzi diversi |
| Anno 2024/2025 | Periodo di riferimento, non fotografia di ogni stipendio attuale |
La distinzione ha conseguenze concrete. Un dato medio non consente di sapere quanto percepisca una singola persona, perché anzianità, incarichi e componenti accessorie possono modificare il trattamento.
Inoltre, i contratti sottoscritti successivamente al periodo osservato non devono essere sovrapposti senza spiegazione alla fotografia europea. Per controllare la propria posizione retributiva restano determinanti il contratto applicabile e le voci riportate nel cedolino.
Perché gli stipendi di dirigenti e docenti sono diversi
Le due figure svolgono funzioni differenti. Eurydice ricorda che i capi d’istituto possono essere responsabili della gestione delle risorse umane e finanziarie, del coordinamento organizzativo e del rapporto con i diversi soggetti della comunità scolastica.
L’ampiezza di questi compiti dipende anche dall’autonomia riconosciuta alle scuole. La dirigenza contribuisce a definire le condizioni nelle quali si svolgono insegnamento e apprendimento, senza sostituire il ruolo professionale dei docenti.
La struttura della retribuzione aiuta a comprendere perché il confronto non possa fermarsi allo stipendio base. Per i dirigenti scolastici italiani il contratto distingue, tra le altre componenti, stipendio tabellare e retribuzione di posizione.
Il contratto pubblicato nel settembre 2026 riporta un valore tabellare annuo lordo a regime di 50.005,73 euro, comprensivo di tredicesima, e una parte fissa della retribuzione di posizione di 14.515,11 euro. Questi importi non esauriscono necessariamente il trattamento complessivo individuale.
Sono dati contrattuali da tenere distinti dalle medie europee del 2024/2025: utilizzarli come se appartenessero allo stesso anno e allo stesso indicatore produrrebbe un confronto scorretto.
Sul versante docente, l’ARAN ha pubblicato il contratto sui principali aspetti economici del comparto Istruzione e ricerca 2025-2027, sottoscritto il 1° luglio 2026. Anche questo aggiornamento va considerato quando si passa dall’analisi storica alla situazione attuale.
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Che cosa significa per insegnanti, scuole e famiglie
Il divario apre una questione di politica scolastica: come valorizzare economicamente l’insegnamento, mantenendo al tempo stesso un riconoscimento adeguato delle responsabilità dirigenziali.
Dai dati non discende automaticamente che una categoria guadagni troppo. La distanza può essere affrontata anche interrogandosi sulle retribuzioni dei docenti, sulle opportunità professionali e sulla capacità del sistema di rendere attrattivo il lavoro a scuola.
Per chi insegna, la media europea non determina un aumento individuale. Per chi valuta una carriera nell’istruzione, invece, offre un elemento da affiancare a requisiti di accesso, progressioni e condizioni di lavoro.
Per le famiglie, il confronto riguarda indirettamente la capacità della scuola di attrarre e mantenere personale qualificato. Non permette però di stabilire un rapporto automatico tra stipendio del preside e risultati degli studenti: servirebbero indicatori ulteriori.
Gli strumenti Eurydice consentono di approfondire le differenze per livello scolastico, fase della carriera e anno di riferimento, evitando di ridurre tutto a un solo rapporto numerico.
Un aggiornamento del rapporto europeo su carriera, sviluppo professionale e benessere degli insegnanti è previsto nella prima metà del 2027. Potrà offrire ulteriore contesto al dibattito sulle condizioni della professione docente.









