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Si è conclusa a Palazzo De Castellotti l’esposizione dedicata all’incontro artistico tra la Sicilia e il territorio offidano. In un mese, 2.200 persone hanno ammirato le 45 opere di Serena Capizzello e Rosario Stefano Furnari.

OFFIDA – Sono stati 2.200 i visitatori di “Etna Rosso, Bianco Merletto”, la mostra ospitata dal 23 luglio al 23 agosto 2026 nelle sale di Palazzo De Castellotti, sede del Polo museale di Offida.

Per un mese il pubblico ha potuto ammirare 45 opere realizzate dagli artisti siciliani Serena Capizzello e Rosario Stefano Furnari, nate da un anno di confronto con la storia, l’architettura, le tradizioni e i simboli della cittadina marchigiana.

Il progetto, ideato dall’offidano Emiliano D’Angelo, ha costruito un dialogo tra due territori apparentemente lontani, unendo i colori e l’immaginario della Sicilia alle atmosfere, all’artigianato e al patrimonio culturale di Offida.

Il dato finale delle presenze conferma l’interesse suscitato dall’esposizione fin dalla sua inaugurazione e, secondo l’Amministrazione comunale, dimostra la capacità dell’arte di valorizzare l’identità locale attraverso prospettive e linguaggi nuovi.

L’assessora Cataldi: «La cultura è bellezza, identità e futuro»

“Etna Rosso, Bianco Merletto”, 2.200 visitatori per la mostra di Offida

A tracciare il bilancio dell’iniziativa è stata l’assessora alla Cultura del Comune di Offida, Marica Cataldi, che ha ringraziato gli artisti, l’ideatore del progetto e tutte le persone che hanno visitato l’esposizione.

«La cultura è bellezza, identità e futuro. E 2.200 persone hanno scelto di emozionarsi e costruire la nostra storia con noi», ha dichiarato l’assessora.

Le presenze registrate nell’arco del mese rappresentano un risultato significativo per un progetto espositivo strettamente collegato al territorio. La mostra non si è limitata, infatti, a trasferire all’interno di Palazzo De Castellotti opere già realizzate, ma è nata da un percorso di conoscenza e interpretazione di Offida durato circa un anno.

Capizzello e Furnari hanno osservato luoghi, architetture, tradizioni artigianali e rituali collettivi, trasformandoli in immagini capaci di raccontare il borgo attraverso lo sguardo di due artisti provenienti dalla Sicilia.

Il risultato è stato un percorso nel quale elementi siciliani e marchigiani si sono incontrati senza perdere la propria riconoscibilità. Il rosso evocato dal titolo rimanda all’Etna e alla forza della terra vulcanica; il bianco richiama invece il merletto a tombolo, una delle espressioni più conosciute dell’identità offidana.

Il titolo della mostra sintetizzava così un confronto tra colori, memorie e tradizioni: da una parte il calore mediterraneo e la dimensione mitologica dell’isola, dall’altra la precisione delle trame e il sapere artigianale trasmesso dalle merlettaie.

Le opere di Serena Capizzello e Rosario Stefano Furnari

I due artisti hanno affrontato il tema dell’incontro tra Sicilia e Offida attraverso linguaggi differenti ma complementari.

Nelle opere di Serena Capizzello, realizzate anche con la tecnica della tempera all’uovo, comparivano merlettaie al lavoro, nature morte, trine bianche, grappoli d’uva, ritratti e richiami alla tradizione pittorica europea.

Le figure femminili e gli oggetti quotidiani diventavano strumenti per raccontare un sapere antico, fondato sulla pazienza, sulla manualità e sulla trasmissione della memoria tra generazioni.

Le tele di Rosario Stefano Furnari proponevano invece un immaginario più marcatamente mitologico. Tra i soggetti figuravano teste di Poseidone ricoperte di coralli e conchiglie, rappresentazioni di Bacco, grappoli d’uva e contaminazioni tra i simboli del Mediterraneo e il Carnevale storico di Offida.

Tauromachia, architetture storiche, uva e merlettaie hanno così costruito un racconto visivo articolato, a tratti enigmatico, lontano da una rappresentazione puramente illustrativa del territorio.

Gli artisti hanno restituito un’immagine riconoscibile ma non scontata della città. Le tradizioni offidane sono state reinterpretate e messe in relazione con simboli provenienti da un’altra terra, aprendo idealmente un ponte culturale verso la Sicilia.

Proprio questo dialogo ha rappresentato uno degli aspetti più caratteristici dell’esposizione: due linguaggi personali, riuniti da un filo comune costituito dall’artigianato, dalla memoria e dal rapporto tra comunità e territorio.

Palazzo De Castellotti e il legame con il merletto di Offida

La scelta di Palazzo De Castellotti ha rafforzato il significato del progetto. L’edificio ospita il Polo museale cittadino e rappresenta uno dei luoghi centrali per la conservazione e la valorizzazione della storia culturale offidana.

La presenza del merletto all’interno delle opere ha stabilito un collegamento diretto con una delle tradizioni più importanti della città. Il lavoro al tombolo è infatti parte integrante dell’immagine di Offida e continua a essere tramandato attraverso l’attività delle artigiane e le iniziative dedicate alla sua tutela.

Portare nelle sale del palazzo un’interpretazione contemporanea delle merlettaie e delle trine ha permesso di osservare questo patrimonio da un punto di vista diverso. La mostra ha dimostrato come una tradizione possa essere valorizzata non soltanto attraverso la documentazione storica, ma anche diventando materia per nuove produzioni artistiche.

Il coinvolgimento di 2.200 visitatori conferma inoltre il ruolo che gli eventi culturali possono svolgere nella promozione del borgo. Una mostra legata ai caratteri distintivi del territorio può attirare pubblico, alimentare la conoscenza del patrimonio locale e generare interesse anche verso musei, architetture e attività artigianali.

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Un ponte artistico tra Offida e la Sicilia

Con la chiusura di “Etna Rosso, Bianco Merletto” termina il percorso espositivo, ma resta il legame costruito tra gli artisti siciliani e la comunità offidana.

Il progetto ideato da Emiliano D’Angelo ha mostrato le possibilità offerte dall’incontro tra realtà geograficamente distanti ma accomunate da un forte patrimonio di memoria, artigianato e identità.

L’Etna e il merletto, il rosso e il bianco, la mitologia mediterranea e le tradizioni del Piceno sono diventati gli elementi di un unico racconto. Non una semplice celebrazione del passato, dunque, ma un modo per rileggerlo attraverso la sensibilità contemporanea.

Il bilancio finale consegna a Offida un risultato importante: 45 opere, un mese di apertura e 2.200 presenze, numeri che testimoniano l’interesse del pubblico e rafforzano il ruolo della cultura nella valorizzazione della città.

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