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Il presidente Andrea Tiso sollecita il Governo a introdurre misure strutturali contro i rincari di benzina e gasolio. La proposta punta ad alleggerire la spesa delle famiglie e a sostenere le aziende agricole, penalizzate dall’aumento dei costi di produzione.

La crescita del prezzo dei carburanti rischia di trasformarsi in una doppia stangata per famiglie e imprese agricole. A lanciare l’allarme è Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei, che chiede al Governo Meloni una riduzione stabile delle accise e il potenziamento del credito d’imposta destinato al comparto primario.

Secondo il presidente nazionale Andrea Tiso, gli aumenti incidono direttamente sul bilancio delle famiglie, chiamate a spendere di più per gli spostamenti quotidiani, e sulle aziende che utilizzano gasolio per trattori, macchinari e attrezzature.

La preoccupazione riguarda anche il possibile trasferimento dei maggiori costi lungo la filiera. Trasporti, lavorazioni agricole e distribuzione possono infatti contribuire alla formazione del prezzo finale degli alimenti, anche se l’andamento sugli scaffali dipende da numerosi fattori e non soltanto dal carburante.

Benzina e gasolio, perché i rincari pesano sulle famiglie

«Il continuo aumento del costo dei carburanti rappresenta una doppia stangata per l’economia del nostro Paese», afferma Andrea Tiso.

Per le famiglie, un aumento anche limitato del prezzo al litro può avere un effetto significativo quando viene moltiplicato per i rifornimenti effettuati durante il mese. Il peso è maggiore per chi usa ogni giorno l’automobile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli o accedere a servizi non disponibili vicino casa.

Le conseguenze possono essere più evidenti nei piccoli centri e nelle aree interne, dove il trasporto pubblico offre collegamenti meno frequenti e l’auto privata rimane spesso indispensabile.

Il prezzo pagato al distributore è formato da diverse componenti: il costo della materia prima, il margine industriale e commerciale, le accise e l’Iva. Le accise sono imposte applicate alla quantità di carburante, mentre l’Iva viene calcolata sul prezzo complessivo secondo le regole fiscali vigenti.

Una loro riduzione può abbassare il prezzo finale, ma richiede una decisione del Governo e una copertura finanziaria, perché comporta minori entrate per lo Stato. Resta inoltre da definire se Confeuro proponga un taglio generalizzato, una riduzione temporanea oppure un intervento concentrato su determinate categorie.

I consumatori possono consultare l’andamento dei prezzi e i valori medi attraverso l’Osservaprezzi Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, confrontando le tariffe praticate dagli impianti.

Gasolio agricolo, l’impatto sui costi delle imprese

Per le aziende agricole, il carburante rappresenta una voce essenziale. Trattori, mietitrebbie, pompe, mezzi per il trasporto interno e altre attrezzature dipendono in larga parte dal gasolio, soprattutto durante le fasi più intense delle lavorazioni.

«Quando il costo aumenta, inevitabilmente crescono anche i costi di produzione e, a cascata, quelli dell’intera filiera», sostiene il presidente di Confeuro.

Il settore agricolo dispone già di un sistema agevolato per il carburante impiegato nelle attività ammesse, con quantità assegnate secondo procedure e parametri stabiliti. La richiesta avanzata dalla Confederazione riguarda però un sostegno ulteriore, attraverso il rafforzamento del credito d’imposta.

Questo strumento consentirebbe alle imprese beneficiarie di compensare una parte della spesa sostenuta, secondo percentuali, periodi e condizioni che dovrebbero essere fissati da una nuova disposizione normativa.

La misura potrebbe offrire liquidità alle aziende e contenere l’aumento dei costi aziendali. Per essere realmente efficace dovrebbe però prevedere procedure semplici, tempi certi e una platea di beneficiari chiaramente definita.

Al momento, quella di Confeuro è una proposta rivolta all’esecutivo e non un’agevolazione già approvata. Non sono stati indicati l’ammontare del credito richiesto, la percentuale della spesa da coprire o il periodo di applicazione.

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Il legame tra carburanti, filiera alimentare e inflazione

Confeuro richiama il rischio di un «circolo vizioso» capace di trasferire i rincari dagli agricoltori ai consumatori. L’aumento del gasolio può incidere sulle lavorazioni nei campi, mentre quello dei carburanti ordinari può influenzare trasporto e distribuzione.

La formazione dei prezzi alimentari, tuttavia, è più complessa. Oltre all’energia e alla logistica, entrano in gioco concimi, sementi, imballaggi, costo del lavoro, disponibilità delle materie prime, condizioni climatiche e rapporti contrattuali tra produttori, industria e grande distribuzione.

Non sempre, inoltre, un rincaro al dettaglio produce un aumento corrispondente del reddito agricolo. Le aziende possono trovarsi a sostenere spese maggiori senza riuscire a trasferirle completamente sul prezzo dei propri prodotti.

La Confederazione chiede quindi di tutelare contemporaneamente potere d’acquisto delle famiglie e competitività delle imprese agricole. L’obiettivo dichiarato è evitare che il peso degli aumenti ricada interamente sugli anelli più deboli della filiera.

Il tema riguarda anche la programmazione delle attività nei campi. Costi imprevedibili possono rendere più difficile calcolare la convenienza delle colture, pianificare gli investimenti e sostituire i macchinari meno efficienti.

Le richieste al Governo e i possibili sviluppi

«Non possiamo limitarci a interventi temporanei: occorrono politiche di medio e lungo periodo», sottolinea Tiso. Confeuro sollecita due interventi: una riduzione stabile delle accise sui carburanti e un credito d’imposta più consistente per le aziende agricole.

Qualsiasi provvedimento dovrà però essere inserito in una norma, accompagnato dalle relative coperture e definito nei requisiti di accesso. Il Governo dovrà valutare il costo per le finanze pubbliche e l’effettiva capacità delle misure di produrre un beneficio duraturo.

Un taglio delle accise avrebbe un effetto immediato e visibile sul prezzo alla pompa, ma interesserebbe una platea molto ampia. Un credito d’imposta agricolo sarebbe invece più selettivo, pur richiedendo alle aziende la documentazione delle spese e il rispetto delle condizioni stabilite.

Per evitare interventi puramente emergenziali, potrebbero essere previsti meccanismi legati all’andamento dei prezzi o a soglie prestabilite. Anche questa ipotesi, tuttavia, richiederebbe una disciplina precisa e risorse disponibili.

La richiesta di Confeuro riporta così al centro del dibattito il rapporto tra fiscalità energetica, tutela delle famiglie e sostenibilità economica dell’agricoltura. I prossimi passaggi dipenderanno dalle decisioni del Governo e dall’eventuale inserimento delle misure nei provvedimenti economici in preparazione.

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