Articolo
Testo articolo principale

Per gran parte dell’estate il rendimento dei Btp decennali è rimasto sotto quello dei titoli francesi. Stabilità politica e maggiore disciplina fiscale premiano Roma, mentre deficit, debito e incertezza sulle elezioni del 2027 pesano su Parigi.

Quando l’Italia sorpassa, a Parigi non sempre la prendono bene. Questa volta, però, Bartali e il ciclismo non c’entrano: la sfida si gioca sul mercato dei titoli di Stato, dove si spostano capitali per miliardi di euro.

Secondo il Financial Times, alcuni grandi investitori stanno riducendo l’esposizione verso i bond francesi per aumentare quella sui titoli italiani. Una scelta che ribalta una gerarchia consolidata da decenni.

Per gran parte dell’estate, il rendimento del Btp italiano a dieci anni è rimasto inferiore a quello dell’Oat francese con la stessa scadenza. Il 19 agosto, durante una fase di forti vendite sul mercato obbligazionario, il decennale francese ha superato il 4,13%, mentre quello italiano si è mantenuto poco sopra il 4,1%.

La differenza può cambiare anche più volte nella stessa giornata. Il segnale politico e finanziario, tuttavia, è evidente: gli investitori chiedono ormai a Parigi un interesse analogo, e in alcuni momenti superiore, rispetto a quello richiesto a Roma.

Perché un rendimento più basso rappresenta un vantaggio per l’Italia

Il rendimento di un titolo di Stato indica il guadagno richiesto dagli investitori per prestare denaro a un Paese. Quando aumenta la percezione del rischio, il prezzo dei bond tende a scendere e il rendimento sale.

Il fatto che il Btp decennale renda meno dell’Oat significa quindi che, su quella specifica scadenza, il mercato attribuisce alla Francia un premio per il rischio più elevato. Non vuol dire che l’Italia abbia improvvisamente un debito più basso o un’economia più solida di quella francese.

Per Roma si tratta comunque di una normalizzazione importante. Durante la crisi del debito europeo e nelle successive fasi di instabilità politica, i titoli italiani pagavano rendimenti molto superiori rispetto a quelli francesi.

Il cambiamento ha iniziato a emergere nel settembre 2025, quando i rendimenti decennali dei due Paesi si sono incontrati per la prima volta. Nei mesi successivi il differenziale si è più volte invertito.

A sostenere i Btp sono la maggiore continuità politica e la prudenza mostrata sui conti pubblici. Nonostante i timori iniziali degli investitori, il governo guidato da Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno evitato rotture con Bruxelles e mantenuto una linea fiscale più cauta del previsto.

Anche le agenzie di rating hanno riconosciuto il miglioramento. Nel 2025 Fitch ha promosso l’Italia da BBB a BBB+, citando risultati fiscali e stabilità politica.

Deficit e debito: dove migliorano i conti italiani

Il deficit italiano era arrivato intorno all’8% del Pil nel 2022, anche per l’impatto delle misure emergenziali e dei bonus edilizi. Nel 2025 è sceso poco sopra il 3% e il governo punta a rientrare sotto la soglia europea.

L’Italia è inoltre tornata a registrare un avanzo primario: prima del pagamento degli interessi sul debito, le entrate pubbliche risultano superiori alle spese. È un dato osservato con attenzione dagli investitori perché indica la capacità dello Stato di controllare i conti correnti.

Il debito rimane però molto elevato. I dati consolidati di Eurostat indicano che alla fine del 2025 il rapporto debito/Pil era pari al 137,1% in Italia e al 115,6% in Francia.

Le stime citate dal Financial Times per il 2026 collocano i due valori rispettivamente intorno al 139% e al 117%. L’Italia conserva quindi un debito proporzionalmente molto più grande, con una spesa per interessi che limita le risorse disponibili per investimenti, sanità e riduzione delle tasse.

Il miglioramento italiano riguarda soprattutto la traiettoria rispetto al picco del 2020 e la credibilità della politica fiscale. Non cancella la vulnerabilità legata alla bassa crescita, all’invecchiamento della popolazione e all’esposizione agli shock energetici.

Perché gli investitori ora temono maggiormente la Francia

In Francia il deficit rimane superiore al 5% del Pil, ben oltre il limite del 3% previsto dalle regole europee. Il governo punta a contenere il disavanzo del 2026 vicino al 5%, mentre la Commissione europea lo stima intorno al 5,1%.

A rendere più complicato il risanamento è la debolezza politica dell’esecutivo. Il governo di minoranza dovrà presentare il progetto di bilancio all’Assemblea nazionale il 30 settembre e trovare un compromesso con i socialisti, contrari a consistenti riduzioni della spesa sociale.

Sul mercato pesa anche l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027. Gli investitori temono una competizione dominata dalle forze politiche più distanti dal centro e programmi di spesa difficili da conciliare con la riduzione del deficit.

Evelyne Gomez-Liechti di Mizuho ha riassunto la nuova percezione con una formula destinata a fare discutere: «La Francia è la nuova Italia».

Tomasz Wieladek di T. Rowe Price ha segnalato una riallocazione dei portafogli verso Roma, mentre Chris Jeffery di Legal & General ha spiegato di mantenere una quota di bond francesi inferiore al proprio parametro di riferimento.

La Francia conserva comunque un’economia più grande, un rapporto debito/Pil inferiore a quello italiano e un mercato finanziario profondo. Il timore riguarda la direzione dei conti e l’assenza di una maggioranza stabile capace di approvare correzioni credibili.

Caro carburante nelle Marche, allarme di Cia: «Agricoltura e pesca rischiano di fermarsi»

Cosa cambia per risparmiatori, mutui e conti pubblici italiani

Per chi possiede già Btp, una maggiore domanda può sostenere i prezzi dei titoli e ridurne i rendimenti. Chi acquista nuove obbligazioni ottiene invece un interesse leggermente più basso rispetto alle fasi di maggiore tensione.

Il vantaggio principale interessa lo Stato. Rendimenti contenuti permettono al Tesoro di rifinanziare gradualmente il debito a condizioni meno onerose, anche se l’effetto sul costo medio complessivo richiede tempo perché riguarda soltanto i titoli emessi o rinnovati.

I rendimenti sovrani influenzano inoltre le condizioni finanziarie di banche e imprese, ma il sorpasso sulla Francia non determina automaticamente un calo immediato delle rate dei mutui, legate anche ai tassi della Banca centrale europea e ai parametri Euribor o Irs.

La nuova fiducia resta reversibile. Tensioni interne alla maggioranza, nuova spesa in deficit o rallentamento dell’economia potrebbero riportare rapidamente sotto pressione i Btp.

Come ha osservato Filippo Taddei di Goldman Sachs, «il mercato ha memoria». L’Italia ha recuperato terreno, ma per restare davanti dovrà continuare a mantenere una politica fiscale prudente. Sui mercati, a differenza di una tappa alpina, il traguardo viene spostato ogni giorno.

TAG: , , , , , , , , ,