L’inverno 2025–2026 ha riportato al centro dell’attenzione il tema dei virus invernali, con un picco influenzale che ha coinvolto milioni di persone e una sigla nuova che ha iniziato a circolare anche nel linguaggio comune: influenza K. Non si tratta di una nuova pandemia né di un virus sconosciuto alla scienza, ma di una definizione informale utilizzata per indicare una variante influenzale particolarmente contagiosa, capace di diffondersi rapidamente e di mettere sotto pressione ambulatori e pronto soccorso.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la stagione influenzale in corso ha registrato numeri elevati già dalle prime settimane di gennaio, con un’incidenza superiore alla media degli ultimi anni. In questo contesto, il termine influenza K è diventato una sorta di etichetta giornalistica per descrivere un’ondata caratterizzata da sintomi intensi e da una diffusione particolarmente rapida.
Influenza K e picco influenzale, cosa sta succedendo
Quando si parla di influenza K, è importante chiarire che non esiste una classificazione ufficiale con questa denominazione. Gli esperti spiegano che si tratta di una combinazione di ceppi influenzali stagionali, principalmente di tipo A, che quest’anno hanno trovato condizioni favorevoli per circolare con forza.
Il picco influenzale è stato favorito da diversi fattori, tra cui il ritorno a una piena socialità, la stagionalità climatica e una copertura vaccinale non omogenea. I sintomi più segnalati includono febbre alta, dolori muscolari diffusi, tosse persistente, forte stanchezza e, in alcuni casi, disturbi gastrointestinali che prolungano i tempi di recupero.
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Il parere degli esperti, da Bassetti alla comunità scientifica
A intervenire sul tema è stato anche Matteo Bassetti, infettivologo e direttore di Malattie Infettive, che ha invitato a non sottovalutare l’influenza stagionale, pur evitando allarmismi. Secondo Bassetti, l’influenza K rappresenta “un mix di virus influenzali e para-influenzali che colpiscono in modo più aggressivo alcune fasce della popolazione, in particolare anziani e soggetti fragili”.
Gli esperti sottolineano come, rispetto agli anni della pandemia, l’attenzione verso l’influenza “classica” si sia ridotta, portando molti a sottovalutare i sintomi iniziali. Questo comportamento contribuisce a una maggiore diffusione del virus, soprattutto nei luoghi chiusi come scuole, uffici e mezzi pubblici.
Prevenzione e gestione dell’influenza K
La prevenzione resta lo strumento principale per limitare l’impatto dell’influenza. Il vaccino stagionale continua a essere raccomandato, in particolare per le categorie più a rischio, perché riduce la probabilità di complicanze anche in presenza di varianti più aggressive.
Oltre alla vaccinazione, le buone pratiche restano valide: igiene delle mani, attenzione ai sintomi, riposo adeguato e consulto medico in caso di peggioramento. L’influenza K, pur non essendo una novità assoluta dal punto di vista scientifico, ricorda quanto i virus stagionali possano ancora incidere in modo significativo sulla salute collettiva.









