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Nel borgo medievale di Marano un percorso diffuso tra terracotta, archeologia immaginaria e memoria collettiva. L’opera dell’artista portoghese sarà visitabile fino al 4 ottobre nell’ambito della settima edizione di Una Boccata d’Arte.

L’arte contemporanea torna a dialogare con la storia e le tradizioni dei borghi italiani grazie a Una Boccata d’Arte 2026, il progetto promosso da Fondazione Elpis che coinvolge 20 artisti in 20 borghi distribuiti nelle 20 regioni italiane.

Per le Marche, la protagonista dell’edizione 2026 è Maja Escher, artista portoghese nata a Santiago do Cacém nel 1990, che ha realizzato a Borgo Marano di Cupra Marittima, in provincia di Ascoli Piceno, l’intervento dal titolo evocativo “Piedi caprini, capelli di polpo”, curato da Matilde Galletti.

L’opera, inaugurata il 20 giugno, resterà visitabile fino al 4 ottobre 2026 e si sviluppa come un percorso diffuso all’interno del borgo medievale, conducendo i visitatori alla scoperta di una rilettura contemporanea della misteriosa Dea Cupra, antica divinità venerata dalle popolazioni picene.

Un progetto che intreccia arte, archeologia, partecipazione collettiva e identità territoriale, trasformando il borgo in uno spazio di ricerca e immaginazione condivisa.

Cupra Marittima

La Dea Cupra rivive attraverso l’archeologia speculativa

L’intervento di Maja Escher prende avvio da una delle figure più affascinanti e meno conosciute della storia marchigiana: la Dea Cupra, antica divinità legata alla terra, all’acqua e alla fertilità.

Nonostante l’importanza del suo culto nell’epoca pre-romana, oggi non esistono rappresentazioni certe della dea. Del suo tempio restano soltanto tracce archeologiche e frammenti della memoria storica.

È proprio in questo spazio lasciato vuoto dalla storia che si inserisce il lavoro dell’artista.

Attraverso un processo definito di “archeologia speculativa”, Escher ha coinvolto bambini, anziani e abitanti di Cupra Marittima in una serie di laboratori e attività di disegno collettivo finalizzati a immaginare l’aspetto della divinità.

Da questo lavoro partecipato sono nate numerose formelle in terracotta dipinta, inserite lungo le mura e gli edifici di Borgo Marano. Le opere accompagnano il visitatore in un percorso che, tappa dopo tappa, ricostruisce una nuova iconografia della Dea Cupra fondata sull’immaginario collettivo contemporaneo.

L’itinerario culmina in una sorta di altare domestico, un nuovo luogo simbolico dedicato alla divinità e alle energie femminili.

Un’opera partecipata che racconta il territorio

Uno degli aspetti più significativi del progetto è il coinvolgimento diretto della comunità locale.

Decine di cittadini, tra bambini, anziani e pescatori, hanno collaborato alla realizzazione dell’opera contribuendo con racconti, suggestioni e interpretazioni personali.

Le immagini che compongono il percorso artistico si ispirano infatti agli elementi identitari del territorio: la vegetazione tipica della costa adriatica, il mare, la tradizione della pesca, il paesaggio collinare e le testimonianze storiche conservate nel borgo.

Secondo l’artista, il progetto vuole riportare al centro una riflessione sul rapporto tra memoria, spiritualità e paesaggio.

Ho sviluppato una forma di archeologia speculativa usando esercizi di disegno collettivo per accedere a una memoria subconscia condivisa dell’immagine della dea”, spiega Maja Escher. “Così intendo riattivare un luogo di culto dedicato alle energie femminili e alle divinità nella cultura contemporanea”.

Il risultato è un’opera che supera il concetto tradizionale di installazione artistica, trasformandosi in un racconto corale costruito insieme alla comunità che abita il territorio.

Una Boccata d’Arte valorizza i borghi italiani

L’iniziativa si inserisce nel progetto nazionale Una Boccata d’Arte, manifestazione ideata da Fondazione Elpis che ogni anno porta artisti contemporanei a confrontarsi con piccoli centri e borghi lontani dai principali circuiti dell’arte.

L’obiettivo è creare nuove connessioni tra creatività contemporanea, patrimonio storico e comunità locali, offrendo ai visitatori l’opportunità di scoprire territori spesso poco conosciuti.

Per le Marche, la scelta di Cupra Marittima assume un valore particolare. La cittadina della Riviera delle Palme rappresenta infatti un raro esempio di centro che conserva in modo leggibile le diverse stratificazioni della propria storia.

Accanto alla moderna città costiera convivono il borgo medievale di Marano e i resti dell’antica Cupra Maritima romana, dove sono ancora visibili il foro, il tempio dedicato alla Dea Cupra e una villa con terme e ninfeo.

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Un percorso tra arte, storia e paesaggio

Visitare “Piedi caprini, capelli di polpo” significa immergersi in un’esperienza che unisce arte contemporanea, patrimonio archeologico e paesaggio.

Seguendo le installazioni disseminate nel borgo di Marano, il visitatore viene accompagnato in una narrazione che mette in dialogo passato e presente, memoria e immaginazione.

Un’occasione per scoprire uno dei luoghi più suggestivi della costa marchigiana e per riflettere sul ruolo che l’arte può avere nella costruzione di nuove forme di relazione tra comunità e territorio.

L’opera resterà aperta al pubblico fino al 4 ottobre 2026, offrendo per tutta l’estate un nuovo motivo per visitare Cupra Marittima e il suo affascinante borgo storico.

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