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Tenere sotto controllo il proprio DSO (Days Sales Outstanding) è sempre importante per un’impresa. Questo acquista ancora più valore in tempi di emergenza sanitaria, con i pagamenti che faticano a rispettare le tempistiche pattuite. Oltre agli atavici ritardi della pubblica amministrazione, nel nostro Paese, i ritardi sono imputabili alle imprese, specie quelle più grandi.

Il sondaggio di Confartigianato Varese

A rivelarlo è il sondaggio lanciato lo scorso ad agosto 2020 da Confartigianato Varese, che ha raccolto l’adesione di ben 1.141 imprese. Che la situazione di questo annus horribilis non potesse essere delle migliori è chiaro, ma la crescita esponenziale nei ritardi di pagamento preoccupa. La preoccupazione è ben fotografata dalle numerose richieste di sostegno inviate alla Confartigianato Varese da piccole e medie imprese con fatturato compreso tra 100mila e due milioni di euro.

I dati raccolti dalla survey evidenziano come oltre la metà delle aziende (50,1%) ha avuto problemi di puntualità nell’incassare il dovuto. Scendendo nel dettaglio, con la situazione attuale, per il 40,4% degli imprenditori i tempi di pagamento sono peggiorati. Una complicazione che, nel 3,5% dei casi riguarda le Pmi e nel 7,1% è causato da inadempienze della grande impresa.

Questi ritardi, sommati allo stop delle attività produttive dettato dal Covid-19, portano a gravi problemi di liquidità. A dimostrazione di ciò parla il 77,5% di micro e piccole aziende che si è dovuta appellare a uno o più strumenti per contrastare questa assenza di denaro. Con domande alle misure dei decreti Cura Italia e Liquidità che, nel solo periodo tra marzo e fine giugno hanno toccato gli oltre 43 miliardi di euro.

Cosa dice la norma e com’è la realtà

In tema di termini di pagamento il Decreto legislativo n. 192 del 9 novembre 2012 parla chiaro e indica in 30 giorni, il periodo massimo concesso per un pagamento. La norma prevede però che, previo tacito accordo scritto tra le parti, il tempo concesso al debitore possa essere maggiore, fino a un massimo di 60 giorni. Decorsi i termini per il pagamento decorrono in automatico gli interessi moratori.

Detto ciò, la recente crisi ha portato a un netto incremento dei ritardi. Con pagamenti che, nel 12,8% dei casi superano addirittura i 120 giorni e, nel 19,1% vanno oltre i 90. Analizzando l’altra faccia della medaglia, i dati raccolti dal sondaggio ci dicono che solo il 17% delle aziende ha ricevuto pagamenti in regola con le tempistiche, il 21,1% entro i 60 giorni e il 27% prima dei 90. Il che vuol dire che, il dato delle aziende che ha pagato oltre i 60 giorni è molto vicino al 60%, per l’esattezza parliamo del 58,9%.

Cattive prassi consolidate e problemi per le Pmi

A complicare le cose ci si mettono anche le grandi aziende che, nel 51,1% dei casi ritardano i pagamenti per scelta strutturale, e non per reali difficoltà legate al momento. A conti fatti, questa prassi obbliga letteralmente le piccole aziende a sottostare alle decisioni dei colossi, per non perdere partnership importanti e future commesse di lavoro.

Tutto ciò porta a gravi problematiche che si ripercuotono inevitabilmente sulla Pmi e sui suoi lavoratori. Con titolari costretti a richiedere prestiti alle banche o a ricorrere ad altri strumenti di sostegno, con ulteriore inasprimento della situazione.  Ovviamente, servirebbe maggiore trasparenza in materia di pagamenti, così da scoraggiare i ritardi ed evitare che le aziende falliscano mentre attendono di essere pagate.

Decreto Crescita e ritardo italiano

Il Decreto Crescita del 30 aprile 2019 ha introdotto per le società l’inserimento a bilancio dei tempi medi di pagamento per le transazioni effettuate durante l’anno, individuando anche gli eventuali ritardi medi tra i termini pattuiti e quelli effettivamente avvenuti.

Nonostante ciò, le aziende italiane presentano i più elevati tempi di pagamento rispetto ai grandi Paesi europei: 56 giorni, contro i 42 della Francia, i 27 del Regno Unito e i 24 della Germania. La situazione non migliora spostando la lente sulla Pa, con i 104 giorni del nostro Paese a evidenziare tutta la loro contorta erroneità se messi a confronto con i 33 della Germania e i 26 del Regno Unito.

L’importanza del DSO e l’apporto degli specialisti

Tra i fattori per valutare il buono stato di salute di un’azienda c’è il DSO vale a dire il numero medio di giorni impiegato da un’azienda per incassare il credito. Più questo valore sale, più l’azienda dovrà mettere mano al proprio portafogli per sopperire ai ritardi e ai mancati pagamenti.

La DSO formula è molto semplice da calcolare mettendo in relazione i termini medi di pagamento concessi e i giorni medi di ritardo (rispetto ai termini basati sui tempi effettivi di incasso delle fatture). Ovviamente, migliorare il DSO favorisce il benessere dell’azienda. Per tenere sotto controllo il DSO occorre conoscere i propri clienti, informarsi sul loro conto, offrire diverse opzioni di pagamento, comunicare al meglio e attraverso ogni canale messo a disposizione dalle più moderne tecnologie, fornendo sempre informazioni di pagamento chiare e fatture ben fatte ed emanate con puntualità.

Per attuare tutte queste pratiche e mettersi al riparo da sorprese inattese, rivolgersi a realtà che conoscono alla perfezione tutte le eventualità del caso può risultare la scelta vincente. ADV Trade, per esempio, è una società specializzata nel recupero crediti che costruisce la strategia migliore per ogni cliente. Un servizio di outsourcing nella gestione del credito che si avvale del lavoro di professionisti del settore, permettendo alle aziende un proficuo ritorno anche in termini di organizzazione, riducendo i costi fissi, liberando risorse interne e, di conseguenza, favorendo una riduzione del DSO.

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