L’architetto Vincenzo Acciarri propone di trasformare sette ettari a destra del faro in un polo dedicato ad arte, cultura e attività economiche. Al centro del confronto anche Albula, collegamenti ciclopedonali, turismo e rapporti con i Balcani.
Porto, turismo e infrastrutture al centro dell’incontro Rotary
Riavvicinare San Benedetto del Tronto al suo porto e tornare a considerare l’Adriatico come una risorsa strategica per lo sviluppo economico, turistico e culturale della città. È il messaggio emerso dall’incontro organizzato nella serata di martedì 15 settembre dal Rotary Club di San Benedetto del Tronto.
Alla riunione hanno partecipato il sindaco Nicola Mozzoni, il vicesindaco Andrea Traini, l’assessore Luigi Anelli, il presidente del Bim Tronto Luigi Contisciani e i rappresentanti del Rotaract.
A introdurre il confronto è stato il presidente del Rotary Ferruccio Squarcia, che ha indicato nelle connessioni territoriali uno degli elementi decisivi per il futuro della Riviera.
«Porto, turismo e infrastrutture sono tre temi che devono essere letti insieme», ha spiegato Squarcia. San Benedetto, secondo il presidente, può valorizzare maggiormente la propria posizione di cerniera tra Marche e Abruzzo e tra le diverse aree dell’Adriatico.
Il Rotary sta inoltre valutando la possibilità di organizzare nel marzo 2027 un forum internazionale tra distretti rotariani, dedicato allo sviluppo dei rapporti con i Balcani e l’Albania.
L’appuntamento, ancora in fase di progettazione, potrebbe creare occasioni di confronto su economia, cultura, turismo e cooperazione sociale. La proposta parte dalla convinzione che San Benedetto possa recuperare un ruolo più attivo nelle relazioni tra le due sponde dell’Adriatico.
Un nuovo waterfront nei sette ettari a destra del faro

Il contributo principale della serata è stato affidato all’architetto Vincenzo Acciarri, che ha ripercorso oltre mezzo secolo di dibattito urbanistico cittadino. Acciarri ha ricordato alcune questioni poste già nel 1972, dalla viabilità alternativa alla Statale 16 alla sistemazione del torrente Albula, fino alla progettazione dell’area della Sentina.
«Sono trascorsi 54 anni e molti di quei problemi sono ancora sul tavolo», ha osservato l’architetto. Tra i nodi irrisolti ha indicato la variante stradale ferma all’altezza di Santa Lucia, la riqualificazione dell’Albula e la mancata attuazione delle indicazioni emerse dal concorso dedicato alla Sentina.
La proposta più articolata riguarda i circa sette ettari collocati a destra del faro. Secondo Acciarri, quest’area potrebbe diventare il punto nel quale ricostruire il rapporto tra la città e il mare, riducendo le barriere che oggi separano il porto dal tessuto urbano.
Il progetto immaginato comprende spazi per manifestazioni e incontri, centri di aggregazione, biblioteche, sedi associative, botteghe artigiane, ristorazione e piccole attività commerciali.
Un ruolo centrale potrebbe essere riservato all’arte, valorizzando il MAM, Museo d’Arte sul Mare, e le altre presenze artistiche già esistenti. L’obiettivo sarebbe creare un «parco dell’arte e della bellezza» capace di diventare un nuovo biglietto da visita per San Benedetto.
Acciarri ha inoltre proposto un concorso internazionale di idee per il waterfront. Al momento si tratta di un indirizzo emerso durante il confronto, non di un’opera già approvata o finanziata.
Albula, ferrovia e Ciclovia Adriatica: il nodo dei collegamenti
Il dibattito ha riguardato anche la mobilità urbana e la separazione fisica provocata dalla linea ferroviaria. Tra via Mazzocchi e via Abruzzi, ha ricordato Acciarri, si sviluppano circa 700 metri di rilevato ferroviario senza nuovi attraversamenti.
La proposta è realizzare un collegamento ciclopedonale in corrispondenza del proseguimento di via Gino Moretti, lungo la sponda settentrionale dell’Albula. Il passaggio permetterebbe di collegare la pista ciclabile esistente con la Ciclovia Adriatica, migliorando gli spostamenti quotidiani e l’accessibilità turistica.
Il tema si inserisce nel Piano urbano della mobilità sostenibile, adottato dalla Giunta comunale nel luglio 2025. Come chiarisce il Comune di San Benedetto del Tronto, il PUMS è uno strumento di programmazione di medio e lungo periodo finalizzato a migliorare efficienza, sostenibilità e qualità della vita.
Un piano di questo tipo non coincide automaticamente con l’apertura dei cantieri. Le singole opere devono infatti essere sottoposte a progettazione, verifica tecnica, quantificazione dei costi e ricerca delle risorse necessarie.
Acciarri ha richiamato anche la necessità di completare la sistemazione dell’Albula, intervenendo sulla sponda meridionale e sul recupero ambientale dell’alveo.
Il collegamento tra porto, piste ciclabili, ferrovia e quartieri interni potrebbe avere conseguenze concrete per residenti e visitatori. Ridurre le cesure urbane significa rendere più semplici gli spostamenti senza automobile, alleggerire il traffico e collegare meglio lungomare, centro e aree residenziali.
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Mozzoni: «Dal porto può cambiare il volto della città»
Il sindaco Nicola Mozzoni ha raccolto gli stimoli emersi durante l’incontro, sottolineando la necessità di costruire un’offerta turistica che non dipenda esclusivamente dal mare e dalla stagione estiva.
«Chi viaggia cerca cultura, identità e un rapporto immersivo con il territorio», ha affermato Mozzoni. Una parte importante dell’identità sambenedettese, secondo il sindaco, è custodita proprio nel porto, nella storia della pesca e nel rapporto con l’Adriatico.
La riqualificazione dell’area portuale potrebbe quindi ampliare l’offerta culturale, favorire nuove attività e rendere maggiormente fruibili spazi oggi percepiti come separati dalla città.
Mozzoni ha richiamato anche le difficoltà affrontate nei mesi estivi, quando l’afflusso turistico sottopone servizi, viabilità e infrastrutture a una pressione molto superiore rispetto a quella generata dalla popolazione residente.
Il PUMS, secondo il primo cittadino, offre indicazioni da attuare gradualmente. Parallelamente, l’amministrazione sta lavorando alla DMO, lo strumento destinato a mettere in rete l’offerta turistica del Piceno e a superare una promozione frammentata tra singoli Comuni.
Il passaggio decisivo sarà trasformare le proposte in un percorso amministrativo verificabile. Serviranno un confronto con gli enti competenti, studi di fattibilità, coperture economiche e una programmazione capace di coordinare porto, mobilità, tutela ambientale e sviluppo turistico.
Gli incontri promossi dal Rotary Club proseguiranno nei prossimi mesi. L’obiettivo è mantenere aperto il confronto sul futuro di San Benedetto, partendo da una convinzione condivisa durante la serata: la città deve tornare a guardare all’Adriatico senza limitare la propria prospettiva alla sola stagione balneare.









