La Guardia di Finanza amplia le verifiche sul diritto allo studio universitario. Dopo i controlli sulle borse di studio, l’attenzione si sposta sugli alloggi finanziati dal PNRR, sulle tariffe applicate dai gestori e sui requisiti dichiarati dagli studenti.
La lotta agli abusi nel sistema universitario entra in una nuova fase. La Guardia di Finanza estenderà infatti i controlli agli studentati, con l’obiettivo di verificare sia il corretto utilizzo delle risorse pubbliche sia la regolare assegnazione dei posti letto a tariffa agevolata.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca, avviata attraverso il protocollo d’intesa sottoscritto nel 2024 dalla ministra Anna Maria Bernini e dal comandante generale delle Fiamme Gialle Andrea De Gennaro.
I numeri delle attività già condotte mostrano la portata del fenomeno: in poco più di due anni sono stati effettuati oltre 2.100 interventi sulle borse di studio e sulle altre prestazioni per il diritto allo studio, con più di 2,5 milioni di euro tra somme percepite senza titolo ed erogazioni bloccate prima del pagamento.
Controlli sugli studentati finanziati dal PNRR
Il nuovo fronte riguarda gli investimenti destinati all’housing universitario. Il PNRR ha mobilitato circa 1,2 miliardi di euro per rendere disponibili 63 mila nuovi posti letto, dei quali 33 mila previsti nel 2026 e altri 30 mila nel 2027.
Si tratta di risorse molto rilevanti, destinate ad affrontare uno dei principali problemi degli studenti fuori sede: la difficoltà di trovare una stanza a prezzi accessibili nelle città universitarie.
Le verifiche non riguarderanno soltanto gli studenti ammessi agli alloggi agevolati. La Guardia di Finanza controllerà anche l’operato dei soggetti incaricati di gestire le residenze finanziate con fondi pubblici.
L’attenzione si concentrerà soprattutto sull’effettiva erogazione dei servizi promessi, sul rispetto degli obblighi assunti e sulla corretta applicazione delle tariffe. L’obiettivo è evitare che immobili realizzati o recuperati grazie al denaro pubblico vengano utilizzati con modalità diverse da quelle previste.
La differenza economica tra un posto letto ordinario e uno agevolato può essere considerevole. Secondo quanto riferito dalla commissaria per l’housing universitario Manuela Manenti in commissione Cultura, una stanza singola in una residenza può arrivare a costare 850 euro al mese, utenze comprese. Per gli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi, invece, la tariffa può scendere a circa 200-250 euro.
Cosa controllerà la Guardia di Finanza
Le verifiche saranno effettuate attraverso la rete territoriale della Guardia di Finanza e la collaborazione con università ed enti regionali per il diritto allo studio.
Sono già 52 i protocolli d’intesa sottoscritti dai Comandi regionali o provinciali con gli organismi competenti e con i singoli atenei. Questo sistema permette di incrociare le informazioni contenute nelle domande con i dati fiscali, patrimoniali e anagrafici disponibili nelle banche dati pubbliche.
I controlli potranno riguardare:
- la reale situazione economica e familiare dichiarata dallo studente;
- l’esistenza e la regolarità dei contratti di locazione;
- il domicilio effettivo degli studenti fuori sede;
- il rispetto delle graduatorie e dei criteri di assegnazione;
- le tariffe applicate dai gestori degli studentati;
- la presenza dei servizi previsti negli accordi;
- l’utilizzo corretto degli immobili finanziati con risorse pubbliche.
Non si tratta quindi di verifiche generalizzate contro gli studenti, ma di un’attività mirata a proteggere chi possiede realmente i requisiti. Una falsa dichiarazione può infatti sottrarre un alloggio o una borsa di studio a un altro universitario che ne avrebbe diritto.
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Oltre 2,5 milioni tra somme recuperate e pagamenti bloccati
Dal 2024 le Fiamme Gialle hanno sottoposto a verifica più di 8 milioni di euro erogati sotto forma di borse di studio e altre prestazioni universitarie.
Secondo i dati comunicati dal Corpo, sono state accertate indebite percezioni per oltre 1,5 milioni di euro. I controlli preventivi hanno inoltre impedito l’erogazione di un ulteriore milione di euro richiesto senza i necessari requisiti.
Il danno prodotto dalle irregolarità non è soltanto economico. I fondi per il diritto allo studio sono limitati e devono essere distribuiti sulla base della condizione reddituale, del merito e delle altre condizioni stabilite dai bandi.
Quando una prestazione viene ottenuta attraverso documenti o dichiarazioni non corrispondenti alla realtà, le conseguenze possono comprendere la revoca del beneficio, la restituzione delle somme ricevute e la segnalazione all’autorità giudiziaria. L’eventuale responsabilità penale deve comunque essere accertata caso per caso.
Per evitare contestazioni, gli studenti devono comunicare informazioni aggiornate e verificabili, indicando correttamente reddito, patrimonio, residenza, domicilio e contratto di affitto. Anche eventuali cambiamenti avvenuti dopo la presentazione della domanda devono essere segnalati secondo le modalità stabilite dall’ateneo o dall’ente regionale.
Il caso “Fake Home” e i contratti di affitto fittizi
Tra le operazioni citate dalla Guardia di Finanza figura l’indagine denominata “Fake Home”, avviata nel 2024 e conclusa nel 2025 dal primo Nucleo operativo metropolitano di Torino.
L’attività ha coinvolto 80 studenti stranieri e ha portato alla scoperta di numerosi contratti di locazione ritenuti fittizi. Secondo gli accertamenti, gli studenti avrebbero indicato abitazioni nelle quali non vivevano realmente, mentre il loro domicilio effettivo sarebbe stato altrove e privo di un regolare contratto.
In particolare, 23 universitari avrebbero ottenuto senza titolo borse di studio per oltre 500 mila euro, finanziate in parte con risorse del PNRR, beneficiando anche dell’esenzione dalle tasse universitarie. Le persone coinvolte sono state deferite alla Procura per l’ipotesi di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La responsabilità dovrà essere valutata nelle competenti sedi giudiziarie.
L’estensione dei controlli agli studentati servirà ora a presidiare l’intera filiera, dall’impiego dei finanziamenti alla gestione delle strutture, fino all’assegnazione dei posti letto. Il principio è semplice: ogni beneficio ottenuto senza averne diritto riduce le opportunità disponibili per gli studenti realmente in difficoltà.









