Nel sottosuolo di Venere potrebbe esistere un lungo tunnel di origine vulcanica, una cavità sotterranea capace di fornire nuove informazioni su uno dei pianeti più enigmatici del Sistema solare.
Venere, scoperto un tunnel sotterraneo: lo studio dell’Università di Trento
La scoperta arriva da un team di ricercatori dell’Università di Trento, che ha rianalizzato i dati radar raccolti dalla missione Nasa Magellan nei primi anni Novanta.
Lo studio è stato condotto da Leonardo Carrer, Elena Diana e Lorenzo Bruzzone e rappresenta la seconda evidenza mai individuata di un condotto sotterraneo venusiano.
Una cavità formata dall’attività vulcanica
Secondo i ricercatori, la cavità si sarebbe formata a seguito di un’intensa attività vulcanica ipogea, cioè sotterranea. L’area analizzata si trova sul fianco occidentale della regione di Nyx Mons, una zona già nota per la sua complessa storia geologica.
L’ipotesi è che il tunnel si sia originato come condotto di lava, successivamente svuotato, lasciando una struttura simile ai tunnel lavici presenti anche sulla Terra e sulla Luna.
Venere non è un pianeta “morto”
La scoperta si inserisce in un filone di studi che mette in discussione l’idea di Venere come pianeta geologicamente inattivo.
«La nostra conoscenza di Venere è ancora limitata – spiega Lorenzo Bruzzone, coordinatore del team – e l’individuazione di una cavità vulcanica è di particolare importanza, perché consente di convalidare teorie che per molti anni ne hanno solo ipotizzato l’esistenza».
Se confermata, la presenza di tunnel sotterranei rafforzerebbe l’ipotesi che processi geologici siano ancora in atto o lo siano stati in tempi relativamente recenti.
L’analisi dei dati della missione Magellan
I ricercatori hanno lavorato sui dati radar raccolti dalla sonda Magellan, che tra il 1990 e il 1992 ha mappato gran parte della superficie di Venere.
A causa delle dense nubi che avvolgono il pianeta, l’osservazione diretta è impossibile: per questo l’uso delle onde radar resta uno strumento fondamentale.
Alcuni segnali radar hanno impiegato più tempo del previsto a tornare alla sonda, suggerendo la presenza di rientranze o vuoti nel sottosuolo. È proprio questa anomalia a indicare l’esistenza della cavità.
Un tunnel lungo decine di chilometri
Secondo le stime preliminari, il condotto sotterraneo potrebbe estendersi per alcune decine di chilometri, ma la sua forma e le dimensioni precise restano ancora da definire.
Per ottenere conferme più dettagliate saranno necessarie nuove missioni spaziali, come:
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EnVision dell’Agenzia Spaziale Europea
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VERITAS della Nasa
Entrambe sono progettate per studiare in modo più approfondito la struttura interna e la geologia di Venere.
Perché la scoperta è importante
La presenza di cavità sotterranee su Venere potrebbe:
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offrire indizi sulla storia vulcanica del pianeta
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aiutare a comprendere l’evoluzione geologica dei pianeti rocciosi
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fornire, in futuro, possibili ambienti schermati utili per missioni robotiche o umane
Una scoperta che contribuisce a cambiare la visione di Venere da mondo ostile e statico a pianeta dinamico e ancora in evoluzione.









