Le ondate di calore diventano più frequenti, intense e prolungate. Il nostro organismo può acclimatarsi in pochi giorni, ma l’evoluzione biologica richiede generazioni. Per Luca Mercalli il caldo è ormai «la minaccia climatica più rilevante per la salute pubblica».
Le estati sempre più torride non stanno modificando soltanto il clima, ma anche il modo in cui viviamo, lavoriamo e proteggiamo la nostra salute. Di fronte a temperature elevate e notti senza refrigerio, il corpo umano tenta di trovare un nuovo equilibrio.
Questo processo, però, non deve essere confuso con l’evoluzione descritta da Charles Darwin. L’organismo può acclimatarsi temporaneamente al caldo, migliorando la sudorazione e riducendo parte dello sforzo cardiovascolare. Un cambiamento genetico della specie richiederebbe invece molte generazioni.
Il riscaldamento globale procede su una scala di decenni, molto più rapidamente dei tempi dell’evoluzione biologica. Per questa ragione, la risposta più efficace non arriverà da un corpo umano improvvisamente più resistente, ma dall’adattamento di città, abitazioni, sistemi sanitari e organizzazione del lavoro.
Mercalli: «Il caldo è un killer silenzioso»
Il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, invita a non considerare le temperature estreme come una semplice nuova normalità alla quale abituarsi.
«Ci si può abituare ad avere la febbre a 40?», ha osservato Mercalli parlando delle recenti ondate di calore. «È difficile abituarsi a situazioni che sono al limite per la vita umana. Il troppo caldo uccide tanta gente, è un killer silenzioso».
Secondo il climatologo, non siamo davanti a fenomeni completamente nuovi: siccità e ondate di calore sono sempre esistite. A essere cambiate sono frequenza, intensità e durata, amplificate dall’aumento delle temperature globali.
In un’intervista dedicata agli effetti sanitari del cambiamento climatico, Mercalli ha definito il caldo «la minaccia climatica più rilevante per la salute pubblica», perché interessa aree molto vaste, dura a lungo e colpisce soprattutto le persone fragili.
L’Organizzazione mondiale della sanità conferma che l’esposizione al calore estremo è in crescita in tutte le regioni. Tra il 2000-2004 e il 2017-2021, la mortalità legata al caldo tra gli ultrasessantacinquenni è aumentata di circa l’85%.
Il problema non è soltanto la temperatura massima. L’elevata umidità ostacola l’evaporazione del sudore, mentre le notti tropicali impediscono all’organismo di recuperare lo stress accumulato durante il giorno.
Come reagiscono cuore, cervello e reni al caldo
L’essere umano possiede un sistema di termoregolazione particolarmente efficiente. La scarsa peluria, la vascolarizzazione della pelle e le numerose ghiandole sudoripare permettono di disperdere parte del calore attraverso l’evaporazione del sudore.
Quando la temperatura aumenta, i vasi sanguigni periferici si dilatano e una maggiore quantità di sangue viene indirizzata verso la pelle. Il cuore deve quindi battere più rapidamente per mantenere la circolazione e favorire il raffreddamento.
Questo lavoro aggiuntivo può diventare pericoloso per anziani e persone affette da patologie cardiovascolari. Se la sudorazione è abbondante e i liquidi non vengono reintegrati, diminuisce il volume del sangue e aumenta ulteriormente lo sforzo cardiaco.
La disidratazione interessa anche cervello e reni. Può ridurre attenzione, memoria, capacità di concentrazione e rapidità delle decisioni, aumentando il rischio di cadute e incidenti.
I reni devono trattenere acqua, concentrare le urine e mantenere l’equilibrio degli elettroliti. Un’esposizione intensa o prolungata può contribuire a un’insufficienza renale acuta, soprattutto nelle persone già vulnerabili.
Secondo l’OMS, lo stress termico può aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie, diabete, disturbi mentali e asma. Il colpo di calore, caratterizzato da un aumento incontrollato della temperatura corporea e alterazioni neurologiche, è invece un’emergenza medica.
Acclimatazione ed evoluzione non sono la stessa cosa
Dopo alcuni giorni di esposizione progressiva al caldo, una persona sana può sviluppare una forma di acclimatazione. Il corpo comincia a sudare prima, aumenta l’efficacia della dispersione del calore e tende a perdere meno sodio.
Anche il sistema cardiovascolare può diventare temporaneamente più efficiente. A parità di attività, la frequenza cardiaca può ridursi e la temperatura interna aumentare più lentamente.
Questi cambiamenti non sono però permanenti. L’acclimatazione si riduce dopo un periodo trascorso in un ambiente più fresco e non rende immuni dalle conseguenze delle temperature estreme.
L’evoluzione biologica è un processo completamente diverso. Agisce attraverso variazioni ereditarie e selezione naturale nel corso di molte generazioni. Non è detto, inoltre, che produca necessariamente organismi capaci di sopportare qualsiasi livello di temperatura e umidità.
Il corpo possiede limiti fisici. Quando l’aria è molto calda e umida, il sudore non riesce a evaporare in modo efficace. Anche un individuo giovane, sano e acclimatato può quindi accumulare più calore di quanto sia in grado di disperderne.
Il principio evolutivo attribuito a Darwin non significa che ogni specie riesca sempre ad adattarsi. Quando il cambiamento ambientale è troppo rapido, alcune popolazioni possono subire una forte mortalità prima che eventuali caratteristiche favorevoli si diffondano.
L’adattamento decisivo sarà culturale e tecnologico
La risposta più rapida dovrà quindi arrivare dalla società. Servono edifici capaci di limitare il surriscaldamento, alberature e superfici urbane meno assorbenti, sistemi di allerta sanitaria e luoghi freschi accessibili anche alle persone con redditi bassi.
Anche il lavoro deve essere ripensato. Durante le giornate più pericolose occorre ridurre l’esposizione nelle ore centrali, programmare pause, garantire acqua e riconoscere rapidamente i sintomi dello stress termico.
Sul piano individuale è importante bere regolarmente, evitare attività intense nelle ore più calde, mantenere freschi gli ambienti e controllare anziani soli e persone fragili. Chi assume farmaci non deve modificarne autonomamente la dose, ma chiedere indicazioni al medico.
Confusione, perdita di coscienza, pelle molto calda, convulsioni o temperatura corporea elevata possono indicare un colpo di calore: in questi casi bisogna chiamare immediatamente il 112 e iniziare a raffreddare la persona in attesa dei soccorsi.
Darwin aveva ragione sull’importanza dell’adattamento, ma non possiamo aspettare che l’evoluzione renda il corpo resistente a estati sempre più estreme. Come ricorda Mercalli, dovremo convivere con condizioni più difficili. La differenza sarà determinata soprattutto dalle decisioni prese oggi per ridurre il riscaldamento e proteggere la popolazione.









