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Il leader di Futuro Nazionale non esclude il sostegno alla presidente del Consiglio per il Colle. Le sue parole alimentano il confronto su una possibile alleanza con il centrodestra, ma Lega, Forza Italia e gli stessi vertici di Fratelli d’Italia mantengono le distanze.

Roberto Vannacci manda un nuovo segnale a Giorgia Meloni e al centrodestra. Il leader di Futuro Nazionale ha aperto alla possibilità di sostenere l’attuale presidente del Consiglio per la futura elezione del capo dello Stato, riconoscendole le qualità necessarie per salire al Quirinale.

Intervenuto alla trasmissione È sempre Cartabianca su Rete 4, Vannacci ha risposto senza chiudere la porta all’ipotesi: «Perché no? Penso che Giorgia Meloni abbia dimostrato carisma, notevoli capacità, quindi potrebbe essere anche un ottimo presidente della Repubblica».

Alla domanda su un eventuale appoggio di Futuro Nazionale, il generale ha adottato una formula più prudente, precisando che il sostegno alla leader di Fratelli d’Italia rappresenterebbe «una delle eventualità possibili».

Le parole non equivalgono a una candidatura ufficiale, che al momento non esiste, ma acquistano un evidente significato politico. Arrivano mentre il centrodestra discute dei propri equilibri in vista delle elezioni politiche del 2027 e del possibile rapporto con il movimento fondato da Vannacci.

Meloni al Quirinale, per ora è soltanto un’ipotesi politica

L’eventuale elezione di Giorgia Meloni alla Presidenza della Repubblica resta uno scenario distante e privo, allo stato attuale, di qualsiasi passaggio formale. Il secondo mandato di Sergio Mattarella, iniziato nel febbraio 2022, si concluderà nel 2029, salvo dimissioni anticipate o altri eventi eccezionali.

Il capo dello Stato non viene eletto direttamente dai cittadini. Secondo l’articolo 83 della Costituzione, la scelta spetta al Parlamento riunito in seduta comune insieme ai delegati delle Regioni.

Nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi dell’assemblea. Dal quarto è sufficiente la maggioranza assoluta. Per questo motivo nessuna forza politica può affrontare la partita del Quirinale senza costruire un’intesa parlamentare ampia.

Le dichiarazioni di Vannacci devono quindi essere lette soprattutto come un segnale rivolto a Meloni. Il generale riconosce la leadership della premier e, contemporaneamente, presenta Futuro Nazionale come un interlocutore disponibile a negoziare con la coalizione conservatrice.

È significativo anche il riferimento alle capacità politiche della presidente del Consiglio. Futuro Nazionale ha spesso criticato il governo su immigrazione, rapporti con l’Unione europea, politica estera e sostegno all’Ucraina. L’apprezzamento personale espresso nei confronti di Meloni non cancella queste divergenze, ma suggerisce la volontà di lasciare aperto un canale politico.

Futuro Nazionale e centrodestra, l’apertura di Cirielli

Il messaggio di Vannacci arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di Fratelli d’Italia. Durante un’iniziativa di Gioventù Nazionale, Cirielli aveva auspicato la possibilità di governare insieme al movimento del generale.

«Se loro vogliono governare con noi, non vedo perché dovremmo escluderli», aveva affermato il viceministro, invitando il centrodestra a confrontarsi con la crescita elettorale di Futuro Nazionale. La sua posizione, però, non è stata presentata come la linea ufficiale di Fratelli d’Italia.

I vertici del partito hanno infatti chiarito che si trattava di un’opinione personale. Lo stesso Cirielli ha successivamente precisato le proprie parole, confermando tuttavia di considerare possibile un dialogo con Vannacci.

Il confronto è alimentato anche dai sondaggi. Una rilevazione SWG citata da Reuters attribuisce a Futuro Nazionale il 7,5%, davanti a Forza Italia, indicata al 7,1%. Come sempre, le rilevazioni descrivono le intenzioni di voto in un preciso momento e non rappresentano previsioni certe del risultato elettorale.

La crescita del movimento potrebbe però risultare decisiva con qualsiasi sistema elettorale fondato sulle coalizioni. Un’intesa permetterebbe al centrodestra di recuperare voti nella propria area più radicale, ma obbligherebbe Meloni a trovare un equilibrio tra posizioni politiche e internazionali differenti.

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Perché Lega e Forza Italia temono l’alleanza con Vannacci

Le resistenze più forti arrivano dalla Lega. Vannacci era stato candidato alle elezioni europee da Matteo Salvini, diventando successivamente europarlamentare e vicesegretario federale. Il rapporto si è poi deteriorato fino alla rottura e alla nascita di Futuro Nazionale nel febbraio 2026.

Una parte consistente del consenso attribuito al nuovo partito proviene proprio dall’elettorato leghista. Accettare Vannacci nella coalizione significherebbe quindi riconoscere il peso politico di un concorrente capace di sottrarre voti e dirigenti al Carroccio.

Anche Forza Italia guarda con freddezza all’operazione. Il partito di Antonio Tajani rivendica una collocazione moderata, europeista e atlantista, difficilmente conciliabile con alcune posizioni espresse dal generale, soprattutto nei rapporti con la Russia e sul sostegno occidentale all’Ucraina.

Il problema non riguarda soltanto il programma. Un eventuale ingresso di Futuro Nazionale modificherebbe i rapporti di forza interni alla coalizione e potrebbe ridurre il potere negoziale degli alleati storici di Fratelli d’Italia.

Per Meloni la scelta è complessa. Escludere Vannacci potrebbe dividere il voto della destra alle prossime politiche; accoglierlo significherebbe invece affrontare nuove tensioni sulla linea internazionale e sulla distribuzione degli incarichi.

Il vero obiettivo sono le elezioni politiche del 2027

Il riferimento al Quirinale sembra dunque anticipare una partita più vicina: quella delle elezioni politiche del 2027. Vannacci non ha ancora formalizzato un accordo con il centrodestra e continua a descrivere l’alleanza come una delle opzioni disponibili.

Il generale potrebbe scegliere di presentarsi autonomamente, misurando la reale forza del suo movimento, oppure negoziare l’ingresso nella coalizione guidata da Meloni. La decisione dipenderà anche dalla futura legge elettorale e dall’andamento dei sondaggi.

Il sostegno ipotetico alla premier per il Quirinale costituisce intanto un’apertura personale e politica. Vannacci riconosce in Meloni un possibile punto di riferimento, ma evita di garantire in anticipo i voti di Futuro Nazionale.

Le prossime settimane chiariranno se le parole del generale rappresentino l’inizio di un riavvicinamento o soltanto una mossa tattica. Il nodo principale resta la disponibilità degli alleati: senza un’intesa con Lega e Forza Italia, l’allargamento della coalizione potrebbe trasformarsi in una nuova fonte di divisioni.

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