Le cerimonie di apertura olimpiche non sono semplici spettacoli. Sono manifesti culturali, dichiarazioni d’intenti, racconti simbolici di un Paese. Ed è proprio su questo piano che nasce la polemica tra l’Italia e la Francia.
La Francia ha scelto una narrazione audace, urbana, contemporanea. Un’apertura diffusa, fuori dagli stadi, capace di mostrare contraddizioni, diversità e tensioni sociali. Una scelta rischiosa, che ha diviso l’opinione pubblica ma ha imposto una visione chiara.
L’Italia, al contrario, continua a puntare su una rappresentazione più rassicurante: bellezza, arte, tradizione, armonia. Una scelta che piace, ma che per molti appare conservatrice.
Olimpiadi: Due visioni del presente
Il confronto non è solo estetico. È culturale. La Francia sembra voler dire: “Questo siamo, con le nostre fratture”. L’Italia sembra rispondere: “Questo siamo stati, ed è ciò che il mondo ama di noi”.
Da qui nasce la critica. Non tanto per quello che l’Italia mostra, ma per quello che evita di raccontare. Il presente, con le sue complessità, resta spesso fuori scena.
Rassicurare o provocare
C’è chi difende la scelta italiana come elegante e coerente. E chi la accusa di essere incapace di parlare il linguaggio del presente. La verità, probabilmente, sta nel mezzo.
Le Olimpiadi amplificano un tema più profondo: la difficoltà dell’Italia di immaginarsi nel futuro senza rifugiarsi nel passato. Il confronto con la Francia, in questo senso, non riguarda solo lo sport, ma il modo in cui una nazione costruisce la propria immagine nel mondo.
La polemica, più che un problema, è un sintomo. E come tutti i sintomi, merita di essere ascoltato.
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