Per i quasi 20 milioni di italiani che hanno scelto il mese di agosto per partire, le vacanze sono ormai un lontano ricordo: le sveglie hanno ricominciato a suonare e le agende a riempirsi. A metà settembre, il ritorno alla quotidianità è realtà per molti: insieme a lavoro e scuola sono tornati anche appuntamenti, scadenze, spesa, pasti e tutte quelle piccole cose da ricordare, organizzare e incastrare ogni giorno. È proprio la somma di queste incombenze a rendere il rientro più faticoso, un carico che va oltre la semplice agenda, in quanto sottrae tempo ed energie a ciò che si vorrebbe fare per sé.
A raccontarlo è una nuova indagine realizzata da AstraRicerche per Amazon Alexa, secondo cui due italiani su tre (66%) valutano abbastanza o molto faticoso tornare alla routine. Nel Centro – Lazio, Marche, Sardegna, Toscana e Umbria – la quota sale al 70%, con un picco dell’86% nelle Marche. Più che gennaio, è settembre ad assumere i contorni di un vero Capodanno della quotidianità: oltre un terzo degli abitanti in Italia centrale (36%) dichiara di rientrare nella routine da metà settembre in poi; nelle Marche la quota raggiunge un intervistato su due (51%).
Tra i supporti per alleviare la fatica mentale di questa fase, la ricerca rivela un’apertura nei confronti dell’adozione dei nuovi assistenti vocali potenziati dall’AI generativa, con il 50% degli abitanti del Centro disposto a provare un assistente personale capace di agire davvero e portare a termine alcuni compiti. Nel Lazio la quota sale al 55%.
Quando riparte tutto insieme, la fatica si fa sentire
Tornare ai soliti ritmi appesantisce sei intervistati su dieci (61%), con un picco del 74% in Umbria. In Sardegna pesa sul 46% la gestione della casa; le pratiche rimaste in sospeso sono particolarmente sentite nel Lazio (46%, contro il 37,7% nazionale), mentre i marchigiani più degli altri faticano invece a riorganizzare impegni e appuntamenti (63%).
In generale, pesa riprendere la programmazione di spesa e pasti. In merito a questi ultimi, le principali criticità riguardano trovare idee per pasti sani e vari (38%), avere energie dopo il lavoro (35%) e riuscire a conciliare i tempi (32%), confermando come il peso maggiore risieda nella pianificazione.
Anche una volta superato il rientro, questo lavoro organizzativo non scompare, e la somma delle piccole incombenze quotidiane che prevedono di predisporre, prendere decisioni, ricordare e confermare le cose da fare genera almeno un certo livello di fatica per oltre tre abitanti del Centro Italia su quattro (77%).
Dieci minuti per una pratica, altri cinque per organizzare un appuntamento, un messaggio che cambia i programmi, il supermercato da incastrare prima di cena: se uno alla volta sembrano compiti minimi, messi insieme diventano un fardello temporale e mentale non trascurabile. Infatti, nel Centro il 43% degli intervistati dedica fino a 60 minuti al giorno alla programmazione quotidiana, mentre quasi uno su tre (32%) supera l’ora, l’equivalente di oltre 22 giorni all’anno.
E se questo carico si potesse alleggerire?
È in questo spazio fatto di micro-decisioni, pianificazione e attività ripetitive che gli assistenti vocali potenziati dall’AI generativa possono trovare un ruolo tangibile aiutando a cercare informazioni, ricordare scadenze, organizzare impegni e portare a termine alcune attività. Secondo gli abitanti del Centro, i benefici attesi contemplano un minor carico mentale e maggiore serenità (soprattutto in Sardegna, 44%), recupero di tempo (in particolare in Toscana, 40%) e una migliore organizzazione ed efficienza (soprattutto in Umbria, 35%). In altre parole, il valore dell’AI sembra stare soprattutto nella possibilità di restituire spazio alla giornata e a sé stessi.
Il passo in più riguarda la possibilità di passare dalla risposta all’azione: nel Centro oltre la metà degli intervistati (54%) guarda con interesse a un assistente AI capace di svolgere concretamente alcune attività. Un’evoluzione considerata rilevante da oltre otto marchigiani su dieci (85%), che riconoscono una differenza importante o sostanziale tra un assistente che risponde e uno capace anche di agire. E non si tratta soltanto di curiosità: nel Centro un intervistato su due (50%) si dichiara intenzionato a provarlo.
Proprio il rientro è uno dei momenti in cui questo aiuto appare più tangibile: nel Centro il 43% degli intervistati ritiene molto o abbastanza utile il supporto di un assistente AI che conosca le proprie preferenze e semplifichi alcune decisioni. Nelle Marche la quota raggiunge il 50%.
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Delegare attività concrete, senza perdere il controllo
Il modello desiderato è quello di un assistente che affianca nelle decisioni: il 38% degli abitanti del Centro preferirebbe che proponesse una soluzione, lasciando poi all’utente la conferma finale. Meno scelte da gestire, dunque, ma con l’ultima parola ancora alla persona. Tra le attività concrete che gli intervistati affiderebbero più volentieri a un assistente AI, i laziali si mostrano più disponibili a delegare la prenotazione di un ristorante (62%) e la chiamata di un taxi (60%); i marchigiani il fissare un appuntamento (54%); i sardi l’acquisto di un biglietto del treno (60%).
Infine, nel Centro, il valore aggiunto dell’assistente AI risiede anche nella capacità di conoscere chi lo utilizza e accompagnarlo nei diversi momenti della giornata. Il 47% degli abitanti dell’area ritiene infatti che diventi più efficace quanto più conosce gusti, preferenze e abitudini dell’utente, mentre il 52% apprezza la possibilità di iniziare un’attività su un dispositivo e proseguirla su un altro, ottimizzando i tempi e garantendo un’esperienza fluida e continuativa.
Alexa+ porta queste capacità nella quotidianità attraverso un’esperienza sempre più personalizzata. La nuova versione di Alexa basata sull’AI generativa può infatti mantenere il contesto delle conversazioni e conoscere progressivamente preferenze, abitudini e informazioni condivise dall’utente, così da offrire un supporto più naturale e rilevante. E può passare dalla conversazione all’azione: ad esempio, trovare e prenotare un ristorante con la voce, grazie all’integrazione con TheFork.
“La svolta agentica non è ancora parte della vita degli italiani e degli abitanti del Centro, ma è prossima a venire”, dichiara Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche. “Quello che questa ricerca mostra chiaramente è che gli italiani sono perfettamente consapevoli dell’utilità dell’AI, con cui non solo si dialoga ma a cui si possono delegare – mantenendo il controllo – alcune attività ‘rubatempo’ della propria vita. E questo diventa particolarmente importante a fronte del grande carico di tempo e fatica psico-fisica dovuta alla somma di tante piccole azioni, decisioni, scelte da fare ogni giorno che portano via energie e tempo e che invece un agente, in grado non solo di rispondere ma anche di ‘fare’ potrebbe in parte risolvere, liberando minuti e ore destinabili ad esperienze di maggior valore. Gli italiani sono pronti a questo salto e dimostrano una grande curiosità per questo nuovo tipo di utilizzo del digitale.”









