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La regione si mantiene sopra l’obiettivo nazionale del 65%, ma i risultati cambiano sensibilmente da un territorio all’altro. Ora la sfida non consiste soltanto nell’aumentare i rifiuti separati, ma nel ridurre l’indifferenziato, migliorare la qualità dei materiali raccolti e contenere i costi per le famiglie.

Le Marche hanno consolidato negli ultimi anni la propria posizione tra le regioni italiane più attente alla raccolta differenziata. Secondo gli ultimi dati territoriali completi pubblicati dall’Ispra, nel 2024 la percentuale regionale ha raggiunto il 71,84%, superando l’obiettivo del 65% fissato dalla normativa.

Il dato complessivo, tuttavia, non racconta tutte le differenze esistenti tra i comuni. Accanto a piccoli centri capaci di ottenere percentuali molto elevate, restano realtà urbane nelle quali il sistema incontra maggiori difficoltà. A incidere sono la densità abitativa, la presenza di attività commerciali, i flussi turistici, le caratteristiche del territorio e il modello di raccolta adottato.

I dati ufficiali dei comuni marchigiani

La Regione Marche ha pubblicato anche i risultati comunali relativi al 2025, approvati e successivamente rettificati con i decreti 187 e 221 del 2026. Le percentuali vengono utilizzate per determinare l’applicazione del tributo speciale sul conferimento dei rifiuti in discarica.

L’andamento degli ultimi anni mostra una crescita generale, ma non uniforme. Ancona, per esempio, nel 2024 ha raggiunto il 63,51% di raccolta differenziata, rispetto al 62,91% del 2023, al 62,60% del 2022 e al 59,96% del 2021. Il capoluogo regionale è quindi migliorato di oltre tre punti in tre anni, ma è rimasto al di sotto della soglia del 65%.

Nel 2024, secondo il Catasto nazionale dei rifiuti dell’Ispra, Ancona ha prodotto complessivamente più di 48mila tonnellate di rifiuti urbani, pari a circa 483 chilogrammi per abitante. Le frazioni raccolte separatamente hanno superato le 30.500 tonnellate.

Le difficoltà delle città più popolose dipendono anche dalla presenza di grandi condomini, uffici, studenti, turisti e attività economiche. Nei piccoli comuni, invece, il porta a porta può consentire un controllo più diretto dei conferimenti, anche se comporta costi organizzativi elevati quando le abitazioni sono distribuite su territori molto estesi.

La percentuale di raccolta differenziata, inoltre, non coincide con il tasso effettivo di riciclo. Il primo indicatore misura quanto viene separato dai cittadini; il secondo considera la parte che, dopo la selezione e il trattamento, può essere realmente trasformata in nuova materia.

Non basta superare il 65%: conta anche l’indifferenziato

Una percentuale elevata può nascondere una produzione complessiva di rifiuti ancora troppo alta oppure una presenza significativa di materiali conferiti nel contenitore sbagliato.

Per questo Legambiente utilizza criteri più severi per individuare i cosiddetti Comuni “Rifiuti Free”. Oltre a superare il 65% di raccolta differenziata, un comune deve produrre meno di 75 chilogrammi di rifiuto secco residuo per abitante all’anno.

Nel 2026 sono stati riconosciuti in Italia 675 Comuni “Rifiuti Free”, contro i 663 dell’edizione precedente. Il Centro Italia continua però a rappresentare soltanto una parte limitata delle realtà premiate.

Gli errori più comuni riguardano materiali composti da elementi differenti, imballaggi sporchi, vetro, ceramica, carta contaminata dagli alimenti e piccoli oggetti in plastica che non sono imballaggi. Quando la percentuale di materiali estranei è troppo elevata, interi carichi possono richiedere ulteriori lavorazioni o produrre scarti destinati allo smaltimento.

La Regione segnala che molti comuni marchigiani hanno aderito a Junker, l’applicazione che permette di scansionare il codice a barre di un prodotto e conoscere le modalità di conferimento previste nel proprio territorio. La piattaforma riconosce oltre 1,8 milioni di prodotti.

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Il parere dell’esperto: tariffa puntuale e Centri del Riuso

Una delle soluzioni su cui sta investendo la Regione Marche è la tariffazione puntuale, un sistema nel quale almeno una parte della Tari viene calcolata sulla quantità di rifiuto indifferenziato prodotta.

Nell’agosto 2026 sono stati destinati 250mila euro a un progetto pilota che coinvolgerà quattro comuni con caratteristiche territoriali, urbanistiche e sociali differenti. Altri 192.369 euro serviranno a consolidare ed estendere la rete dei Centri del Riuso. Complessivamente, considerando anche le iniziative di educazione ambientale, gli interventi regionali superano i 671mila euro.

«Attraverso la sperimentazione della tariffazione puntuale vogliamo verificare sul campo un modello che possa offrire ai Comuni indicazioni utili per migliorare la gestione del servizio», ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente Tiziano Consoli.

Secondo l’assessore, potenziare i Centri del Riuso significa dare una seconda vita ai beni, ridurre la produzione di rifiuti e diffondere una cultura fondata sul recupero e sulla responsabilità.

La tariffazione puntuale applica il principio secondo cui chi produce meno indifferenziato dovrebbe sostenere un costo inferiore. Per ottenere risultati concreti, però, il sistema deve essere accompagnato da servizi efficienti e da controlli contro gli abbandoni.

La voce dei cittadini: dubbi sulle regole e richieste di servizi migliori

Dal punto di vista degli utenti, le difficoltà quotidiane non riguardano soltanto la disponibilità a differenziare. Calendari differenti tra comuni confinanti, colori non sempre uniformi, variazioni nei giorni di ritiro e modalità diverse per pannolini, sfalci, oli esausti e rifiuti ingombranti possono provocare errori anche tra le persone più attente.

Nei condomini si aggiungono i problemi legati agli spazi per i contenitori e all’impossibilità di individuare chi effettua un conferimento scorretto. Nelle frazioni rurali, invece, le distanze dai centri di raccolta possono rendere più complicato lo smaltimento di alcune tipologie di rifiuto.

Una questione particolarmente delicata interessa i comuni costieri. Durante l’estate la popolazione aumenta e con essa crescono i rifiuti prodotti da abitazioni turistiche, stabilimenti balneari, alberghi e locali. Il servizio deve quindi essere rafforzato nei periodi di maggiore affluenza, accompagnando i visitatori con istruzioni semplici e immediatamente disponibili.

Come migliorare la raccolta differenziata nelle Marche

Il primo obiettivo è ridurre la quantità complessiva di rifiuti, evitando che l’attenzione si concentri esclusivamente sulla percentuale differenziata. Centri del Riuso, compostaggio domestico, vendita di prodotti sfusi e riparazione degli oggetti possono limitare i materiali destinati alla raccolta.

Serve poi una comunicazione più uniforme tra i territori, con simboli facilmente riconoscibili, calendari digitali aggiornati e indicazioni tradotte nei comuni turistici. La tariffazione puntuale può rappresentare un incentivo, purché il calcolo sia trasparente e garantisca agevolazioni reali a chi produce meno rifiuto residuo.

I comuni dovrebbero infine pubblicare non soltanto la percentuale di differenziata, ma anche i chilogrammi di indifferenziato per abitante, i costi del servizio e la quantità di materiale effettivamente recuperata.

Le Marche partono da un risultato superiore alla media nazionale. Il passo successivo consiste nel ridurre le distanze tra i comuni e trasformare una buona raccolta differenziata in un sistema capace di produrre meno scarti, recuperare più materiali e offrire servizi migliori ai cittadini.

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