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Giovane ascolano d’adozione romana, cresciuto tra spartiti e melodie, oggi è musicista, autore, cantante, scrittore, storico, insegnate. Quando una passione diventa la vita. Chi è Tiziano Tarli in 150 battute? L’intervista si apre con un sorriso sonoro che precede: “Sono un musicista con il pallino della scrittura o uno scrittore con il pallino della musica”.

La musica è il leif motiv della tua vita. Ci racconti il vostro primo incontro? “Provengo da una famiglia di musicisti, mio nonno suonava la tromba, mio zio il clarinetto e mio padre il sassofono. Hanno suonato tutti e tre insieme, mio padre ancora suona, e suona anche mio fratello più grande, è un pianista. Respiro note da sempre. Ci sono nato e cresciuto dentro. Proprio in questi giorni ho rivisto delle immagini in super8 della mia infanzia, nelle quali, io, bimbo di quasi due anni disturbo mio fratello di dieci mentre si esercita al piano. Da lì, all’età di 4/5 anni ho iniziato a cantare. Ricordo di aver partecipato ad un concorso canora ad Ascoli, “Il canarino d’oro”, organizzato nel quartiere di Porta Cappuccina, interpretando un brano di Miguel Bosè. Già a 6/7 anni frequentavo la scuola CDMA (Centro Didattico Musicale Ascolano) sotto la direzione di Don Petrucci, con il severissimo Insegnante di violino Dominique Doublier. Non ho più smesso di suonare”.

Cos’é lei per te oggi? Per me la musica è una compagna di vita in tutto e per tutto: in un modo o nell’altro, ogni giorno, seppur non direttamente, mi dedico a lei fuori dai palcoscenici”.

Come hai costruito e alimenti il vostro rapporto? “Oltre a suonare e cantare, porto avanti una serie di altre attività ad essa connesse: mi occupo di ricerca musicale per i libri, insegno privatamente canto moderno e chitarra elettrica e faccio il vocal coach per chi deve affrontare lo studio di registrazione. Oltre a questo curo la sonorizzazione e le musiche dal vivo per spettacoli teatrali, sia per adulti, sia per bambini. Da un anno, sto collaborando stabilmente con la compagnia di Franco Oppini, e in questo momento stiamo portando in giro per la penisola lo spettacolo “Mi ritorni in mente”, con il supporto live della band Gli Innocenti. 

Addentriamoci nella musica che ti vede cantante e autore: gli “Sweepers” e “Gli Illuminati”, i due gruppi dei quali fai parte da anni. In cosa si somigliano e per cosa si differenziano? “Si somigliano innanzitutto perché gli Sweepers sono i ¾ de Gli Illuminati, ed automaticamente c’è lo stesso “tiro” e la stessa intensità, la differenza pricipale la fa Pierpaolo, insieme al genere musicale. Gli Sweepers infatti suonano power rock di matrice settanta/novanta, con influenze del grunge di Seattle, mentre Gli Illuminati nascono come gruppo beat, “’60 pieno”, ed adesso, con il secondo disco uscito un mese fa, Lumen Gentium, ci siamo evoluti in direzione psycho garage”.

Come si (pro)pongono entrambi sulla scena musicale? “Con gli Sweepers siamo a tutti gli effetti collocati nella scena indie-rock italiana. Con Gli Illuminati, invece, siamo ben posizionati in una grande nicchia presente in Italia: quella degli appassionati di musica ’60/’70 con attenzione al beat, glam, punk, e questo ci ha permesso di toglierci qualche soddisfazione come ad esempio la partecipazione ad un nostro concerto di Sky Saxon il cantante dei Seeds, che si è esibito sul palco con noi, l’aver suonato insieme ai Sonics e la recensione di James Low degli Eletric Prunes, attraverso le note di copertina sull’ultimo disco”.

Cosa ti ha portato ad iniziare a scrivere? “La protagonista delle mie scelte non cambia. È sempre la musica che mi ha spinto a documentarmi e appassionarmi a tutto quello che, a livello storico-musicale, è successo prima della mia generazione. Da piccolo ascoltavo i quarantacinque giri dei miei, crescendo, gli amici mi passavano dischi da ascoltare e man mano sono venuto a conoscenza dei generi musicali che mi hanno preceduto e ne sono rimasto affascinato. Sin dal primo gruppo musicale che ho avuto ad Ascoli, i Macchinanti, gli anni Sessanta sono stati centrali: accanto a pezzi originali, suonavamo le cover dei Beatles, dei Doors, dei Velvet Underground, dei Kinks e degli Who. All’università quando mi sono trovato a fare la tesi di laurea, non ho esitato neanche per un attimo ed ho affrontato sui meravigliosi anni Sessanta. A fine discussione, il professor Giovanni Sabbatucci noto docente di storia all’Università La Sapienza di Roma, si complimentò, dicendomi che a suo parere, e che parere, potevo pubblicarla, consigliandomi di cercare subito una casa editrice interessata. Segue l’incontro la Castelvecchi: mi viene chiesto di virare lo scritto più sul fronte musicale, accolgo la proposta e “Beat Italiano” viene pubblicato. Il libro è un successo, fa il tutto esaurito e mi viene chiesto di fare la seconda edizione rivista e ampliata, corrediamo la ristampa di un cd, sulle messe beat. E questo è stato uno degli elementi che ha contribuito alla creazione della band Gli Illuminati. Infatti la presentazione del libro fu fatta con un concerto del gruppo alla sua prima esibizione live. Immediata fu la decisione di portare avanti Gli Illuminati come progetto musicale stabile. Correva l’anno 2007″. Cinque i volumi che hai pubblicato sinora, da “Beat Italiano”, uscito nel 2005 e nel 2007 nella versione aggiornata, a “Op Op Trotta Cavallino”, edito quest’anno, passando per “Vesuvio Pop” e “La felicità costa un gettone”, entrambi del 2009″.

