La violenta ondata di maltempo del 21 luglio 2026 ha colpito duramente le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, oltre all’area tra Metauro e Cesano. Cia Marche chiede una ricognizione immediata e la verifica delle condizioni per lo stato di calamità.
Mesi di lavoro cancellati in pochi minuti. La grandinata che nella giornata di martedì 21 luglio ha attraversato le Marche ha provocato danni gravissimi a vigneti, frutteti, oliveti, girasoli, ortaggi e colture portaseme.
La situazione più critica viene segnalata nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, dove chicchi di grandi dimensioni, piogge intense e forti raffiche di vento hanno investito aziende agricole, campi e strutture produttive.
Secondo le prime rilevazioni di Cia-Agricoltori Italiani Marche, in alcune delle aree colpite nessun vigneto presenterebbe danni inferiori al 50%. A Ripatransone ci sono aziende che denunciano perdite arrivate fino al 100% della produzione.
Il bilancio è ancora provvisorio. Tecnici e strutture territoriali stanno raccogliendo le comunicazioni delle imprese per ricostruire l’estensione dell’evento e quantificare le conseguenze economiche.
Vigneti danneggiati dal 50 al 100% nel Piceno

Vigneti distrutti a Ripatransone
Il dato più grave arriva dal territorio di Ripatransone, dove alcuni vigneti avrebbero subito una distruzione completa. La grandine ha colpito grappoli, foglie e tralci in una fase particolarmente delicata della stagione, quando la vendemmia è ormai vicina e gran parte dei costi annuali è già stata sostenuta.
Un danno del genere non riguarda soltanto l’uva che non potrà essere raccolta. Le lesioni provocate alle piante possono richiedere interventi agronomici aggiuntivi e condizionare la capacità produttiva anche nei mesi successivi.
Nel nord delle Marche, le province di Ancona e Pesaro-Urbino sarebbero state sostanzialmente meno coinvolte. Fa eccezione l’area compresa tra i fiumi Metauro e Cesano, dove i chicchi hanno colpito duramente vigneti e campi di girasole.
Le dimensioni della grandine e la violenza delle raffiche hanno reso insufficienti anche alcune protezioni. La distribuzione irregolare del fenomeno ha però creato situazioni molto diverse tra terreni situati a pochi chilometri di distanza.
Pesche, mele e ortaggi distrutti nella Valdaso

Colture distrutte a Ortezzano
Le conseguenze più pesanti non riguardano soltanto il vino. Nella bassa Valdaso risultano gravemente compromesse le coltivazioni di frutta, in particolare pesche e mele.
La tempesta è arrivata proprio mentre stava iniziando la raccolta delle prime varietà di mele. Le pesche medio-tardive, invece, in diverse aziende sarebbero state completamente distrutte.
La zona di Ortezzano figura tra quelle maggiormente danneggiate. Segnalazioni arrivano anche da Falerone, Sant’Angelo in Pontano, Servigliano, Montegiorgio, Monteleone di Fermo, Montottone, Monte Vidon Combatte, Petritoli, Montefiore dell’Aso, Massignano, Carassai, Montalto delle Marche, Cossignano, Ripatransone, Acquaviva Picena, San Benedetto del Tronto, Monteprandone e Monsampolo del Tronto.
Nell’Alto Fermano sono state colpite colture portaseme, girasoli, ortaggi e produzioni orticole. Per gli oliveti sarà necessario attendere sopralluoghi più approfonditi, ma Cia teme conseguenze rilevanti anche sulla futura raccolta delle olive.
La perdita assume un peso ancora maggiore perché interessa contemporaneamente più produzioni. Per le aziende diversificate, che normalmente distribuiscono il rischio tra vigneto, frutteto e seminativi, la grandinata potrebbe avere compromesso diverse fonti di reddito nello stesso momento.
Grandine come proiettili sulla Riviera: auto distrutte, vetri infranti e blackout
Danni anche a rimesse agricole e pannelli fotovoltaici
La furia del maltempo ha investito anche le strutture aziendali. Numerosi imprenditori hanno segnalato danni alle coperture delle rimesse, ai depositi degli attrezzi e ad altri fabbricati rurali.
«Alcuni pannelli fotovoltaici sono stati letteralmente disintegrati», ha spiegato Moreschini. In diversi casi sarebbero state compromesse intere porzioni delle coperture utilizzate per proteggere macchinari e materiali.
La conta dovrà quindi comprendere sia le perdite dirette sulle produzioni sia i costi necessari per riparare strutture e impianti. A questi si aggiungono le spese già sostenute durante l’annata per potature, trattamenti, irrigazione, carburante e manodopera.
«È un anno decisamente complicato, anche per le condizioni estreme del meteo», ha dichiarato il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei. All’inizio di giugno i danni più importanti erano stati registrati soprattutto nell’Anconetano; questa volta l’area maggiormente colpita è il sud della regione, insieme a una parte del territorio fanese.
Secondo Taddei, l’evento ha cancellato in pochi minuti «investimenti, raccolti e reddito». Cia tornerà a confrontarsi con le istituzioni per chiedere una ricognizione puntuale e l’attivazione degli strumenti disponibili.
Stato di calamità, cosa devono fare ora le aziende
Cia Marche invita gli agricoltori interessati a documentare tempestivamente le perdite. È importante fotografare colture, piante, fabbricati e impianti danneggiati, conservando ogni elemento utile a ricostruire le condizioni successive alla grandinata.
Le imprese possono rivolgersi agli uffici territoriali dell’organizzazione, ai propri consulenti e alle compagnie assicurative, quando presenti, per verificare procedure e scadenze. Gli interventi sulle colture dovrebbero essere eseguiti tenendo traccia delle spese sostenute e, dove richiesto, dopo il sopralluogo del perito.
Cia chiede alla Regione Marche e agli enti competenti di accertare rapidamente se esistano le condizioni per domandare il riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento e attivare misure straordinarie. La richiesta, tuttavia, non equivale ancora al riconoscimento dello stato di calamità, che richiede una procedura formale e una quantificazione dei danni.
Il quadro nazionale degli interventi è disciplinato dal decreto legislativo 102/2004, relativo al Fondo di solidarietà nazionale e agli strumenti per fronteggiare le avversità atmosferiche. Il Ministero dell’Agricoltura gestisce inoltre specifici strumenti mutualistici, la cui applicabilità dipende dal tipo di evento e dalle condizioni previste.
«Non è più possibile considerare questi fenomeni come episodi occasionali», ha affermato il presidente di Cia Ascoli-Fermo-Macerata, Matteo Carboni, chiedendo prevenzione, coperture assicurative più efficaci e risposte rapide per evitare la chiusura delle aziende maggiormente colpite.









