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Il deterioramento della pellicola riflettente può compromettere la lettura della targa e richiedere la reimmatricolazione del veicolo. Da Trento arrivano segnalazioni di numerose pratiche: ecco le regole e perché evitare i ritocchi fai da te.

Un’auto può avere freni efficienti, pneumatici in ordine e luci funzionanti, ma incontrare comunque un ostacolo alla revisione: la targa deteriorata. Quando numeri e lettere non risultano correttamente leggibili, il problema riguarda l’identificazione del veicolo e può rendere necessaria la sostituzione delle targhe attraverso una nuova immatricolazione.

A riportare l’attenzione sul fenomeno è un servizio della Tgr Rai di Trento del 16 ottobre 2026, che racconta le difficoltà causate dal deterioramento della pellicola riflettente presente su alcune targhe.

Il caso descritto riguarda una vettura immatricolata 16 anni prima: la sequenza appare ancora riconoscibile a occhio, ma un sistema automatico di accesso a un parcheggio fatica a interpretarla. Un segnale che merita una verifica, senza considerare ogni errore di una telecamera come la prova automatica dell’irregolarità della targa. 

Le conseguenze possono incidere sul portafoglio. Nel servizio, Mirko Dellamaria dell’ACI di Trento riferisce di pratiche con costi che partono da circa 200 euro e di giornate nelle quali le richieste superano la decina.

Si tratta di una testimonianza locale: non dimostra che tutte le targhe vecchie siano difettose, né identifica una serie nazionale di veicoli da sostituire obbligatoriamente.

Perché una targa deteriorata può bloccare la revisione

Il problema segnalato riguarda la pellicola riflettente, che contribuisce alla riconoscibilità della targa nelle diverse condizioni di illuminazione. Se la superficie si rovina, il contrasto e la lettura possono peggiorare.

La revisione non consiste soltanto nel controllo delle componenti meccaniche. Il Portale dell’Automobilista include espressamente, tra le verifiche, l’identificazione del veicolo attraverso targa e telaio. Una criticità su questo elemento può quindi incidere sull’esito del controllo. 

Il riferimento normativo centrale è l’articolo 102 del Codice della strada: i dati di immatricolazione devono essere sempre leggibili. Quando il deterioramento li rende illeggibili, l’intestatario deve richiedere una nuova immatricolazione. La disciplina prevede inoltre una sanzione per chi circola con una targa non chiaramente e integralmente leggibile.

Non basta dunque valutare l’aspetto estetico. Una targa sporca richiede una pulizia appropriata; una superficie deteriorata o caratteri danneggiati richiedono invece un accertamento sulla necessità di sostituirla.

Anche la difficoltà incontrata da un lettore automatico va interpretata correttamente: può dipendere dalla targa, ma il mancato riconoscimento, da solo, non sostituisce la valutazione tecnica.

Per evitare una sorpresa il giorno della revisione, è utile controllare preventivamente entrambe le targhe, verificando caratteri, superficie e fissaggio. In presenza di anomalie, un confronto con il centro revisioni o con uno sportello competente permette di individuare il percorso corretto.

Reimmatricolazione: cosa fare e quanto può costare

Secondo le indicazioni ministeriali, anche una sola targa deteriorata può rendere necessaria la reimmatricolazione. Non si tratta di acquistare una copia qualsiasi e montarla al posto di quella danneggiata.

La procedura comporta l’assegnazione delle nuove targhe e l’aggiornamento dei documenti del veicolo. Il riferimento operativo è lo Sportello telematico dell’automobilista, o STA, attraverso il quale vengono gestite le pratiche previste. 

Il proprietario deve verificare con lo sportello quali documenti presentare e quali pagamenti effettuare. È importante specificare che si tratta di deterioramento, perché furto, smarrimento e distruzione seguono adempimenti che non vanno automaticamente trasferiti a ogni caso.

La cifra di oltre 200 euro richiamata dalla cronaca non rappresenta una tariffa nazionale unica. Il conto dipende dalle voci amministrative applicabili, dal costo delle targhe e dall’eventuale compenso richiesto per la gestione della pratica.

Prima di procedere conviene quindi chiedere un preventivo dettagliato, distinguendo i pagamenti dovuti per l’operazione dal servizio dell’intermediario.

Anche i tempi vanno verificati. La rapidità descritta dall’ACI di Trento riguarda l’esperienza dello sportello intervistato: non garantisce che ogni pratica, in qualunque ufficio e situazione documentale, venga conclusa nello stesso intervallo.

La sostituzione della targa, inoltre, non è un passaggio di proprietà: il veicolo può restare intestato alla stessa persona.

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Perché evitare pennarelli e vernici: i controlli utili

La tentazione di ripassare lettere e numeri scoloriti può sembrare una soluzione economica. Nel servizio Rai, però, l’ACI invita esplicitamente a non ritoccare o restaurare autonomamente la targa.

Un intervento artigianale non equivale alla sostituzione regolare e non garantisce il ripristino delle caratteristiche originarie. La strada corretta è far valutare il deterioramento, senza modificare la superficie per tentare di superare il controllo.

Esiste inoltre un aspetto da approfondire quando si sospetta un difetto di fabbricazione. Una circolare ministeriale pubblicata nella rivista giuridica ACI disciplina l’invio delle targhe alla verifica del produttore e contempla la sostituzione senza oneri quando vengano riconosciuti specifici difetti di produzione o dei materiali. L’eventuale applicabilità va verificata con la Motorizzazione, senza presumere che ogni targa scolorita dia diritto alla gratuità. 

Per l’automobilista, il controllo preventivo può evitare spese e appuntamenti aggiuntivi. Se la revisione ha già avuto esito negativo, occorre invece seguire le prescrizioni riportate sul referto: “ripetere” e “sospeso” comportano conseguenze differenti, illustrate dal Portale dell’Automobilista.

La priorità è ripristinare la regolarità del veicolo, chiarendo prima costi, documenti necessari e condizioni per poter circolare.

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