Sempre più avvistamenti arrivano da balconi, giardini e abitazioni, soprattutto nelle città del Nord. Accanto alle specie italiane si stanno diffondendo grandi mantidi originarie dell’Asia e dell’Africa. Non sono pericolose per l’uomo, ma la loro espansione viene monitorata per i possibili effetti sulla biodiversità.
Verdi o marroni, lunghe anche diversi centimetri e con le caratteristiche zampe anteriori ripiegate: le mantidi stanno diventando presenze sempre più comuni nei giardini e sui balconi degli italiani.
Torino, Milano e le altre città della Pianura Padana sono tra le aree nelle quali si concentrano numerose segnalazioni. Gli esemplari entrano occasionalmente anche nelle abitazioni, soprattutto alla fine dell’estate, attirati dagli insetti che si radunano vicino alle luci artificiali.
Non si tratta, tuttavia, di un’invasione delle case nel senso attribuito normalmente a scarafaggi, formiche o cimici. Le mantidi non formano colonie negli appartamenti, non infestano dispense o mobili e non danneggiano gli edifici.
La novità è rappresentata dalla diffusione di alcune specie alloctone, cioè originarie di altri territori. In Italia sono state segnalate soprattutto la mantide gigante asiatica Hierodula tenuidentata, quella indocinese Hierodula patellifera e la mantide gigante africana Sphodromantis viridis.
Non tutte le mantidi sono Mantis religiosa
La specie più conosciuta è la Mantis religiosa, presente naturalmente in Italia. Il Paese ospita anche diverse altre mantidi autoctone, alcune molto piccole o concentrate nelle regioni più calde, come la mantide nana di Spallanzani.
Le specie aliene osservate negli ultimi anni sono generalmente più grandi e robuste. La Hierodula tenuidentata, originaria di un’area compresa tra il Caucaso e l’Asia, è stata documentata stabilmente nella Pianura Padana a partire dal 2016.
Uno studio pubblicato sul Biodiversity Journal ha descritto la prima popolazione italiana stabile e riproduttiva, rilevando la capacità della specie di superare gli inverni del clima continentale padano e adattarsi a campagne, giardini e ambienti urbanizzati.
La Hierodula patellifera proviene invece dall’Asia orientale e sudorientale. La sua presenza in Italia è stata segnalata dalla metà dello scorso decennio e analizzata in uno studio pubblicato nel 2020, che ha individuato popolazioni riproduttive nel Nord Italia.
La Sphodromantis viridis è originaria dell’Africa e del Mediterraneo meridionale. Le prime segnalazioni italiane hanno riguardato soprattutto la Sicilia, ma la specie può essere trasportata involontariamente attraverso merci, piante ornamentali o veicoli.
Come riconoscere una mantide aliena
Distinguere una specie aliena dalla comune mantide religiosa non è sempre facile. Colore e dimensioni, da soli, non bastano: esistono esemplari verdi e marroni all’interno della stessa specie, mentre la grandezza cambia in base al sesso e allo stadio di sviluppo.
La Mantis religiosa possiede normalmente una caratteristica macchia scura, spesso con una parte chiara centrale, sulla superficie interna delle zampe anteriori. Questo segno diventa particolarmente visibile quando l’animale apre le zampe in atteggiamento difensivo.
Le mantidi del genere Hierodula hanno solitamente un corpo più massiccio, una testa larga e un addome robusto. Possono raggiungere o superare gli otto centimetri, anche se non tutti gli individui sono così grandi.
La Hierodula patellifera presenta generalmente piccole placche o macchie chiare alla base interna delle zampe anteriori. La distinzione dalla Hierodula tenuidentata richiede però l’osservazione di particolari più minuti, come spine, zampe e apparato alare.
Anche identificare con sicurezza la mantide africana può essere complicato partendo da una semplice osservazione. La soluzione migliore è fotografare l’esemplare da più angolazioni, comprendendo testa, dorso e parte interna delle zampe anteriori, e sottoporre le immagini a un esperto.
Bisogna prestare attenzione anche alle ooteche, gli involucri spugnosi nei quali vengono deposte le uova. Possono essere attaccate a rami, muri, recinzioni, arredi da giardino e vasi. Ogni ooteca delle specie più prolifiche può liberare un numero elevato di giovani mantidi.
Le mantidi aliene sono pericolose per l’uomo?
Le mantidi non sono velenose, non possiedono un pungiglione e non rappresentano un rischio sanitario per persone o animali domestici. Non cercano di aggredire l’uomo e preferiscono restare immobili, mimetizzarsi oppure allontanarsi.
Se afferrate o schiacciate possono difendersi utilizzando le zampe anteriori e le mandibole. Un esemplare di grandi dimensioni potrebbe provocare un piccolo graffio o un pizzico, ma non si tratta di un animale pericoloso.
Le preoccupazioni riguardano piuttosto l’ambiente. Le grandi mantidi aliene sono predatori generalisti e possono catturare numerosi insetti, comprese altre mantidi. La loro elevata capacità riproduttiva e l’adattamento alle città potrebbero favorire la competizione con le specie locali.
Una ricerca pubblicata nel 2026 sul Journal of Orthoptera Research ha esaminato i primi impatti delle Hierodula presenti in Europa, evidenziando caratteristiche compatibili con una diffusione invasiva. Stabilire le conseguenze complessive sugli ecosistemi richiederà però osservazioni prolungate: la semplice presenza di una specie alloctona non dimostra automaticamente un danno grave alla biodiversità.
Cosa fare se una mantide entra in casa
La prima indicazione è non utilizzare insetticidi. Un singolo esemplare può essere accompagnato all’esterno aprendo porte e finestre oppure raccolto delicatamente con un contenitore rigido e un cartoncino.
È preferibile non prenderlo direttamente con le mani e non afferrarlo per zampe o ali. Una volta nel contenitore, può essere liberato vicino alla vegetazione, evitando però di trasportarlo per lunghe distanze o in un’altra provincia.
Prima di spostarlo è utile scattare alcune fotografie. La segnalazione può essere caricata su piattaforme di citizen science come iNaturalist oppure inviata a progetti specializzati nel monitoraggio delle mantidi aliene.
Se viene trovata un’ooteca sospetta, non è consigliabile distruggerla o trasferirla autonomamente. Occorre fotografarla, registrare la posizione e chiedere indicazioni a un museo di storia naturale, a un entomologo o a un progetto di monitoraggio.
Gli avvistamenti dei cittadini hanno già avuto un ruolo decisivo nella ricostruzione della distribuzione delle nuove specie. Più che allarmarsi, dunque, è utile documentare ogni incontro: una mantide sul balcone può diventare un’informazione importante per comprendere come sta cambiando la biodiversità delle città italiane.









