Per molto tempo il caffè è stato visto con sospetto. Troppo nervoso, troppo eccitante, troppo stimolante. Oggi la ricerca scientifica offre una visione più equilibrata e sorprendente: il consumo moderato di caffè è associato a un minor rischio di demenza e Alzheimer.
Non si tratta di una scoperta isolata, ma di un insieme di studi che negli ultimi anni hanno rafforzato questa correlazione, soprattutto nei soggetti che consumano caffè regolarmente nella mezza età.
La caffeina e il cervello: alleati contro la demenza
La caffeina agisce direttamente sul sistema nervoso centrale, bloccando i recettori dell’adenosina, la molecola che induce sonnolenza e rallentamento neuronale. Il risultato è una maggiore vigilanza, ma anche una stimolazione delle connessioni tra neuroni.
Oltre alla caffeina, il caffè contiene antiossidanti e polifenoli che contrastano lo stress ossidativo, uno dei principali responsabili della neurodegenerazione. Lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica sono infatti coinvolti nei meccanismi che portano alla perdita progressiva delle funzioni cognitive.
Alcune ricerche suggeriscono che il caffè possa ridurre l’accumulo di proteine tossiche nel cervello, come la beta-amiloide, implicata nello sviluppo dell’Alzheimer.
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Una protezione che si costruisce nel tempo
Un aspetto fondamentale è la continuità. I benefici maggiori non si osservano in chi inizia a bere caffè tardi, ma in chi lo consuma con regolarità per anni, all’interno di uno stile di vita sano.
Il caffè, da solo, non fa miracoli. Non compensa la mancanza di sonno, la sedentarietà o l’isolamento sociale. Ma inserito in un contesto equilibrato, può contribuire a costruire quella che i neurologi chiamano “riserva cognitiva”.
Il limite da non superare
Come spesso accade, è la dose a fare la differenza. Fino a tre tazze al giorno sembrano offrire benefici. Oltre, aumentano i rischi di insonnia, ansia e disturbi cardiovascolari. E il sonno, paradossalmente, è uno dei più grandi alleati del cervello.
Il messaggio non è bere di più, ma bere con consapevolezza.
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