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Forza Italia rilancia l’estensione della seconda aliquota Irpef fino a 60mila euro nella prossima Manovra. Il beneficio aggiuntivo, però, inizierebbe soltanto sopra i 50mila euro di reddito imponibile e raggiungerebbe i 1.000 euro annui dai 60mila euro in su. Misura ancora da finanziare e approvare.

Aliquote Irpef 2026: cosa è già cambiato

Il taglio dell’Irpef torna al centro del confronto nella maggioranza in vista della Manovra 2027. Forza Italia chiede di ampliare fino a 60mila euro il secondo scaglione, attualmente fermo a 50mila euro, sul quale si applica l’aliquota del 33%.

Per comprendere la proposta è necessario partire dalle regole già in vigore. Dal 1° gennaio 2026, la seconda aliquota Irpef è stata ridotta dal 35% al 33%, mentre il limite dello scaglione è rimasto invariato a 50mila euro.

Le attuali aliquote, riportate anche dall’Agenzia delle Entrate, sono:

  • 23% sulla parte di reddito imponibile fino a 28mila euro;
  • 33% sulla parte compresa tra 28.001 e 50mila euro;
  • 43% sulla parte superiore a 50mila euro.

Quando il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani parla di portare l’aliquota dal 35% al 33% fino a 60mila euro, utilizza dunque una formulazione imprecisa. Il passaggio dal 35% al 33% è già avvenuto con l’ultima legge di Bilancio.

La nuova proposta riguarda esclusivamente l’estensione dello scaglione intermedio da 50mila a 60mila euro. Su questa fascia non si applicherebbe più il 43%, ma il 33%, con una differenza di dieci punti percentuali.

Non si tratterebbe, almeno secondo l’ipotesi attualmente in discussione, di una modifica destinata a tutti i contribuenti. Chi ha un reddito imponibile pari o inferiore a 50mila euro non riceverebbe alcun beneficio aggiuntivo rispetto alle regole del 2026.

Quanto si risparmia con l’aliquota al 33% fino a 60mila euro

Il meccanismo degli scaglioni Irpef è progressivo. Questo significa che ogni aliquota si applica soltanto alla porzione di reddito compresa nella relativa fascia e non all’intero reddito del contribuente.

Con la proposta di Forza Italia, il risparmio inizierebbe quindi dal primo euro superiore a 50mila euro e crescerebbe gradualmente fino a raggiungere il massimo a quota 60mila.

Un contribuente con un reddito imponibile di 55mila euro pagherebbe il 33%, anziché il 43%, sui 5mila euro eccedenti la soglia dei 50mila. Il vantaggio fiscale lordo sarebbe quindi pari a 500 euro all’anno.

Con un reddito di 60mila euro, la riduzione interesserebbe l’intera fascia compresa tra 50mila e 60mila euro. La differenza di dieci punti su 10mila euro produrrebbe un risparmio di 1.000 euro annui.

Il beneficio non aumenterebbe ulteriormente per chi guadagna più di 60mila euro. Anche un contribuente con un reddito imponibile di 70mila o 100mila euro risparmierebbe, in linea teorica, gli stessi 1.000 euro, salvo eventuali modifiche a detrazioni, deduzioni o limitazioni introdotte nella versione definitiva.

Occorre inoltre distinguere il nuovo vantaggio dal taglio già scattato nel 2026. Rispetto alle regole del 2025, un reddito di almeno 50mila euro ha già ottenuto un risparmio massimo di 440 euro, derivante dalla riduzione dal 35% al 33% sulla fascia 28mila-50mila.

Sommando i due interventi, il beneficio teorico complessivo rispetto al vecchio sistema potrebbe arrivare a 1.440 euro. Ma la nuova proposta allo studio garantirebbe da sola un massimo aggiuntivo di 1.000 euro.

Perché i redditi bassi non avrebbero alcun vantaggio

L’estensione dello scaglione è stata presentata da Forza Italia come una misura destinata al ceto medio. Tuttavia, il beneficio sarebbe concentrato sui contribuenti con redditi imponibili superiori a 50mila euro.

Chi dichiara 20mila, 30mila, 40mila o 50mila euro continuerebbe a pagare esattamente la stessa Irpef prevista dal sistema attuale. Non cambierebbero né l’aliquota del primo scaglione né quella applicata alla fascia tra 28mila e 50mila euro.

Per un reddito imponibile di 60mila euro, l’Irpef lorda attuale, prima di detrazioni e deduzioni, è pari a 18mila euro: 6.440 euro sui primi 28mila, 7.260 euro sulla fascia successiva e 4.300 euro sugli ultimi 10mila.

Con l’estensione del 33% fino a 60mila euro, l’imposta lorda scenderebbe a 17mila euro. Il calcolo conferma il vantaggio massimo di 1.000 euro.

La cifra effettivamente percepita in busta paga o nel cedolino della pensione potrebbe però variare. L’Irpef netta dipende da numerosi elementi, tra cui detrazioni per lavoro o pensione, familiari a carico, spese deducibili e detraibili, bonus e addizionali regionali e comunali.

È importante anche ricordare che si parla di reddito imponibile, non necessariamente di retribuzione annua lorda. Il reddito sul quale vengono applicate le aliquote è determinato dopo aver sottratto gli oneri deducibili previsti dalla normativa.

La misura riguarderebbe lavoratori dipendenti, pensionati e autonomi soggetti all’Irpef ordinaria. Non produrrebbe invece lo stesso effetto sui contribuenti che applicano regimi sostitutivi, come il forfettario.

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Manovra 2027, il nodo delle coperture finanziarie

L’estensione dell’aliquota al 33% non è ancora una norma approvata. Si tratta di una richiesta politica avanzata da Forza Italia in vista della preparazione della prossima legge di Bilancio.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo aveva già indicato l’ampliamento dello scaglione fino a 60mila euro come uno dei possibili interventi per ridurre il carico fiscale sul ceto medio. La decisione finale dipenderà però dalle risorse disponibili e dagli equilibri interni alla maggioranza.

Secondo le stime circolate durante le precedenti discussioni sulla riforma, l’operazione completa comprendente il taglio dell’aliquota e l’estensione dello scaglione richiedeva diversi miliardi di euro. Una parte dell’intervento è già stata realizzata nel 2026, ma il nuovo allargamento avrebbe comunque un costo rilevante per il bilancio dello Stato.

La Lega, parallelamente, punta a inserire nella Manovra interventi sulle pensioni, mentre gli altri partiti della coalizione stanno preparando le rispettive richieste. Il Governo dovrà quindi scegliere quali misure finanziare e con quali coperture.

Per i contribuenti, al momento, non cambia nulla. Le aliquote restano quelle previste per il 2026. Soltanto l’approvazione della Manovra potrà confermare l’estensione del 33% fino a 60mila euro e stabilire decorrenza, platea interessata ed eventuali correttivi.

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