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Dopo il caldo estremo dell’estate, correnti atlantiche e un nucleo di aria fredda potrebbero determinare una netta svolta. Tra 22 e 25 settembre calo termico, vento e temporali soprattutto sul versante adriatico e al Sud, ma la previsione richiede ancora prudenza.

L’anticiclone africano dovrebbe allontanarsi dall’Italia, lasciando spazio a correnti atlantiche e successivamente a un nucleo di aria più fredda proveniente dalla Scandinavia. È lo scenario illustrato dal meteorologo Mario Giuliacci per i prossimi 10-12 giorni, caratterizzati da tre differenti fasi atmosferiche.

Il passaggio più rilevante è atteso tra martedì 22 e venerdì 25 settembre, quando le temperature potrebbero scendere al di sotto dei 25 gradi in gran parte del Paese, con numerosi valori massimi prossimi ai 20 gradi.

Non si tratterebbe di freddo invernale, ma di un cambiamento molto evidente rispetto alle condizioni eccezionalmente calde che hanno segnato l’estate. Vento, pioggia e temporali potrebbero inoltre accentuare la sensazione di fresco, soprattutto lungo il versante adriatico.

Prima fase, piogge e temporali fino a domenica

La prima fase indicata da Giuliacci coincide con il passaggio di una perturbazione atlantica sull’Italia. Il sistema dovrebbe continuare a produrre instabilità fino a domenica 20 settembre, spostando progressivamente i suoi effetti dal Centro-Nord verso le regioni meridionali.

Le precipitazioni più abbondanti sono previste sulle regioni settentrionali, con una minore incidenza su Piemonte ed Emilia. Piogge moderate dovrebbero interessare parte del Centro, mentre al Sud e sulle due isole maggiori i fenomeni potrebbero risultare più irregolari e meno diffusi.

L’attenzione riguarda soprattutto la possibilità di temporali localmente intensi su Levante ligure, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino. Come accade spesso nelle fasi di instabilità, la distribuzione delle precipitazioni non sarà uniforme: località vicine potrebbero registrare quantitativi di pioggia molto diversi.

Il fine settimana non sarà però compromesso nello stesso modo in tutte le regioni. Dove la perturbazione si allontanerà più rapidamente potranno aprirsi spazi soleggiati, con temperature temporaneamente più miti.

Questa tregua non segnerebbe un ritorno stabile dell’estate. Secondo la tendenza descritta da Giuliacci, le correnti atlantiche dovrebbero infatti continuare a prevalere, tenendo l’anticiclone africano lontano dall’Italia ed escludendo, almeno nel periodo considerato, una nuova intensa ondata di caldo.

Seconda fase, aria fredda dalla Scandinavia verso l’Adriatico

La seconda fase è quella destinata a produrre il cambiamento termico più evidente. Tra 22 e 25 settembre, un nucleo di aria fredda dovrebbe scendere rapidamente dalla Scandinavia verso i Balcani, per poi raggiungere il versante adriatico della Penisola.

L’ingresso delle correnti settentrionali potrebbe portare rovesci e temporali per più giorni sulle regioni del Medio Adriatico e al Sud. Le aree maggiormente esposte sarebbero quindi Marche, Abruzzo, Molise e successivamente parte delle regioni meridionali.

Il calo delle temperature dovrebbe estendersi a buona parte del Paese. Le massime potrebbero rimanere generalmente sotto i 25 gradi, con molti valori intorno ai 20 gradi nelle zone interessate da piogge, vento e maggiore copertura nuvolosa.

Il termine “freddo” deve essere comunque interpretato nel contesto stagionale. Valori prossimi ai 20 gradi a fine settembre non rappresentano condizioni eccezionalmente rigide, ma lo sbalzo rispetto al caldo precedente potrebbe rendere il cambiamento particolarmente percepibile.

Anche le correnti tese contribuiranno a ridurre la temperatura avvertita. Sull’Adriatico il passaggio del getto polare potrebbe inoltre alimentare una maggiore variabilità, con alternanza tra momenti asciutti e fenomeni improvvisi.

Uno scenario simile è descritto anche dal meteorologo Luca Lombroso su Meteored, che segnala l’arrivo di correnti fresche settentrionali verso l’Adriatico dopo un temporaneo miglioramento nel fine settimana.

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Terza fase, possibile ritorno dell’anticiclone delle Azzorre

Dopo il passaggio del nucleo freddo, la terza fase prospettata da Giuliacci prevede una nuova espansione dell’anticiclone delle Azzorre verso l’Italia.

Se questa configurazione venisse confermata, il tempo tornerebbe gradualmente più stabile, con una riduzione delle precipitazioni e temperature in ripresa. Non sarebbe però lo stesso anticiclone africano responsabile delle più intense ondate di calore estive.

L’alta pressione delle Azzorre tende generalmente a favorire condizioni più gradevoli e meno torride. Le giornate potrebbero quindi risultare miti e soleggiate, ma con temperature notturne più basse e un andamento maggiormente coerente con l’inizio dell’autunno.

Resta tuttavia aperto il confronto tra l’alta pressione in risalita verso la Scandinavia e le correnti più fredde collegate al getto polare. Dalla posizione esatta dei due sistemi dipenderanno intensità, durata e distribuzione del calo termico.

Un altro elemento da valutare riguarda le piogge. I rovesci e i temporali attesi non equivalgono necessariamente alle perturbazioni autunnali estese e persistenti, capaci di portare precipitazioni regolari su ampie porzioni del territorio. Potrebbero prevalere fenomeni discontinui, con alcune zone molto colpite e altre quasi completamente escluse.

