Una docente ascolana sarebbe arretrata di oltre cento posizioni per aver selezionato una voce errata nella domanda telematica, pur avendo dichiarato il titolo posseduto. Il caso è ora davanti al Tribunale del Lavoro e potrebbe avere conseguenze anche sulle graduatorie del nuovo biennio.
Un errore compiuto selezionando una voce all’interno di un menu informatico avrebbe fatto perdere a una docente della provincia di Ascoli Piceno 36 punti nelle Graduatorie provinciali per le supplenze. Una differenza che, secondo quanto denunciato dalla UIL Scuola Marche, avrebbe impedito all’insegnante di accedere alla procedura straordinaria finalizzata all’immissione in ruolo sul sostegno.
La vicenda risale all’aggiornamento delle GPS del 2024, ma non si sarebbe ancora conclusa. La docente avrebbe provato a correggere il dato anche durante la nuova procedura prevista per il biennio 2026-2028, incontrando però un ulteriore ostacolo tecnico.
Il sindacato annuncia adesso un intervento presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, mentre il contenzioso relativo alla prima esclusione è all’esame del Tribunale del Lavoro di Ascoli Piceno.
L’errore nella domanda GPS e i 36 punti non riconosciuti
Secondo la ricostruzione fornita dalla UIL Scuola Marche, la docente aveva regolarmente indicato nella domanda il proprio titolo culturale. Non avrebbe omesso documenti, presentato dichiarazioni non veritiere o aggiunto successivamente un requisito che non possedeva alla scadenza.
L’errore sarebbe consistito nella selezione di una tabella non corretta all’interno di un menu a tendina della piattaforma ministeriale. Le due opzioni, sempre secondo il sindacato, avrebbero riportato la stessa dicitura, rendendo difficile individuare immediatamente lo sbaglio.
Il sistema non avrebbe quindi attribuito i 36 punti collegati al titolo. La docente sarebbe arretrata di oltre cento posti, perdendo la possibilità di partecipare alla procedura straordinaria per l’assunzione sul sostegno nella scuola secondaria di secondo grado.
La UIL sottolinea che l’insegnante aveva segnalato tempestivamente il problema all’Ufficio scolastico provinciale già nel 2024, chiedendo l’attivazione del cosiddetto soccorso istruttorio. L’istanza, tuttavia, sarebbe stata respinta.
Il soccorso istruttorio è uno strumento utilizzato nei procedimenti amministrativi per chiedere chiarimenti o consentire la regolarizzazione di omissioni e irregolarità formali. La sua applicazione nelle procedure selettive incontra però limiti precisi: non può generalmente servire ad aggiungere dopo la scadenza titoli o requisiti mai dichiarati. Il punto da stabilire, in questo caso, è se si sia trattato esclusivamente di un errore materiale riconoscibile relativo a un titolo già inserito.
Il caso arriva al Tribunale del Lavoro di Ascoli Piceno
La controversia è ora affidata al Tribunale del Lavoro di Ascoli Piceno, chiamato a valutare se l’Amministrazione avrebbe potuto o dovuto correggere la dichiarazione. Fino alla decisione del giudice, le responsabilità e il diritto al riconoscimento del punteggio non possono essere considerati definitivamente accertati.
La vicenda si è però complicata con l’aggiornamento successivo delle graduatorie. Per il biennio scolastico 2026/2027 e 2027/2028, il Ministero ha emanato l’Ordinanza ministeriale numero 27 del 16 febbraio 2026, che disciplina rinnovo, aggiornamento, trasferimento e permanenza nelle GPS. La documentazione della procedura è disponibile nella sezione dedicata del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Durante la compilazione della nuova domanda, la docente avrebbe tentato di rettificare definitivamente il dato inserito due anni prima. La piattaforma, secondo la UIL, non avrebbe però consentito la modifica.
Prima della scadenza per la presentazione delle istanze, l’interessata avrebbe quindi informato l’Ufficio scolastico provinciale dell’impossibilità tecnica di correggere l’errore. L’ufficio avrebbe comunicato di non poter intervenire, procedendo successivamente alla pubblicazione delle graduatorie senza modificare il punteggio contestato.
Il rischio denunciato è che lo sbaglio del 2024 continui a produrre conseguenze anche nel nuovo biennio, condizionando le possibilità di ottenere supplenze e future opportunità di stabilizzazione.
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UIL Scuola Marche: “La tecnologia non diventi punitiva”
Per il segretario generale regionale della UIL Scuola Marche, Antonio Spaziano, la situazione evidenzia un problema che va oltre la singola controversia.
“È inaccettabile che una limitazione del sistema informatico produca conseguenze così gravi e permanenti sulla carriera di un lavoratore”, dichiara il rappresentante sindacale. Secondo Spaziano, una nuova procedura di aggiornamento dovrebbe permettere agli aspiranti non soltanto di inserire i titoli conseguiti nel frattempo, ma anche di correggere gli errori materiali presenti nelle dichiarazioni precedenti.
“La tecnologia deve semplificare i rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione, non diventare uno strumento punitivo che mortifica il merito e sacrifica i diritti per un mero errore formale”, aggiunge il segretario.
La UIL Scuola Marche annuncia che, tramite la propria segreteria nazionale, chiederà formalmente al Ministero dell’Istruzione e del Merito di modificare la piattaforma. La richiesta è di introdurre una funzione che permetta di rettificare errori materiali durante gli aggiornamenti delle graduatorie, lasciando naturalmente invariato l’obbligo di possedere i titoli entro i termini previsti.
Il sindacato teme che problemi analoghi possano riguardare anche altri docenti inseriti nelle GPS. Le graduatorie sono infatti determinanti per l’assegnazione delle supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche, oltre a essere utilizzate in alcune procedure straordinarie.
Perché la decisione può interessare anche altri insegnanti
La decisione del Tribunale riguarderà direttamente la posizione della docente ascolana. Le motivazioni del provvedimento potrebbero tuttavia assumere rilievo anche nel dibattito sulla gestione degli errori formali nelle domande telematiche.
Da una parte esiste l’esigenza di garantire parità di trattamento, certezza delle scadenze e corretta formazione delle graduatorie. Dall’altra occorre evitare che un’imprecisione chiaramente riconoscibile produca effetti sproporzionati, soprattutto quando il titolo risulta già dichiarato e può essere verificato documentalmente.
Il caso pone inoltre una questione pratica per migliaia di aspiranti: una procedura interamente digitale deve offrire campi comprensibili, opzioni non ambigue e strumenti adeguati per segnalare tempestivamente eventuali anomalie.
In attesa della pronuncia del Tribunale e della risposta ministeriale sollecitata dalla UIL, resta aperto il nodo centrale: stabilire se la selezione della voce sbagliata sia stata una dichiarazione non correggibile oppure un mero errore materiale sul quale l’Amministrazione avrebbe potuto intervenire.









