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La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi senza il mandato del Papa, nonostante l’ultimo appello di Leone XIV. Per il Vaticano si tratta di un atto scismatico, che comporta la scomunica automatica dei vescovi coinvolti. Ma chi sono i lefebvriani e perché i rapporti con Roma sono così difficili da oltre quarant’anni?

Lo strappo è diventato realtà. Nel seminario di Écône, in Svizzera, la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, ignorando l’appello rivolto alla vigilia da Papa Leone XIV, che aveva chiesto di fermarsi per evitare una nuova frattura nella Chiesa cattolica.

Secondo il diritto canonico, l’ordinazione episcopale senza l’autorizzazione del Pontefice costituisce un atto scismatico e comporta la scomunica latae sententiae, cioè automatica, sia per chi consacra sia per i nuovi vescovi. La Santa Sede dovrebbe formalizzare nei prossimi giorni gli effetti canonici della decisione.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione una delle fratture più profonde del cattolicesimo contemporaneo, iniziata oltre mezzo secolo fa con il rifiuto di alcune riforme del Concilio Vaticano II.

Chi sono i lefebvriani

I lefebvriani prendono il nome da Marcel Lefebvre, arcivescovo francese che nel 1970 fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X, con l’obiettivo di preservare la liturgia tradizionale e l’impostazione dottrinale precedente al Concilio Vaticano II.

Il movimento contesta in particolare alcune delle principali aperture introdotte dal Concilio tra il 1962 e il 1965, tra cui:

  • il dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane;
  • il dialogo interreligioso con le altre religioni;
  • la riforma della liturgia che ha portato alla celebrazione della Messa nelle lingue nazionali;
  • alcuni aspetti del rapporto tra Chiesa e mondo contemporaneo.

Per i lefebvriani, queste novità rappresentano un allontanamento dalla Tradizione della Chiesa, mentre il Vaticano le considera uno sviluppo coerente del magistero cattolico.

La prima rottura nel 1988

Il precedente più grave risale al 30 giugno 1988.

Nonostante il divieto di Giovanni Paolo II, monsignor Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato pontificio proprio a Écône.

La Santa Sede dichiarò allora che si era consumato uno scisma e applicò la scomunica ai protagonisti della consacrazione.

Negli anni successivi i rapporti con Roma sono rimasti complessi. Nel 2009, Benedetto XVI revocò la scomunica ai quattro vescovi consacrati nel 1988 nel tentativo di favorire una riconciliazione, ma la Fraternità non è mai rientrata pienamente nella comunione canonica con la Chiesa cattolica, poiché continuavano a mancare un accordo dottrinale e il riconoscimento dell’autorità del Concilio Vaticano II.

Anche durante i pontificati successivi sono proseguiti i contatti tra Vaticano e Fraternità, senza però arrivare a una soluzione definitiva.

L’appello di Papa Leone XIV rimasto senza risposta

Alla vigilia delle nuove consacrazioni, Papa Leone XIV aveva inviato una lunga lettera al superiore generale della Fraternità, Davide Pagliarani, chiedendo di rinunciare al progetto.

«Vi prego con tutto il cuore: tornate sui vostri passi», aveva scritto il Pontefice, ricordando che la Chiesa restava disponibile al dialogo e avvertendo che procedere avrebbe significato privare molti fedeli della piena comunione ecclesiale.

L’appello, tuttavia, non è stato accolto.

Nella mattinata del 1° luglio, i quattro nuovi vescovi sono stati consacrati attraverso l’imposizione delle mani da parte di Alfonso de Galarreta, con la partecipazione di Bernard Fellay come co-consacrante.

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Cosa succede adesso

Dal punto di vista del diritto canonico, la consacrazione di vescovi senza mandato pontificio comporta la scomunica automatica (latae sententiae) per i consacranti e i nuovi consacrati.

La Santa Sede dovrebbe ora pubblicare un provvedimento che prenderà atto della situazione, mentre resta da capire quali saranno le conseguenze sul dialogo con la Fraternità San Pio X, che negli ultimi decenni aveva conosciuto momenti di apertura alternati a nuove tensioni.

Per la Chiesa cattolica si tratta della crisi più grave nei rapporti con i lefebvriani dagli eventi del 1988. Dopo oltre quarant’anni di tentativi di riconciliazione, il gesto compiuto a Écône riapre una frattura che sembrava mai del tutto sanata e che rischia ora di allontanare ulteriormente la Fraternità da Roma.

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