Autorizzate giornate di caccia anticipate già nei primi giorni di settembre, coinvolte anche specie migratrici come la quaglia. Il WWF denuncia l’indebolimento delle valutazioni scientifiche e delle garanzie poste a tutela della biodiversità.
Mentre l’Italia continua a fare i conti con gli effetti della crisi climatica, tra ondate di calore, siccità e perdita di biodiversità, prendono il via le preaperture della stagione venatoria in numerose regioni italiane.
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto: sono 16 le regioni che hanno autorizzato giornate di caccia anticipate già nei primi giorni di settembre.
Una decisione contestata dal WWF, che aveva chiesto alle amministrazioni regionali di posticipare o limitare l’attività venatoria alla luce delle condizioni climatiche e ambientali registrate durante l’estate.
Particolarmente preoccupante, secondo l’associazione, è l’inclusione della quaglia, specie migratrice che vive una situazione di difficoltà a causa del bracconaggio e della progressiva perdita degli habitat. In alcune regioni potrà essere cacciata già durante la preapertura, in contrasto con quanto richiesto dalla Commissione europea.
Il WWF contesta l’allontanamento dai pareri dell’Ispra
A rendere ancora più grave il quadro nazionale, secondo il WWF, è il progressivo allontanamento dalle indicazioni tecnico-scientifiche dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che rappresenta il principale riferimento scientifico pubblico per la gestione della fauna selvatica.
Negli ultimi anni il ruolo dell’Ispra è stato affiancato dalla ricostituzione del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, organismo nel quale, evidenzia il WWF, la rappresentanza del mondo venatorio risulta predominante.
I pareri del Comitato vengono sempre più spesso utilizzati per motivare decisioni regionali divergenti rispetto alle valutazioni dell’Ispra. Una situazione che, per l’associazione ambientalista, rischia di ridurre il peso delle evidenze scientifiche nella definizione dei calendari venatori.
Questi sviluppi si inseriscono in un contesto normativo che, negli ultimi anni, avrebbe progressivamente ridimensionato le valutazioni tecnico-scientifiche nei processi decisionali riguardanti la fauna. Allo stesso tempo, sarebbe diventato più complesso per cittadini e associazioni ottenere tutela giurisdizionale contro le scelte delle amministrazioni.
Quest’anno anche il contenzioso sui calendari venatori ha segnato una svolta. Una recente pronuncia del Consiglio di Stato, sostiene il WWF, ha contribuito ad ampliare il margine di discrezionalità delle Regioni nel discostarsi dai pareri dell’Ispra, anche facendo riferimento alle valutazioni del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale.
Caserta: «Progressivo arretramento della tutela della fauna»
«Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», dichiara Dante Caserta, direttore degli Affari legali e istituzionali del WWF Italia.
«Quanto sta accadendo risponde a un disegno preciso che il Governo e la maggioranza parlamentare portano avanti senza esitazioni: dall’ottobre 2022 la legge sulla tutela della fauna, che regolamenta anche la caccia, è stata modificata in 23 parti diverse attraverso 8 interventi legislativi. Modifiche sempre in negativo, adottate su esplicita richiesta delle associazioni venatorie», prosegue Caserta.
Secondo il rappresentante del WWF, oggi le valutazioni dell’Ispra verrebbero trattate come una semplice opinione, mentre la politica tenderebbe a privilegiare interessi particolari e logiche di consenso.
«Il risultato è un indebolimento delle garanzie per la biodiversità proprio nel momento in cui gli effetti della crisi climatica stanno modificando habitat, disponibilità alimentare e dinamiche migratorie di molte specie», conclude Caserta.
La posizione dell’associazione si collega alla richiesta avanzata durante l’estate di sospendere o limitare la caccia nel mese di settembre. Il WWF aveva motivato l’istanza con le eccezionali condizioni climatiche che hanno interessato gran parte del Paese, sottoponendo gli animali selvatici a una pressione ulteriore.
La riforma della caccia alla Camera e la petizione del WWF
Alla Camera è ora in discussione, dopo l’approvazione del Senato, una nuova riforma della normativa sulla caccia. Il WWF giudica la proposta “irricevibile” e ricorda le critiche espresse da esponenti del mondo scientifico e dalla Commissione europea.
Il provvedimento sta provocando una forte mobilitazione delle associazioni ambientaliste e dei cittadini. La petizione “Stop Caccia Selvaggia”, promossa dal WWF Italia, ha già superato le 450mila firme e continua a raccogliere adesioni.
Per l’associazione, le decisioni sui calendari venatori e sulle specie cacciabili dovrebbero restare strettamente collegate ai dati scientifici, alle condizioni ambientali e allo stato di conservazione delle diverse popolazioni animali.
La fauna selvatica, ricorda infine il WWF, costituisce un patrimonio indisponibile dello Stato e un bene comune tutelato dalla Costituzione. Difenderla significa proteggere milioni di animali, ma anche salvaguardare il valore della conoscenza scientifica, la legalità ambientale e il diritto delle future generazioni a vivere in un Paese capace di conservare il proprio patrimonio naturale.









