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Una fotografia scattata durante gli ultimi giorni di vita ha trasformato suor Cecilia María del Volto Santo nella “suora del sorriso”. La religiosa argentina morì di tumore il 23 giugno 2016, a soli 42 anni. Oggi è Serva di Dio ed è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione.

Ci sono fotografie che documentano un avvenimento e altre che, anche a distanza di anni, continuano a suscitare domande. Quella di suor Cecilia María Sánchez Sorondo, giovane carmelitana argentina distesa in un letto d’ospedale con il volto segnato dalla malattia, appartiene a entrambe le categorie.

Nell’immagine la religiosa sorride. Nonostante il tumore, le terapie e la consapevolezza della morte ormai vicina, il suo volto trasmette una serenità che ha colpito milioni di persone. La fotografia ha fatto più volte il giro del mondo, trasformandola nella religiosa conosciuta sul web come “la suora del sorriso”.

Suor Cecilia morì nella notte del 23 giugno 2016, al termine di una breve e durissima malattia. Era nata il 5 dicembre 1973 e aveva quindi 42 anni, non 43 come riportato da alcune ricostruzioni. La sua storia è tornata al centro dell’attenzione dopo l’apertura ufficiale della causa che potrebbe condurla alla beatificazione.

Chi era suor Cecilia María del Volto Santo

Cecilia María Sánchez Sorondo nacque a San Martín de los Andes, nella provincia argentina di Neuquén, seconda di dieci figli. Durante gli anni del liceo conobbe la figura di santa Teresa d’Avila, un incontro che contribuì a far maturare in lei il desiderio della vita religiosa.

Il percorso verso il monastero non fu però immediato. Cecilia cambiò università, visse dubbi e momenti di attesa, entrò in un Carmelo per poi uscirne dopo alcuni mesi. Prima di compiere la scelta definitiva conseguì il diploma da infermiera.

Nel dicembre 1997, a 24 anni, entrò nel monastero delle Carmelitane Scalze di Santa Fe, assumendo il nome di Cecilia María del Volto Santo. Pronunciò i primi voti a 26 anni e nel 2003 emise la professione perpetua.

Secondo la biografia diffusa dalla comunità religiosa, era una donna spontanea, amante della musica e capace di suonare il violino. Chi la conobbe ricorda anche il suo carattere forte e tenace, lontano dall’immagine stereotipata di una santità priva di conflitti.

Nei suoi scritti parlava apertamente dell’orgoglio, dell’impazienza e della fatica di accettare i propri limiti. Il centro della sua esperienza spirituale non fu il raggiungimento di una presunta perfezione, ma la scoperta di poter essere amata anche nella fragilità: «Ho trovato Cristo nella mia debolezza».

Il tumore e gli ultimi sei mesi di vita

Nel dicembre 2015 le venne diagnosticato un tumore alla lingua. La malattia si aggravò rapidamente, con una metastasi ai polmoni, rendendo necessario il ricovero. Seguirono mesi segnati da radioterapia, chemioterapia e interventi chirurgici.

Il tumore le rese sempre più difficile parlare e alimentarsi. Suor Cecilia, tuttavia, continuò a chiedere di partecipare alla Messa e di ricevere l’Eucaristia. Secondo le testimonianze raccolte dalla comunità, quando non fu più in grado di comunicarsi normalmente, le venne amministrata sotto la specie del vino consacrato attraverso un contagocce.

Dopo la diagnosi scrisse: «Il Signore ha scelto per me e io ho detto: Fiat». Parole che, nella prospettiva della sua fede, non esprimevano passività, ma l’accettazione di un cammino maturata durante gli anni trascorsi nel Carmelo.

Le consorelle rimasero colpite soprattutto dalla serenità con cui continuava a rivolgersi agli altri. Offriva le proprie sofferenze «per l’unità dei cristiani, del Carmelo e perché tutta la Chiesa sia culla di verità, tenerezza e misericordia».

Poco prima di morire lasciò anche alcune indicazioni per il funerale: desiderava prima un momento di intensa preghiera e poi «una grande festa per tutti», invitando le persone a non dimenticare né di pregare né di celebrare. Il contenuto del messaggio è riportato anche nella ricostruzione pubblicata da ACI Prensa.

La causa di beatificazione e canonizzazione

Dopo la sua morte, la diffusione delle fotografie e delle testimonianze fece crescere la fama di santità della carmelitana. Il 14 febbraio 2024 l’arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz, monsignor Sergio Fenoy, firmò l’editto che avviava la fase preliminare del processo.

Nel gennaio 2025 venne decretato l’inizio della causa di beatificazione e canonizzazione, con la nomina dei responsabili dell’indagine. La prima sessione ufficiale si è svolta il 23 febbraio 2025 nel monastero San José e Santa Teresa di Santa Fe.

Con l’apertura della causa, Cecilia María ha ricevuto il titolo di Serva di Dio. Ciò non significa che sia già stata dichiarata beata o santa: la Chiesa deve esaminare testimonianze, documenti e scritti per stabilire se abbia vissuto in modo eroico le virtù cristiane. Per un’eventuale beatificazione sarà inoltre necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione.

Durante l’apertura dell’inchiesta, padre Ricardo Prado ha ricordato che Cecilia aveva un carattere forte e che lei stessa considerava la propria gioia un dono, non una qualità conquistata. Come riferisce Vida Nueva, il procedimento dovrà verificare rigorosamente la sua vita e la sua reputazione di santità.

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Perché quel sorriso continua a interrogare

L’immagine di suor Cecilia continua a circolare anche tra chi non condivide la fede cristiana. In una società che tende a nascondere la malattia, la dipendenza e la morte, quella fotografia mostra un volto fragile che conserva intatta la propria dignità.

Il suo sorriso non cancella il dolore e non deve essere interpretato come una negazione della sofferenza. Racconta, piuttosto, il modo in cui la religiosa visse gli ultimi mesi: affidandosi alla fede maturata lungo un percorso fatto anche di dubbi, cadute e limiti.

Una delle frasi considerate il suo testamento spirituale recita: «Bisogna essere umani fino in fondo per incontrare Cristo». Quando la priora le domandò che cosa intendesse, suor Cecilia rispose: «Cadere e rialzarmi, accettando la mia povertà».

È forse questo il segreto della fotografia che, a quasi dieci anni dalla sua morte, continua a emozionare il web. Non l’immagine di una donna invulnerabile, ma quella di una persona che, mentre perdeva progressivamente le proprie forze, sembrava conservare una serenità capace di andare oltre le circostanze.

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