Oltre 800 persone al Palabaldinelli per l’incontro promosso dall’ATS 13. Al centro del confronto il ruolo paterno, i limiti educativi e il rischio di sostituirsi ai figli per proteggerli dalle difficoltà.
Essere presenti senza controllare ogni movimento, sostenere senza affrontare ogni ostacolo al posto dei figli. È il tema al centro dell’incontro con Daniele Novara e Alberto Pellai, che giovedì 29 ottobre ha richiamato oltre 800 persone al Palabaldinelli di Osimo per una serata dedicata alla paternità e all’alleanza educativa tra genitori.
Il titolo, “Essere padri oggi. Costruire insieme un’alleanza educativa”, riassume la domanda affrontata dai due relatori: come accompagnare la crescita mantenendo un ruolo adulto riconoscibile, capace di offrire affetto e indicazioni, ma anche di stabilire confini.
L’appuntamento è stato promosso dall’Ambito Territoriale Sociale 13, con il Comune di Osimo ente capofila, insieme a Camerano, Castelfidardo, Loreto, Numana, Offagna e Sirolo, e dal Coordinamento Pedagogico Territoriale 0-6 anni, in collaborazione con il CPP.
L’iniziativa rientra in “Zerosei. Educare per crescere insieme”, il percorso di formazione e sensibilizzazione rivolto a famiglie, insegnanti ed educatori. Il programma è stato presentato anche attraverso le comunicazioni ufficiali del Comune di Osimo.
A confrontarsi sono stati Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza, e Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore dell’Università degli Studi di Milano.
Il “padre-peluche” e la difficoltà di stabilire un limite
Nel suo intervento, Daniele Novara ha utilizzato l’immagine del “padre-peluche” per descrivere una figura genitoriale che rischia di perdere la propria funzione educativa, rinunciando a indicare regole e limiti.
Il pedagogista ha contrapposto questo modello a quello del padre autoritario e violento del passato, dal quale prendere le distanze. La questione posta al pubblico riguarda la possibilità di costruire una presenza paterna che sappia assumersi responsabilità educative senza ricorrere alla prevaricazione.
Novara ha richiamato anche gravi episodi di cronaca, proponendo una lettura legata alla mancanza del senso del limite. Si tratta della sua interpretazione: le responsabilità nei singoli fatti e le cause della violenza richiedono accertamenti specifici e non possono essere ricondotte automaticamente all’assenza paterna o all’uso dei videogiochi.
Il nucleo del confronto resta il rapporto quotidiano tra adulti e figli. Il bisogno di essere amati e accettati dai ragazzi può rendere difficile sostenere un divieto, tollerare una protesta o lasciare che sperimentino una frustrazione.
In questa prospettiva, il limite rappresenta un elemento della relazione educativa. Il problema emerge quando l’adulto interviene continuamente per eliminare ogni difficoltà, rendendo più complicato per il figlio riconoscere le proprie risorse.
L’alleanza tra genitori diventa quindi centrale: il titolo stesso dell’incontro richiama la necessità di costruire insieme un orientamento educativo, evitando che ogni decisione si trasformi in una contrapposizione tra gli adulti.
Pellai: «La geolocalizzazione tranquillizza soprattutto i genitori»
«Dobbiamo costruire indipendenze che facciano crescere davvero i nostri figli», ha affermato Alberto Pellai, portando l’attenzione sulle occasioni concrete attraverso cui bambini e adolescenti possono sviluppare autonomia.
Tra gli esempi affrontati c’è la geolocalizzazione. Secondo lo psicoterapeuta, il controllo degli spostamenti risponde spesso soprattutto al bisogno di rassicurazione degli adulti. «La geolocalizzazione serve più alla tranquillità dei genitori che alla crescita dei ragazzi», ha osservato.
Il punto sollevato riguarda la capacità dei figli di imparare a orientarsi, affrontare situazioni e tornare a casa, acquisendo competenze che il controllo tecnologico non può sostituire.
Pellai ha raccontato anche di adolescenti che chiedono maggiore spazio ai genitori persino durante le attività sportive. La presenza adulta, quando viene vissuta come un’osservazione costante, può diventare un elemento di pressione.
Un altro episodio riferito durante la serata riguarda una madre intervenuta con un insegnante dopo un cinque e mezzo assegnato al figlio. Per dimostrare quanto il ragazzo avesse studiato, la donna sarebbe arrivata a proporre al professore di interrogare lei.
L’aneddoto mette a fuoco il rischio di una sovrapposizione: il risultato scolastico del figlio diventa una prova personale del genitore. In questo modo, il desiderio di proteggerlo può ridurre lo spazio necessario per confrontarsi con un’insufficienza, comprenderla e provare a recuperare.
L’autonomia, nella riflessione proposta, si costruisce anche attraverso queste esperienze ordinarie.
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Ascolto e responsabilità: il messaggio per famiglie e scuola
Il confronto di Osimo intercetta una questione che attraversa la vita familiare: come conciliare protezione, fiducia e progressiva indipendenza. La risposta richiede attenzione all’età, alle capacità e alle condizioni concrete di ciascun figlio.
Un riferimento utile arriva dall’UNICEF Italia, che descrive l’adolescenza come una fase caratterizzata da nuove relazioni, idee e da un crescente bisogno di autonomia. In questo percorso possono emergere punti di vista diversi da quelli degli adulti.
L’organizzazione promuove una genitorialità responsiva, fondata sull’ascolto e sulla capacità di riconoscere i bisogni dei figli. La possibilità di affrontare i conflitti in modo costruttivo si collega anche alla qualità delle relazioni costruite negli anni precedenti.
Per le famiglie, una possibile traduzione pratica del confronto è interrogarsi su quali responsabilità possano essere affidate gradualmente ai ragazzi: organizzare lo studio, gestire un impegno, affrontare un confronto con un insegnante o muoversi con crescente indipendenza.
Anche l’ascolto ha un ruolo preciso. Nelle proprie indicazioni sui diritti dei minorenni, l’UNICEF sottolinea che offrire spazi per esprimersi sostiene la costruzione dell’autonomia e la crescita di adulti consapevoli e responsabili.
La partecipazione al Palabaldinelli mostra l’interesse per questi interrogativi. Il percorso Zerosei offre una sede di confronto nella quale genitori ed educatori possono discutere il proprio ruolo, a partire dalle difficoltà quotidiane e dalla necessità di accompagnare i figli verso responsabilità sempre maggiori.









