La soglia è ferma dal 2012, ora la nuova bozza del contratto delle Funzioni centrali apre a un rialzo. Sindacati soddisfatti, ma servirà una legge per rendere operativo l’aumento
Dopo oltre un decennio senza modifiche, i buoni pasto dei dipendenti pubblici tornano al centro del confronto tra Governo e sindacati. La soglia minima, bloccata dal 2012, potrebbe finalmente aumentare oltre i 7 euro giornalieri, almeno per i lavoratori delle Funzioni centrali dello Stato. Una novità che arriva dalla bozza del contratto 2025-2027 attualmente sul tavolo della trattativa tra Aran e organizzazioni sindacali.
La possibilità di un rialzo viene vista come un primo segnale concreto in un momento in cui il costo della vita continua a pesare sulle famiglie italiane, soprattutto nelle grandi città. Negli ultimi anni il valore reale dei ticket restaurant si è infatti ridotto progressivamente a causa dell’inflazione e dell’aumento generalizzato dei prezzi legati alla ristorazione e ai beni alimentari.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, nella bozza del contratto compare una formula destinata ad aprire la strada all’aumento dei ticket. Non si tratta ancora di una modifica automatica, ma di quella che il presidente Aran Antonio Naddeo ha definito una “norma-gancio”, cioè una disposizione che consentirebbe alle amministrazioni di adeguare il valore del buono pasto attraverso un successivo intervento normativo.
Buoni pasto dipendenti pubblici, cosa prevede la nuova bozza del contratto
Nel testo della bozza contrattuale delle Funzioni centrali compare una formulazione destinata a far discutere. L’articolo 33, secondo quanto anticipato, stabilisce infatti che:
La soglia minima potrebbe diventare di 7 euro giornalieri
“Le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore a 7 euro giornalieri, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità”.
Una frase che, pur non introducendo direttamente un aumento immediato, rappresenta un passaggio importante. Oggi molti dipendenti pubblici ricevono ticket dal valore inferiore rispetto a quello considerato ormai adeguato al costo medio di un pranzo fuori casa.
Il tema non riguarda soltanto il welfare aziendale, ma anche il potere d’acquisto dei lavoratori pubblici. In molte città italiane, soprattutto nei grandi centri urbani, pranzare con un ticket da 7 euro è diventato sempre più difficile. Bar, mense e ristoranti convenzionati hanno progressivamente ritoccato i prezzi e il valore dei buoni è rimasto sostanzialmente fermo.
Per questo motivo i sindacati parlano di un “passo in avanti”, anche se la misura dovrà ancora affrontare il nodo principale: la copertura normativa ed economica.
Perché serve una legge per aumentare davvero i ticket restaurant
Il possibile aumento dei buoni pasto nella Pubblica amministrazione non dipende soltanto dalla contrattazione tra Aran e sindacati. Per rendere effettivo il rialzo sarà necessario un intervento legislativo.
La normativa vigente, infatti, stabilisce limiti precisi sia per il valore nominale dei ticket sia per il trattamento fiscale. Modificare queste soglie richiede quindi una decisione politica e una copertura economica adeguata all’interno dei bilanci pubblici.
Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, ha spiegato che la norma inserita nella bozza serve proprio a creare le condizioni per futuri aumenti. In sostanza il contratto apre una porta che finora era rimasta chiusa.
Un tema che riguarda milioni di lavoratori pubblici
Il possibile adeguamento interessa una platea molto ampia di dipendenti statali, dai ministeri alle agenzie fiscali fino agli enti pubblici centrali. Per molti lavoratori il buono pasto rappresenta una componente concreta della retribuzione indiretta e del welfare quotidiano.
Negli ultimi anni il tema era rimasto in secondo piano, ma il forte aumento del costo della vita ha riportato l’attenzione sui benefit aziendali e sulle misure di sostegno al reddito.
Secondo diverse organizzazioni sindacali, aggiornare i ticket restaurant è diventato necessario non solo per motivi economici ma anche per garantire maggiore equità tra settore pubblico e privato, dove in alcuni casi i valori dei buoni pasto risultano già più elevati.
Inflazione e costo della vita, perché i 7 euro oggi valgono molto meno
Quando la soglia dei buoni pasto venne fissata oltre dieci anni fa, il costo medio di un pranzo era decisamente inferiore rispetto a oggi. Dal 2012 il panorama economico è cambiato radicalmente.
L’inflazione degli ultimi anni ha inciso in maniera significativa sui consumi quotidiani. Basta pensare all’aumento dei prezzi di panini, primi piatti, bevande e menù veloci nelle pause pranzo delle città italiane. In molte aree urbane un ticket da 7 euro non riesce più a coprire un pasto completo.
Anche per questo il tema dei buoni pasto è diventato centrale nelle trattative sul rinnovo dei contratti pubblici. I lavoratori chiedono strumenti più aderenti alla realtà economica attuale, mentre le amministrazioni devono fare i conti con bilanci e vincoli di spesa.
Nel frattempo cresce anche il dibattito sul ruolo dei fringe benefit e dei sistemi di welfare integrativo nella Pubblica amministrazione. I buoni pasto vengono infatti considerati uno degli strumenti più immediati per sostenere il reddito dei dipendenti senza incidere direttamente sugli stipendi base.
La trattativa tra Aran e sindacati proseguirà nelle prossime settimane e il tema dell’aumento dei ticket restaurant potrebbe diventare uno dei punti più discussi del rinnovo contrattuale 2025-2027.