Ci dici qualcosa degli ultimi tre?La felicità costa un gettone, uscito con Arcana Edizioni, analizza la nascita del rock ‘n’ roll italiano, sbarcato dagli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Cinquanta, e indaga la figura del Teen-Ager, nella fattispecie di quell’epoca, i cosiddetti “Teddy Boys” o “ragazzi dalle magliette a strisce”. Venivano chiamati così perché a Genova negli scontri di piazza contro il governo Tambroni (1960) che aveva autorizzato il congresso MSI, la città si sollevò e per la prima volta vide una copiosa partecipazione di “giovani” riconoscibili dalle magliette a strisce, dettate dalla moda del momento. La figura del Teen-Ager assume ruolo e importanza sociale nel contesto cittadino. L’ultimo libro “Op Op trotta cavallino”, pubblicato da Curcio Editore, per me chiude un cerchio, è l’inizio della Storia, la radice da cui parte tutto. Parla dell’arrivo, negli anni Trenta, dello swing e il conseguente fiorire di complessi e cantanti come il Trio Lescano, Rabbagliati e Natalino Otto. È lo swing la prima fase dell’evoluzione che porterà al beat e alla musica degli anni Sessanta e Settanta. “Vesuvio Pop”, invece è un discorso a sé, una parentesi dettata curiosità per la musica neomelodica napoletana, storicamente musica colta italiana, che ad un certo punto deraglia e genera un’industria locale forte, che prolifera solo in quel contesto. È un fenomeno particolare, antropologicamente interessante”.

Musicista e scrittore, due anime dello stesso corpo, come convivono? “L’ingrediente principe è lo stesso, sono tutti passaggi della stessa ricetta. La passione per la musica e la curiosità propria dello storico che sono vanno a braccetto: mi piace capire il perché e il percome, e solo lo studio del passato ti dà l’opportunità di cogliere il presente, ti allarga gli orizzonti, ti dà le chiavi di lettura molteplici. È una fusione naturale. Ad esempio per quest’ultimo libro, le presentazioni sono strutturate come performance, dove io canto canzoni swing dell’epoca, accompagnato da un pianista, che intervallo raccontando aneddoti dell’Italia tra le due guerre”.

Le tue fonti di ispirazione? “Per la musica suonata attingo alla vita, agli stati umorali: il personale si mescola con quello che mi circonda, che accade in giro, e cerco sempre – in particolare con gli Sweepers – di fare musica che scuota, che svegli gli animi da questo stato di dormiveglia generalizzato. Con Gli illuminati è una sperimentazione continua: molte possibilità di espressione live, potremmo parlare (quasi) di psichedelica. Per i libri, invece, l’ispirazione proviene dalla curiosità per la produzione musicale del secolo scorso”.

A cosa stai lavorando in questo momento? “Sto lavorando al prossimo disco degli Sweepers, in uscita ad anno nuovo, abbiamo appena concluso un documentario “Che il mio grido giunga a te” assieme al regista ascolano Paolo Fazzini, che tratta del fenomeno delle messe beat e de Gli Illuminati. Parallelamente ho in cantiere un paio di progetti editoriali che non svelo per scaramanzia”.

Hai deciso di vivere a Roma, cosa hai trovato cosa ti tiene nella capitale? “Vivo a Roma da quasi vent’anni. L’ho scelta ai tempi dell’Università per confrontarmi con una realtà più grande di Ascoli, per l’esigenza di capire cosa ci fosse fuori dalla mia città. Appena trasferito ho sciolto subito la band con cui suonavo ed ho messo insieme la band romana, gli Sweepers, che si sono attivi con la line up definitiva dal 1998. Sono rimasto a Roma perché ho messo su famiglia ed ho trovato la mia strada. Ho un figlio che sta bene qui e per ora non è previsto uno spostamento. Un giorno, chissà”.

Ci descrivi il tuo legame con Ascoli?Ascoli è la città in cui sono cresciuto, che mi ha formato e mi ha permesso di diventare quello che sono. È merito suo, dei suoi difetti di piccola provincia dalla mentalità chiusa, così com’era negli anni Ottanta/Novanta, il mio essere antagonista, l’esigenza di andare “in direzione ostinata e contraria” (cit. Fabrizio De Andrè). Se fossi nato a San Lorenzo a Roma, magari non avrei sentito la necessità di contrastare le rigidità e i meccanismi della media borghesia e la mia personalità sarebbe stata diversa. Detto questo, al di là della componente formativa, ci torno sempre molto volentieri, per me rappresenta la dimensione della vacanza, il ritrovarsi con amici storici, il trascorrere del tempo con gli affetti familiari. È una boccata d’aria dallo smog che respiro per le vie di Roma, una pausa dai ritmi frenetici del quotidiano”.

Progetti per il futuro? “Mi piacerebbe spostare la mia produzione musicale, dirigendomi per la prima volta, come cantante/autore, verso un genere acustico, più intimo: penso a progetti pianoforte e voce. Fronte scrittore, vorrei scrivere un romanzo: ho già il titolo e la storia, mi manca il tempo! Ho bisogno di chiudermi, estraniarmi da tutto e tutti, concentrarmi e scrivere”.

Prossimamente, dove possiamo incontrarti? “Per quanto riguarda i concerti, a settembre sono in calendario date romane, e stiamo preparando delle date nel Piceno per l’autunno. In via di definizione anche il calendario delle proiezioni del documentario”.

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Grazie per questa chiacchierata! A presto.

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