Dopo il caldo estremo dell’estate, correnti atlantiche e un nucleo di aria fredda potrebbero determinare una netta svolta. Tra 22 e 25 settembre calo termico, vento e temporali soprattutto sul versante adriatico e al Sud, ma la previsione richiede ancora prudenza.

L’anticiclone africano dovrebbe allontanarsi dall’Italia, lasciando spazio a correnti atlantiche e successivamente a un nucleo di aria più fredda proveniente dalla Scandinavia. È lo scenario illustrato dal meteorologo Mario Giuliacci per i prossimi 10-12 giorni, caratterizzati da tre differenti fasi atmosferiche.

Il passaggio più rilevante è atteso tra martedì 22 e venerdì 25 settembre, quando le temperature potrebbero scendere al di sotto dei 25 gradi in gran parte del Paese, con numerosi valori massimi prossimi ai 20 gradi.

Non si tratterebbe di freddo invernale, ma di un cambiamento molto evidente rispetto alle condizioni eccezionalmente calde che hanno segnato l’estate. Vento, pioggia e temporali potrebbero inoltre accentuare la sensazione di fresco, soprattutto lungo il versante adriatico.

Prima fase, piogge e temporali fino a domenica

La prima fase indicata da Giuliacci coincide con il passaggio di una perturbazione atlantica sull’Italia. Il sistema dovrebbe continuare a produrre instabilità fino a domenica 20 settembre, spostando progressivamente i suoi effetti dal Centro-Nord verso le regioni meridionali.

Le precipitazioni più abbondanti sono previste sulle regioni settentrionali, con una minore incidenza su Piemonte ed Emilia. Piogge moderate dovrebbero interessare parte del Centro, mentre al Sud e sulle due isole maggiori i fenomeni potrebbero risultare più irregolari e meno diffusi.

L’attenzione riguarda soprattutto la possibilità di temporali localmente intensi su Levante ligure, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino. Come accade spesso nelle fasi di instabilità, la distribuzione delle precipitazioni non sarà uniforme: località vicine potrebbero registrare quantitativi di pioggia molto diversi.

Il fine settimana non sarà però compromesso nello stesso modo in tutte le regioni. Dove la perturbazione si allontanerà più rapidamente potranno aprirsi spazi soleggiati, con temperature temporaneamente più miti.

Questa tregua non segnerebbe un ritorno stabile dell’estate. Secondo la tendenza descritta da Giuliacci, le correnti atlantiche dovrebbero infatti continuare a prevalere, tenendo l’anticiclone africano lontano dall’Italia ed escludendo, almeno nel periodo considerato, una nuova intensa ondata di caldo.

Seconda fase, aria fredda dalla Scandinavia verso l’Adriatico

La seconda fase è quella destinata a produrre il cambiamento termico più evidente. Tra 22 e 25 settembre, un nucleo di aria fredda dovrebbe scendere rapidamente dalla Scandinavia verso i Balcani, per poi raggiungere il versante adriatico della Penisola.

L’ingresso delle correnti settentrionali potrebbe portare rovesci e temporali per più giorni sulle regioni del Medio Adriatico e al Sud. Le aree maggiormente esposte sarebbero quindi Marche, Abruzzo, Molise e successivamente parte delle regioni meridionali.

Il calo delle temperature dovrebbe estendersi a buona parte del Paese. Le massime potrebbero rimanere generalmente sotto i 25 gradi, con molti valori intorno ai 20 gradi nelle zone interessate da piogge, vento e maggiore copertura nuvolosa.

Il termine “freddo” deve essere comunque interpretato nel contesto stagionale. Valori prossimi ai 20 gradi a fine settembre non rappresentano condizioni eccezionalmente rigide, ma lo sbalzo rispetto al caldo precedente potrebbe rendere il cambiamento particolarmente percepibile.

Anche le correnti tese contribuiranno a ridurre la temperatura avvertita. Sull’Adriatico il passaggio del getto polare potrebbe inoltre alimentare una maggiore variabilità, con alternanza tra momenti asciutti e fenomeni improvvisi.

Uno scenario simile è descritto anche dal meteorologo Luca Lombroso su Meteored, che segnala l’arrivo di correnti fresche settentrionali verso l’Adriatico dopo un temporaneo miglioramento nel fine settimana.

Terza fase, possibile ritorno dell’anticiclone delle Azzorre

Dopo il passaggio del nucleo freddo, la terza fase prospettata da Giuliacci prevede una nuova espansione dell’anticiclone delle Azzorre verso l’Italia.

Se questa configurazione venisse confermata, il tempo tornerebbe gradualmente più stabile, con una riduzione delle precipitazioni e temperature in ripresa. Non sarebbe però lo stesso anticiclone africano responsabile delle più intense ondate di calore estive.

L’alta pressione delle Azzorre tende generalmente a favorire condizioni più gradevoli e meno torride. Le giornate potrebbero quindi risultare miti e soleggiate, ma con temperature notturne più basse e un andamento maggiormente coerente con l’inizio dell’autunno.

Resta tuttavia aperto il confronto tra l’alta pressione in risalita verso la Scandinavia e le correnti più fredde collegate al getto polare. Dalla posizione esatta dei due sistemi dipenderanno intensità, durata e distribuzione del calo termico.

Un altro elemento da valutare riguarda le piogge. I rovesci e i temporali attesi non equivalgono necessariamente alle perturbazioni autunnali estese e persistenti, capaci di portare precipitazioni regolari su ampie porzioni del territorio. Potrebbero prevalere fenomeni discontinui, con alcune zone molto colpite e altre quasi completamente escluse.

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